CR e i 7 peccati della serie A, di Mirko Galeotti

Al via la Serie A nel segno del 7. Tanti sono gli allori consecutivi della Juventus, padrona incontrastata negli ultimi 7 anni e tale è il numero di maglia del nuovo fenomeno da esibire al mondo intero: CR7. E sette sono anche le partite che trasmetterà SKY, lasciando le briciole (e qualche big match al sabato sera) al nuovo network DAZN. E allora vediamo come stanno ad oggi le principali candidate alla vittoria finale, scoprendo i pregi ed i peccati. Che guarda caso sono 7.

Madama pare lanciata verso l’ottovolante e già questo denota una malcelata spocchia, che sfocia nella tracotanza di ingaggiare il migliore di tutti, in barba al fair play finanziario. E se non bastasse Cristiano, ecco il parametro zero Can assieme a Perin, Cancelo e gli atalantini Caldara e Spinazzola, mentre salutano Buffon, Lichtsteiner e Asamoah, tre che tanto hanno dato e che si sono accasati ad altrettante grandi europee. Il preoccupante aumento del monte ingaggio è però un problema da non sottovalutare ed inseguire la tanto agognata coppa non deve portare all’implosione. Saluterà Higuain e non è detto che non lo segua qualche altro pezzo da novanta, ma è atteso un altro colpo in ingresso e si segnalano cavalli di ritorno da Milano e Manchester. La logica dice che sarà ancora Juve in Italia e che in Europa è ora al livello dei principali top Club. Ma Icaro insegna che volare troppo alto è peccato. Di superbia, appunto.

Il Napoli si è affidato al CR7 degli allenatori, quel Carletto Ancelotti che è sinonimo di bel gioco e di vittorie. Il mercato, però, non è al momento all’altezza del mister. Il prendi 2 paghi 1 da Udine compensa l’addio di Reina tra i pali, i tre tormentoni del mercato invernale (Younes, Verdi e Inglese) non sembrano poter dare il cambio di passo alla squadra, mentre Fabian Ruiz dovrà sostituire Jorginho che da buon discepolo ha seguito il maestro a Londra. Compito decisamente arduo. Restano all’ombra del Vesuvio i protagonisti della scorsa stagione e questa è la principale vittoria di De Laurentis, ma non si può non segnalare un certo immobilismo sul mercato che può rischiare di pregiudicare il vantaggio sulle concorrenti delle ultime stagioni. Un pizzico meno di accidia non guasterebbe per puntare finalmente allo scudetto.

Sulla sponda nerazzurra del Naviglio si respira un’aria nuova. Aria di vertice. Il settebello di acquisti (Nainggolan, De Vrij, Asamoah, Lautaro, Politano, Vrsaljko e probabilmente Vidal) restituisce all’Inter una rosa di qualità e quantità che non si vedeva dai tempi del Triplete. Difesa e mediana sono da top europeo, meno bene sugli esterni dove comunque imperversa un certo Perisic, attacco potenzialmente atomico ma ancora troppo dipendente dall’umore del Signor Nara. Il vero rischio è insito nel DNA della squadra milanese: credersi belli, eccedere in virtuosismi senza badare al sodo, sentirsi già pronti a vincere. In soldoni: peccare di lussuria. Spalletti in questo senso è la miglior garanzia possibile.

A Roma, invece, l’aria è decisamente più pesante. La società giallorossa ha ben operato sul mercato, raccattando i migliori prospetti nel panorama italiano ed europeo come Cristante e Kluivert, ai quali si aggiunge un Pastore che se riesce a scrollarsi di dosso le scorie del pensionamento d’oro parigino può essere il crack della prossima stagione. Pesanti però le partenze, con Alisson accasatosi a peso d’oro sulla riva più nobile del Mersey e Nainggolan che va a rinforzare una diretta concorrente. Comprensibile, in questo senso, l’ira dei tifosi. Se la meravigliosa semifinale europea dello scorso anno non verrà considerata un punto di arrivo, ma bensì di partenza, il futuro può essere romanista.

Il Milan è la squadra di più difficile lettura, almeno attualmente. Un mercato di mera rifinitura (Reina, Strinic, Bertolacci, Halilovic) è in procinto di esplodere ed i tifosi sono pronti ad accogliere, su gentile omaggio della Juventus, il più prolifico cannoniere degli ultimi anni in serie A (Higuain) ed il miglior prospetto difensivo italiano (Caldara) in cambio del figliol prodigo Bonucci ed una vagonata di milioni. Operazione che a conti fatti inverte valutazioni presenti e prospettive future. Dopo la scellerata gestione cinese dello scorso anno, i rossoneri sembrano essersi rimessi in riga e decisi a riprendersi quel posto nell’èlite del calcio che palmares e tradizione gli impongono. Guai a crogiolarsi nel passato però: giusto ricordare i bei tempi, ma non da provarne invidia. Primo step è la riconquista della Champions e col Pipita si può.

Se si parla di avarizia nel calcio, viene in mente un solo nome: Claudio Lotito. Ha salvato la Lazio da fine certa e l’ha tenuta sempre competitiva nonostante i pochi denari investiti. Chapeau, ma non sempre può andare bene. Il mercato in ingresso porta in dote tre degni mestieranti quali Acerbi, Badelj e Correa, sul fonte uscite segno meno per le partenze di De Vrij (per giunta a parametro zero) e Felipe Anderson, ma applausi per la permanenza di Savic e Immobile, le due stelle della squadra. Soprattutto sul serbo l’operazione è però rischiosa, se è vero che sono state rifiutate cifre ad otto zeri. Belotti avrebbe dovuto far scuola in tal senso, ma al cuore non si comanda. Ed al portafoglio neppure.

E le altre? Poca roba. Interessante il progetto intrapreso la scorsa estate dalla Fiorentina, mentre l’Atalanta vende bene e compra meglio (Zapata e Pasalic sono da big), nella speranza che il giochino non si rompa per la troppa usura. Fascia media anche per la sempre quadrata Samp, che rimpiazza i partenti Zapata e Torreira con Defrel e Jankto, l’indecifrabile Torino di Mazzarri e quel Genoa che a forza di fare acquisti prima o poi centrerà una stagione positiva. Il redivivo Criscito, Marchetti, Sandro e Romulo aiuteranno il grifone ad annaspare di meno e a sognare di più.
Il gruppo delle pericolanti si apre con Cagliari e Bologna, entrambe rossoblù, entrambe in cerca di nuovi gol da Cerri e Falcinelli, entrambe reduci da un mercato intelligente. Seguono a ruota Sassuolo e Udinese, piccole che studiano da grandi ma che pagano ora il prezzo di stagioni sopra le righe. I neroverdi puntano tutto su Berardi e sull’usato d’eccezione Boateng, i friulani cambiano come al solito metà squadra e sperano in un nuovo potenziale campione. Auguri.

In coda pare non esserci il Benevento della scorsa stagione, spacciato già ad agosto, e sarà lotta serrata. Il Parma farà valere i quarti di nobiltà, Il Frosinone un mercato decisamente da pollice in su, il Chievo l’esperienza nella categoria, la Spal la forza di un collettivo affiatato e l’Empoli l’entusiasmo dei giovani.

La gola invece ce la teniamo per noi. Sarà un campionato divertente, nonostante lo spezzatino di orari che ne aumenta gli introiti a scapito di quella magia chiamata contemporaneità che è oggi solo un pallido ricordo. Sarà anche un campionato finalmente equilibrato: una favoritissima c’è, ma è forte la sensazione che il livello si sia alzato dopo anni di vacche magre.

Sarà, soprattutto, un campionato che seguiremo insieme su Vox Zerocinquantuno.

Mirko Galeotti, Bologna, 1 agosto 2018.

In copertina foto di Sara Piri

Vox Zerocinquantuno n.25, agosto 2018 


Mirko Galeotti, calciologo, calciofilo e calciografo. Appassionato di storia e statistica del calcio, ricerca una visione ragionata del pallone e in antitesi agli strilli moderni.

 

 

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