Cosa influenza la nostra mente oggi? Di Margherita Miccio

Molti di noi, uomini e donne del XXI secolo, si considerano del tutto liberi nel proprio modo di essere e di pensare ma forze esterne a noi esercitano un’influenza non trascurabile, anche se spesso inavvertita, su tutta la nostra società. Una di queste forze per esempio è proprio di fronte a voi: è rappresentata da questo schermo che state guardando, forse distrattamente, per leggere questo articolo e che racchiude in sé il mondo del web; ma insieme ad esso operano potentemente su di noi altri mass-media precedenti: giornale, radio e televisione.

È proprio su questo argomento che i ragazzi della 3Adel liceo classico Luigi Galvani di Bologna e di cui chi scrive fa parte, hanno riflettuto e svolto un’attività di ricerca, che ha permesso loro di crearsi a proposito un’opinione personale. Tale opportunità è stata offerta dal progetto alternanza scuola lavoro, condotta dalla mia classe presso l’Istituto Parri di Bologna guidati dal tutor, prof. Mario Pinotti.

E’ lì che abbiamo cominciato ad analizzare approfonditamente i quattro mass-media più importanti della società odierna, seguendone gli sviluppi ed approfondendone le caratteristiche. Il risultato della ricerca è stato esposto, un anno dopo, in un convegno svolto presso la nostra scuola in 19 gennaio 2018.

L’evento è stato anche arricchito da un dibattito tra alcuni giornalisti di testate locali: Maria Laura Giolivo, direttrice della rivista web Vox zerocinquantuno, Davide Grasso, responsabile della radio web dell’Aldini, radio Luk up, Federica Orlandi, giornalista di Il Resto del Carlino, Riccardo Tagliati, direttore di Radio Città del Capo, moderati dal direttore del Parri Luca Alessandrini.

Da un punto di vista cronologico, il giornale è stato il primo mezzo a modificare radicalmente la diffusione delle informazioni, rendendola più veloce e attendibile. Il giornale è una pubblicazione a stampa che fornisce notizie di vario genere, i cui principali argomenti solitamente sono: politica, cronaca nera, rosa, giudiziaria, sport, spettacolo e, quindi, gli articoli generalmente sono d’informazione, d’opinione e di critica. Prende presto anche la forma dell’intrattenimento o, addirittura, dello spettacolo. L’abbondanza delle segnalazioni che arrivano al giornalista lo obbliga ad una selezione costante delle notizie, che potrebbero essere ritenute interessanti per i lettori. In questa prospettiva, risulta decisivo anche l’effetto persuasivo, fondamentale per interessare un pubblico concepito essenzialmente solo come ricevente, che non ha possibilità di rispondere o partecipare. Di conseguenza, la linea editoriale adottata , il punto di vista col quale viene analizzato un particolare fatto e i commenti, spesso inseriti nella narrazione stessa, possono influenzare il pubblico; è dunque fondamentale ricordare bene la differenza fra articoli di cronaca, di opinione ed editoriali, la fluidità dei confini tra i quali è stata in passato utilizzata a scopi propagandistici (come durante le Guerre Mondiali da parte, sia degli Alleati, sia dalle forze dell’Asse).

Simile funzione si può riscontrare anche nella radio la quale durante i regimi totalitari divenne un mezzo di condizionamento, nazionale e internazionale, di massima rilevanza, nonché un mezzo per diffondere la propaganda di regime ed influenzare le masse a scopo politico. Nasce come mezzo di comunicazione prettamente utilitaristico per mettere in contatto navi, eserciti, nazioni, passando poi ad accompagnare l’ascoltatore, membro ora di un gruppo ben più vasto, in più ambiti della sua vita, diventando un mezzo di intrattenimento grazie anche al grande spazio dato alla musica e dedicato alla conversazione leggera. In seguito, questo spazio, rappresenterà il suo punto di forza che permetterà di resistere anche di fronte a mass-media più innovativi diventa la sensazione auditiva che le è propria. Essa non è restituita da nessun altro mezzo di diffusione di massa: noi a ogni parola abbiniamo mentalmente un’immagine che non vediamo e tale ricostruzione è un’operazione astratta, personale, laboriosa e creativa. Essa parla in modo altro alla nostra mente e stimola in noi risposte che altri media non chiedono, rispetto agli altri mezzi la radio è molto più vicina ad una dimensione personale e mobile e quindi è ancora molto seguita, nonostante l’anacronismo, in realtà solo apparente, che ne accompagna l’immagine.

Con l’avanzamento della tecnologia, entra in scena anche la televisione. Essa, in una prima fase, fu un fondamentale mezzo non solo di comunicazione, ma anche di educazione: nel nostro paese sono rimasti famosi i programmi che, negli anni ’50 e ’60 insegnavano a leggere e scrivere, fu poi sempre un punto di vanto per la RAI la trasmissione di programmi nei quali l’Italiano era sempre pronunciato alla perfezione, così che esso potesse essere capito in ogni regione dello Stato. Inoltre il messaggio televisivo assume carattere di innegabile verità a causa della scarsa attenzione che si pone alla fondatezza delle notizie diffuse. La televisione ha così una sorta di monopolio della ragione e si potrebbe dire che interpreta la realtà al nostro posto. Poi, a partire dalla diffusione delle tv commerciali, che si basano sul finanziamento prodotto dalla pubblicità, si attenua la funzione pedagogica della televisione di stato: la programmazione televisiva inizia ad adeguarsi sempre più ai gusti del grande pubblico, ampliando l’offerta di programmi di evasione, senza poi contare le inserzioni pubblicitarie, che mostrano l’arte di convincere i consumatori, infondendo loro emozione, affinità ed empatia. Nasce così, a partire dagli ultimi sviluppi, la “Neotelevisione”, come la definisce Umberto Eco nel 1983, cioè una televisione generalista e commerciale delineatasi in Italia dai primi anni ottanta dove i programmi sono profondamente rinnovati rispetto al passato. Il telespettatore diventa protagonista dello spettacolo televisivo, intervenendo in diretta e la televisione comincia a fare metatelevisione, diventando sempre più autoreferenziale. Quindi, partendo dal presupposto che gli sviluppi della televisione coincidono con quelli della società, c’è da dire che con il passare degli anni i cosiddetti programmi spazzatura hanno sempre più invaso le nostre case. Molti programmi sono ormai l’emblema dell’ignoranza media italiana, illudendo gli spettatori di potersi accontentare di un livello culturale basso.

E per ultimo, è arrivato il web, che si è imposto come principale mezzo di comunicazione in un tempo brevissimo. La velocità, infatti, è la sua caratteristica principale, ed è soprattutto sui giovani che ha operato un fortissimo condizionamento, forse il più grande, dal momento che in rete circola un numero esponenziale di notizie e informazioni, spesso, però, non verificabili e/o prive di fondamento. Possiamo addirittura parlare di una seconda rivoluzione della comunicazione, in cui tutto il mondo è collegato da un’unica grande ragnatela, il web; esso ha influenzato la vita e le abitudini di tutti arrivando a giocare un ruolo fondamentale nella nostra quotidianità. In principio, il World Wide Web (o WWW) era stato progettato per l’esercito americano in piena Guerra Fredda, come ARPANET, e solo in seguito, all’inizio degli anni Novanta, venne ceduto agli enti privati noti come service providers. Fu grazie a questi che Tim Berners-Lee, scienziato del CERN, programmò Internet ed il Web creando i presupposti per un’evoluzione esponenziale, di cui poi la creazione la diffusione dei cosiddetti social network (Facebook, Twitter, Instagram, solo per citarne alcuni) sono l’elemento più significativo. Queste nuove piattaforme di comunicazione, usate non solo dalla gente comune, ma anche da politici, organizzazioni e celebrità, hanno anche cambiato sostanzialmente e radicalmente le interazioni umane all’interno della vita di tutti i giorni, influenzandone le abitudini.

Si deve poi aggiungere che i mass-media, vecchi e nuovi, sono destinati a delineare il nostro futuro anche perché stanno subendo un importante processo di sincretismo ed adattamento al nuovo. Per esempio, esiste la Web TV, una vera e propria televisione fruibile unicamente via Internet, e dunque non consistente nella mera ripetizione della programmazione via etere o satellite, il telegiornale, il giornale sul web.

Per concludere, l’attività che abbiamo svolto dimostra l’importanza di conoscere un argomento per poi prendere posizione distanziandocene criticamente. E’ notevole che siano proprio i giovani a prendere coscienza intorno alla potenza dei mezzi di comunicazione, giovani d’oggi nati e cresciuti in questo mondo di comunicazioni che indubbiamente facilita loro la vita quotidiana, ma allo stesso tempo ha un’innegabile capacità di influenzare le loro menti con le informazioni e le immagini che vi circolano. Su quest’argomento siamo riusciti a sviluppare un’idea critica, comprendendo quanto sia importante l’atteggiamento riflessivo, con il quale immergersi in questo immenso e complicato mondo, mantenendo la giusta distanza dalle informazioni che vi circolano. Maturare un’idea personale e critica è alla base della libertà.

Vox Zerocinquantuno n.21, aprile 2018

In copertina foto (Tadeu Vilani: molduras) da Malomil.blogspot.com


Margherita Miccio classe 3 A del Liceo Galvani di Bologna.

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