Cos’è rimasto dell’allunaggio nel nuovo millennio? Di Chiara Di Tommaso

“Questo mondo è una miniera, ma è da un pezzo che sta dicendo di andarcene. L’umanità è nata sulla Terra, ma non è destinata a morirci” recita la celebre frase di Cooper, protagonista del film Interstellar, proiettato in Piazza Maggiore il 20 Luglio in occasione del cinquantesimo anniversario del primo sbarco sulla Luna. Alle 22.17 dello stesso giorno del 1969 infatti tutto il mondo ha vissuto attimi di trepidazione, seguendo in diretta e col fiato sospeso, un evento che era a dir poco inverosimile ed inimmaginabile per l’epoca. Quello che era già di per sé un fatto straordinario, fu poi ancor più enfatizzato dai media. Il momento storico-politico particolare in cui avvenne, ovvero nel cuore della Guerra Fredda, lo rese ancora più importante e fonte di orgoglio per il mondo occidentale. Dai racconti si comprende che chi visse quegli anni sentì quell’avvenimento quasi come una conquista personale, un grande passo dell’umanità intera, come disse lo stesso Neil Armstrong quel giorno. Eppure oggi, nonostante se ne sia tanto parlato in questi giorni celebrativi, sembra che le nuove generazioni abbiano meno a cuore il significato ed il valore dell’allunaggio di Apollo 11 e dei primi passi dell’uomo sul suolo lunare.

Bisogna dire però che non si tratta di disinteresse generale per questo tema. Certo chi non era presente, chi non era ancora nato, vive in modo diverso l’anniversario di quell’evento, rispetto a chi l’ha sperimentato in prima persona. Ma non è nemmeno questo il vero motivo. I giovani di oggi vivono in un mondo che è fatto di innovazioni. Il progresso scientifico e tecnologico in cui siamo nati non ci permette più di stupirci, o almeno non dello stesso stupore di una volta. Il ritmo rapidissimo ed incontrollabile che ha assunto negli ultimissimi decenni l’evoluzione della medicina, della fisica, della tecnologia, della biologia e di tutte le altre scienze ha cresciuto una generazione abituata alle novità continue, che si susseguono una dopo l’altra dando sempre qualcosa in più. Sono poche ormai le cose che paiono impossibili, e i viaggi dell’uomo nello spazio non sono più tra queste. In questo momento sono innumerevoli i corpi che l’uomo ha inviato nello spazio, tra navicelle, razzi e satelliti, compresi mezzo milione di detriti e frammenti degli stessi che sono rimasti in orbita intorno alla Terra. Pur riconoscendo il valore storico del primo uomo sulla Luna, ora viviamo in un mondo che ha fatto del cosmo il suo prolungamento.

L’idea di “salvare il nostro pianeta”, secondo alcuni non è la soluzione. Piuttosto per salvare la specie, è necessario trovare un nuovo pianeta, proprio come sostiene la tesi del film Interstellar. In quest’ottica sono sempre di più le industrie aereospaziali, che stanno investendo milioni nella ricerca e nelle spedizioni. Come quella di Elon Musk, proprietario e ideatore della Tesla, che ha espanso la sua azienda meccanica con la fondazione della SpaceX, lanciandosi nel nuovo settore per portare avanti un imponente piano di esplorazione dello spazio e inseguendo l’obiettivo di un vero e proprio trasferimento di abitanti su Marte. O come quella di Jeff Bezos, fondatore di Amazon, che con la sua azienda Blue Origin ha prodotto e spedito razzi riutilizzabili e inventato un sistema di abbandono del lancio. E poi ovviamente, oltre ai privati, ci sono tutti i centri nazionali e internazionali, la NASA americana, l’ESA europea, l’ASI italiana, la CNSA cinese, e così via. Questo sovraffollamento del cosmo ha permesso importantissimi passi avanti dal punto di vista della conoscenza degli altri corpi celesti, della loro composizione e funzionamento. Come hanno spiegato gli esperti dell’INAF, Istituto Nazionale di Astrofisica, che ha uno dei suoi osservatori proprio a Bologna, gli ultimi studi si sono concentrati sui buchi neri, uno dei fenomeni da sempre considerati più incomprensibili, ma ora dopo decenni di ricerca si inizia a capire come funzionano. E’ evidente che grazie a tutto ciò che si è scoperto e che si è fatto, le nuove generazioni non riescano a percepire fino in fondo l’eccezionalità di quel lontano primo passo sulla luna.

L’infinita sete di conoscenza, caratteristica essenziale dell’uomo, l’ha spinto oltre ogni limite. Il non accontentarsi mai, gli ha permesso di capire l’incomprensibile e di ottenere l’impossibile. La sua continua capacità di inventiva gli ha dato il potere di avere ciò che voleva, qualsiasi cosa avesse bisogno, o quasi. Sapendo che un biglietto di sola andata per Marte costerà 100.000 dollari, sentiamo già, forse ingiustamente, che perfino l’universo ormai ci appartiene. Cosa mai potrebbe ancora stupirci?

Vox Zerocinquantuno n.36 agosto 2019

Foto: Maria Giulia Sambri

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