Cronache dalle periferie dell’impero di Antonella Selva. Recensione di Giacomo Bianco

Dopo il successo di Femministe Antonella Selva dell’Associazione Sopra i ponti di Bologna, responsabile area progetti cooperazione internazionale, fumettista e studiosa di cultura Islamica, presenta ai suoi lettori la nuova grafic-novel Cronache dalle periferie dell’impero, come il primo libro, sempre edito da Il Girovago.

A differenza di Femministe, il nuovo lavoro della Selva non tratta delle donne nello specifico e accenna solo tangenzialmente la tematica dei migranti. Cronache dalle periferie dell’impero racconta tre storie di gruppi di persone che resistono alle dinamiche a cui la globalizzazione li sottopone, comprimendoli e pressandoli pesantemente. I personaggi di questi episodi, realmente accaduti, potrebbero essere considerati un po’ pazzi per il fatto di aver intrapreso delle battaglie a prima vista impossibili da vincere ma in realtà, grazie proprio alla loro capacità di vedere oltre, riusciranno ad imprimere un cambiamento nella realtà in cui vivono. Ed è proprio questo il filo conduttore che accomuna le tre storie estremamente diverse tra di loro. Anche dall’organizzazione stessa del libro si nota l’intenzione di dare una certa unità ai tre episodi: ognuno di questi è cadenzato dallo stesso numero di capitoli che hanno la stessa progressione.

Gli eventi che si snodano tra Scozia, Marocco e Calabria sono così grotteschi da non sembrare veri. A partire dall’episodio scozzese incentrato sulla figura, che più di tutte rappresenta la resistenza alla globalizzazione, di un signore anziano che ormai isolato in un villaggio reso fantasma dalle Clearances (spostamento forzato dei contadini verso la parte nord dell’isola per dare spazio al pascolo delle pecore che portà alla loro emigrazione), decide di costruire la strada tanto agognata dalla comunità, per collegare il porticciolo alla sua casa. I tratti eroici di questa sua impresa gli renderanno una certa notorietà e il fatto che, dopo cento anni dalle prime richieste, gli organi competenti decisero di asfaltare la strada rappresenta una vittoria straordinaria: rendere agibile una strada che a quel punto non aveva più nessuna utilità, al di fuori delle esigenze personali del nostro protagonista, ha un valore simbolico più grande di ogni cosa, rappresenta il simbolo della vittoria della resistenza ai meccanismi della globalizzazione e alle regole del mercato inseguita con un’ ostinità quasi insensata.

Seguono altre due storie. Una si svolge a Rosarno e tratta dei braccianti, l’altra invece a Smira, nel deserto marocchino, dove un gruppo di giovani si riunisce in un’associazione che offrirà una nuova vita al villaggio e soprattutto un’alternativa all’emigrazione.

Ma c’è anche una quarta storia a latere il libro, quella del Progetto CAmilla-Emporio di Comunità tratta dalla vita reale ma che può essere considerata un’altra storia di resistenza di periferia. L’associazione che nasce dall’unione di Alchemilla gas (gruppo di acquisto solidale) e di Campi Aperti (Associazione di contadini di Bologna a Km 0) da cui il nome derivato dalla crasi dei nomi delle due associazioni diventerà uno dei primi punti vendita stabili di distribuzione delle arance “etiche” di Rosarno. Già dal 2012 infatti l’associazione S.O.S Rosarno ha cominciato a distribuire le arance di Rosarno a livello nazionale ma anche europeo e, grazie agli introiti di queste vendite, è riuscita a regolarizzare i braccianti di quella terra tristemente famosa per lo sfruttamento di mano d’opera e per le violenta rivolta che ne è conseguita nel gennaio del 2010.

Il genere del fumetto che ai meno attenti può apparire adatto ad una lettura leggera e frivola, nel caso di Cronache dalle periferie dell’impero nasconde una tematica molto profonda e drammatica, quella dell’oppressione della globalizzazione e della resistenza ad essa, resa magistralmente fruibile dalla Selva grazie al racconto rocambolesco dei protagonisti delle sue storie.

Nelle poche parole che seguono l’autrice riassume il senso del suo lavoro e del suo modo di vedere la vita.

“Sono insensatamente ottimista anche in una situazione drammatica come quella di oggi, dal punto di vista economico, ecologico, sociale, politico e quant’altro. Penso che gran parte del pessimismo diffuso oggigiorno sia dovuto alla mancata capacità di cambiare il punto di vista, alla tendenza di guardare dalla parte sbagliata. In questo senso mi sembra azzeccata la metafora delle erbacce spontanee che quasi non si notano perché crescono nelle crepe dei muri o nei margini dei marciapiedi ma hanno una forza così potente da prendere il sopravvento sul muro o sulla strada su cui erano spuntate se non estirpate tutti i giorni. Quindi se facessimo attenzione a livello sociale e politico a queste “erbacce”, come tali sono i miei protagonisti e proprio per questo sono raffigurati in copertina con il colore verde, forse ci accorgeremo che ci sono ancora possibilità per costruire una forte opposizione popolare all’attuale ordine di cose, ma perché questo avvenga è necessario abbandonare gli antichi sentieri e guardare dalla parte giusta, guardare cosa di nuovo sta nascendo anche se può apparire di difficile realizzazione.”

Vox Zerocinquantuno n.22, Maggio 2018

Nella foto (G. Bianco) da destra verso sinistra: Antonella Selva, Susanna Cattini, del progetto CAmilla-emporio di comunità, progetto nato dalle associazioni Campi Aperti eil gas di Alchemilla e Lorenzo Cimmino, responsabile de Il Girovago, Ed. Nuova S1


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

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