Dal proprio nido alla vita, di Fabio Strinati – Francesca Cangini intervista l’autore

Dal proprio nido alla vita, poemetto di Fabio Strinati edito da Il Foglio Letterario, è un componimento originale e intenso che racconta in versi la natura, le stagioni della vita – in particolare l’adolescenza, emblema di una solitudine profonda – di angosce, disperazione e sentimenti.

Fabio affronta il tema della difficoltà di diventare grandi, di spiccare il volo e affrontare gli ostacoli che molto spesso ci sembrano insormontabili e che a volte lo sono davvero, poi ancora il coraggio di “spiccare” il volo, riuscire a superare la distanza tra infanzia e età adulta, per riuscire finalmente a darsi alla vita.
Del resto volare è uno dei simboli più classici di questo sognare di andare oltre, ed è qualcosa che ci accomuna tutti, noi con i piedi costretti a terra. È nel desiderare di essere una rondine che l’autore manifesta tutta la sua inquietudine: una rondine, leggiadra e leggera, che lo porti in alto dove poter finalmente capire. In un susseguirsi di versi privi di regole e schemi si dissolve la narrazione di un difficile cammino esistenziale.

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Il suo libro si intitola “Dal nido alla vita”, come mai questo titolo?

Questo titolo rappresenta bene il contenuto del libro. Uno slancio verso la vita. Un tuffo dentro l’ignoto. Mi è venuto del tutto spontaneo e naturale e sinceramente rende bene l’idea di cosa sia realmente lo scorrere della vita all’interno di un tempo che scorre via molto velocemente. Il nido è un luogo sicuro, un posto caldo ed accogliente mentre la vita non è altro che un lungo viaggio pieno di insidie e di imprevisti ma il nido potrà arricchirsi solamente attraverso questo lungo viaggio così affascinante e questo viaggio, essere poi rassicurato dal calore del proprio nido eterno.

Cosa significa per lei scrivere poesie? Oltre che poeta è anche un pianista e compositore, cosa rappresenta la musica per lei? Sono in qualche modo collegate queste due passioni?

Musica e poesia sono due arti che in qualche modo si completano anche se ognuna ha vita propria. Hanno un compito non facile in quanto avere a che fare con i sentimenti dell’anima è un’operazione molto complicata, anzi, direi chirurgica. Per me la poesia è come un enorme contenitore di tormenti che si alternano sotto riflettori di luci soffuse e nebulose dando vita a goliardici e giulivi patimenti. La musica invece è come un ricco cesto di frutta e di colori dove suoni e profumi ti penetrano dentro lasciandoti perennemente stordito.

Qual è l’ambiente ideale per scrivere poesie?

L’unico ambiente dove poter scrivere poesia è dentro la nostra anima eterna ed infinita.

La dedica di questo libro è a Giordano Lupi, lei infatti dichiara di aver scritto questo libro dopo la lettura del suo libro “Miracolo a Piombino”, a cui si è ispirato, come mai?

“Dal proprio nido alla vita” è un libro derivato in quanto ispirato interamente e totalmente al romanzo di Gordiano Lupi. Un libro sulla giovinezza, la fanciullezza, l’adolescenza. La paura di spiccare il volo, di lasciarsi andare nell’ignoto. Ho letto “Miracolo a Piombino” per ben cinque volte di seguito e me ne sono innamorato subito, già dopo la prima riga ero completamente in estasi. Una scrittura elegante. Un libro che al suo interno nasconde altissima poesia.

Il suo libro parla della maturità, ma essa sembra vista sia da un punto di vista positivo che negativo, sembra infatti che se da una parte ci sia la voglia di crescere, dall’altra la paura e quasi la voglia di non farlo sembrano prevalere. Cos’è per lei quindi la maturità? È positiva o negativa?

Ho sempre creduto che per vivere a lungo e bene bisogna essere dei giovani maturi perché credo che la giovinezza sia un ottimo antidoto contro la vecchiaia ma un antidoto che va usato bene e dosato ancora meglio. Io credo di essere un immaturo ma consapevole di non esserlo e forse è per questo che la maturità non mi spaventa anzi, devo ammettere che mi affascina persino un poco.

L’autore Fabio Strinati

Nel viaggio verso la maturità dice di voler utilizzare la scrittura come un mezzo per conoscere sé stesso, per conoscere le proprie paure, le proprie passioni… nella sua vita la scrittura è stato questo? Un mezzo per “salvarsi” e per “conoscersi”? Quanti anni aveva quando ha iniziato a scrivere?

La scrittura mi ha salvato il corpo mentre la poesia mi ha salvato l’anima e questo perché durante il mio percorso ho incontrato veramente di tutto e se sei fragile, solo e nudo, rischi il baratro senza nemmeno accorgertene. La scrittura è terapia, la poesia una sorta di antiossidante naturale perché penso che per far emergere in superficie le proprie sensazioni o i propri sentimenti e farli poi navigare nel vento richieda una conoscenza di sé stessi molto ampia e capillare. Io prima di scrivere la mia prima poesia mi conoscevo molto bene. Oggi, mi conosco molto meno di allora.

“Ho sempre desiderato essere una rondine”: perché? Che simbolo è la rondine per lei? È un simbolo positivo di rinascita, di vita?

La rondine è un uccello elegante, poetico, delicato…ma dentro a tutto questo essere così fine, c’è moltissimo coraggio e un’intraprendenza davvero fuori dal comune. La rondine è speranza, un simbolo di rinascita e un raggio di sole che penetra nella foresta. La verità è che ho sempre ammirato chi si mette in marcia per intraprendere lunghi viaggi per poi fare ritorno molto più maturi e ricchi di quando si è partiti. Ovviamente ricchi dentro! Allora in questo caso, il nido rappresenta quel luogo di partenza da dove tutto è iniziato e forse, dove tutto poi avrà una fine.

Nel suo libro è molto forte l’uso della punteggiatura, soprattutto i tre puntini di sospensione che a volte diventano persino quattro, sembrano sottolineare un’indecisione, un’insoddisfazione, si può vedere così? Cosa voleva dire per lei utilizzarli?

Essere sospesi non sempre vuol dire insicurezza o essere in balia di cosa o chi. Ad esempio per me rappresenta consapevolezza di essersi lasciati andare alla vita, al futuro e chissà che tutto questo volare nel vuoto ed essere così leggeri fuori non alleggerisca un po’ anche l’anima dai molti dolori a cui è quotidianamente sottoposta.

Nel suo libro si parla di limiti, sin dal primo verso in cui lei dichiara di voler essere una rondine ci scontriamo con il primo limite, quello appunto di non poter volare. In quanto uomini siamo incastrati in limiti che non potremmo mai superare se non sognando? Cosa rappresenta il limite per lei?  

Per me non esistono limiti. Tutto avrei immaginato tranne di scrivere poesia e invece…

Vox Zerocinquantuno n.13agosto 2017

 

#In copertina foto da Pixabay


 

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