Da soli, impossibile, di Bahr Zimmermann Wolf

Dovuto agli anni di insegnamento, sono sempre molti i giovani che si rivolgono al mio studio, con istanze e preoccupazioni che ho sempre considerato coerenti al naturale sviluppo della personalità giovanile. Ultimamente, però, forse da un paio d’anni, ho notato che quelle istanze, da personali e distinte, a seconda delle situazioni familiari e sociali, sono diventate uniformi e condivise; e questa mia sensazione è confermata dal fatto che anche altri colleghi, sia in Italia che all’estero, hanno notato lo stesso fenomeno, il quale, inoltre, trova riscontro anche nella stampa quotidiana e settimanale. Fra queste ultime ho scelto una lettera scritta da una diciottenne, al noto sociologo Umberto Galimberti in “Donna, 21 ottobre 2017”; chiedendo scusa a tutti e assicurando che non entrerò nel merito dello scambio. Al quale rimando, però, chi fosse interessato. Ho scelto quella lettera perché le sue parole esprimono perfettamente e chiaramente lo spirito delle istanze raccolte da me e rilevate in altri organi di stampa; sono semplici, chiare e rappresentano, oserei dire, quelle di una generazione. Scrive:
“Sono una ragazza di diciotto anni che inizia il quinto anno di liceo classico. Fin dalle scuole medie non ho mai incontrato professori capaci di farmi appassionare a una materia, un argomento. Niente (in ambito scolastico) riesce a entusiasmarmi. Non voglio mettere in dubbio l’ottima preparazione degli insegnanti ma il loro modo di rapportarsi con noi studenti, la loro freddezza e rigidità nei confronti degli argomenti trattati. Se chiudo gli occhi vedo la scuola come un luogo stimolante, entusiasmante… Apro gli occhi e, invece, vedo che tutto si riduce a nozionismo, voti, programmi da finire. L’alunno a volte non viene visto più come una persona e forse anche da questo derivano “ansie”e “paure” (quando la scuola si dovrebbe vivere con la massima serenità). Nonostante sia una brava studentessa il pensiero del ritorno a scuola mi angoscia e mi chiedo: è colpa mia, del mio modo di vedere le cose o di terzi?”
A livello individuale, l’interpellato ha risposto nella maniera eccellente e professionale com’è a tutti noto. Nel mio piccolo, avrei anch’io la mia brava rispostina; ma non entrerò, come promesso, nel merito.
Il discorso che voglio fare qui è un altro. Che le cose stiano così come dice la ragazza è fuori da ogni discussione; ed è un modo che nella risposta viene definito “delittuoso”. Da qui le domande: indipendentemente dalle difficoltà personali e dalle più che legittime richieste di aiuto, non viene in mente a nessuno che esistono altre vie da quelle individuali? Veramente si vuole continuare a comportarsi da scoiattoli, da tarantole … da bisonti, da leoni … certo anche da tigri, che vanno a testa bassa, da soli, contro gli ostacoli, fidando in non si sa che cosa e spesso col solo risultato delle frustrazioni? Non viene in mente a nessuno di riunirsi con compagni e compagne per parlarne a fondo, facendo uso delle vo-st-re intuizioni e vo-st-re percezioni? E facendo uso dell’infinito numero di studi e valutazioni di tanti professionisti che hanno sviscerato i problemi e indicano vie e modi di affrontarli? E inventando modi collettivi e strategie coordinate gli uni con gli altri e con altre scuole, altre città?
Purtroppo non esistono esempi del passato (anche se ci sono succulente esperienze di iniziative collettive pre-’77). Viviamo in un epoca sconvolta dalle innovazioni tecnologiche, nelle quali i ministeri istituzionali e le grandi corporazioni multinazionali, sì che agiscono in modo coordinato e strategico per condizionare e ridurre la vita di tutti ai lo-ro interessi. Raccomando la visione del video di Marco Monty Montemagno in Facebook, sull’impiego degli algoritmi per sfruttare a fondo gli “individualismi” e costringere l’uomo a reazioni “a comando”; come già avviene con le televisioni che interrompono i programmi per speculare con la pubblicità, ma anche … ma anche, perché i contenuti non vengano assimilati; e con Internet e cellulari inondati, sommersi, (insozzati) di notizie confusionanti.
Di sicuro … di sicuro, se c’è una via per dare un senso alla vita di ognuno, in questo mare di oscenità dilaganti, è quella di me-tte-rsi in-sie-me; strategie, ci vogliono strategie (sarei felice di poterne parlare).
Io, nel mio piccolo, ho chiuso i miei interpellanti, col loro consenso naturalmente, in un salone, invitandoli a andare a fondo a queste domande. Vi racconterò.

Vox Zerocinquantuno n 16, novembre 2017

 

In copertina foto da Uilviterbo.it


Bahr Zimmermann Wolf, now@coach.ws

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