Creatori di memoria, di Matteo Scannavini

La memoria bisogna crearla”. È il 29 gennaio e Roberto Matatia, scrittore de “I vicini Scomodi”, proferisce queste parole nell’Aula Magna del Liceo Righi di Bologna, di fronte ad un pubblico formato da studenti delle classi quinte, professori e membri dell’Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna. Due giorni prima, di memoria parlava tutto il mondo, riunito sotto il lutto istituzionalizzato, e Liliana Segre scopriva tramite una telefonata di essere diventata senatrice a vita. Come lei, anche Matatia e sua moglie hanno scelto di dedicare la propria vita a promuovere un processo di testimonianza della tragedia della Shoah. Lo hanno fatto con il sopracitato libro e continuano a farlo attraverso incontri organizzati nelle scuole di tutt’Italia, in cui raccontano la storia della lontana prozia di Roberto, Camelia, la vicina “scomoda”, in quanto ebrea, della villa estiva del Duce a Riccione.

Torniamo indietro di 80 anni: l’emanazione della Leggi Razziali obbliga quella dodicenne italiana ad abbandonare la propria scuola a Riccione perché appartenente alla comunità ebraica. Da quel momento in poi la sua serena e agiata vita si avvia su un piano inclinato che vede la famiglia disgregarsi e porta al comune e ben noto epilogo per milioni ebrei, quel binario 21 diretto ad Auschwitz da cui parte proprio nello stesso vagone della Segre, con cui non condivide tuttavia il viaggio di ritorno. La sua vita termina di fatto tra quelle mura, nel silenzio e senza documenti ad attestarne la data, dissolvendosi nelle disumane stime del numero delle vittime della Shoah riportato nei libri di scuola.

Eppure, la memoria di Camelia viene recuperata e permane viva nel nuovo millennio. La rinascita inizia molti decenni dopo, quando Roberto Matatia riceve nel suo negozio la visita di uno sconosciuto e anziano signore di Zola Predosa, Mario, che gli consegna timidamente una carpetta gialla: lì dentro ci sono le toccanti corrispondenze scritte dal suo amore giovanile, Camelia, con cui condivideva una relazione più forte delle differenze etnico-religiose, proprio come quella tra Roberto e la moglie cattolica. Quelle lettere diventano per Matatia l’ispirazione per scrivere il proprio libro con una ricchezza d’informazioni relative alla famiglia prima non disponibili.

Il caso di Camelia non rappresenta fin qui una grande eccezione: un parente di una vittima dell’Olocausto ha modo di accedere a delle preziose fonti storiche grazie alle quali ricostruire la vita della propria famiglia. Partendo da questo innesco, la memoria di Camelia si diffonde varcando ben più larghi e insperati confini: Camelia torna tra le mura delle scuole da cui era stata cacciata. Accade due anni fa, nel Liceo Galvani di Bologna dove alcuni studenti, grazie ad un progetto ideato dall’Assemblea Legislativa Emilia Romagna e l’Istituto Parri organizzano “Following Camelia’s Life”, una mostra dedicata alla sua vita.

Foto da Pagina Facebook della scuola

È di nuovo il 29 gennaio. I coniugi Matatia sono nell’Aula Magna del Liceo Righi: lui fa una breve sintesi del libro, dopodiché cerca e trova, a discapito delle più usuali tendenze al distacco, un dialogo corrisposto con studenti e docenti; lei chiude l’incontro con la lettura della toccante ultima lettera di Camelia, l’addio consapevole a Mario scritto nei pochi minuti concessi dai soldati per raccogliere le proprie cose. L’ora successiva, nella biblioteca della scuola, viene riproposta per la prima volta “Following Camelia’s Life”, proprio come progetto della tanto discutibile e discussa alternanza scuola-lavoro, di cui, nonostante le trattazioni spesso non positive ricevute su queste pagine, dobbiamo stavolta riconoscere un sensato e formativo svolgimento.

Mentre il pubblico osserva gli eventi della vita di Camelia attraverso documenti e foto, gli studenti della VB, allestitori, promotori e guide delle visite, ne valorizzano il ricordo illustrando il rapporto empatico instaurato tra loro e questa coetanea conosciuta dalla lettura delle fonti storiche, le lettere di una normale ragazza innamorata che realizza di star venendo privata della propria giovinezza per presunte colpe di cui non ha alcuna responsabilità. Il lavoro esposto, sulla scia tracciata dai ragazzi del Galvani, si arricchisce inoltre di un nuovo importante pezzo: uno spazio dove lasciare per iscritto le sensazioni suscitate dalla visita; quei commenti resteranno una componente integrante della mostra anche nei futuri allestimenti fuori dal Righi, dando così modo ad ogni visitatore di essere parte viva della testimonianza della vita di Camelia.

I Matatia, che assistono per la prima volta a “Following Camelia’s Life” data l’impossibilità di partecipare alla prima esposizione per motivi personali, si dimostrano soddisfatti e, vista la qualità del lavoro realizzato dai ragazzi, si ritengono speranzosi in merito al futuro, oggi troppo spesso immaginato con timore, di queste nuove generazioni. In date selezionate tra il 12 febbraio e il 20 maggio, giornate a cui esorto caldamente la partecipazione, gli studenti del Righi saranno nuovamente disponibili come guide alle visite, per continuare a trasmettere la memoria di Camelia a chiunque vorrà ascoltare e ricordare, a contribuire a creare memoria. (https://www.facebook.com/Following-Camelias-life-1297021180403456/?fref=ts)

Lo scopo? È facile sbandierare una morale su come imparare la Storia serva a non ripetere gli stessi errori, una frase che resta vera ma che viene spesso usata con poca coscienza di causa, quasi presupponendo ciecamente che quegli stessi errori del passato non siano oggi presenti. Come ripete lo stesso Roberto Matatia, i geni dell’odio esistono ancora oggi ed esisteranno sempre. Vicende come quella di Camelia e della sua famiglia, tradita da un giorno all’altro da un’intera società che credevano amica e in cui erano ben inseriti, devono servire ora a cogliere le dinamiche con cui attecchiscono e si sviluppano razzismo e violenza ed individuare dietro quali maschere si celino oggi.

Vivere come vittima ricordata all’interno di un genocidio, come protagonista di una mostra itinerante che racconta la distruzione psicologica e poi fisica della propria esistenza, non era quello che Camelia si augurava dalla vita. Eppure questa triste memoria rappresenta molto più di quanto abbiano ricevuto milioni di altre vittime, rappresenta un modo sensato di trattare un capitolo oscuro della storia umana che di sensato non ha avuto niente, ma che va accettato e per sempre ricordato.

Vox Zerocinquantuno n.19, Febbraio 2018

(In copertina foto dalla pagina Facebook della scuola)


Matteo Scannavini, 18 anni, studente di quinta del Liceo Scientifico Augusto Righi. Coltiva la passione per la scrittura e la recitazione realizzando sceneggiature ed interpretando ruoli in cortometraggi prodotti insieme ad amici.

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