Democrazia e istituzioni in crisi, di Riccardo Angiolini

Sulla scia dell’intervento in Senato della Bonino.

In questi giorni, resi corti, freddi e bui dal giogo dell’inverno, non si fa che discutere a proposito della Manovra economica. I periodici e i telegiornali riportano costantemente i vari sviluppi da Bruxelles, divenuta ormai il reale teatro della riforma che, nonostante l’alone di mistero che la circondi, è stata posta all’attenzione e all’approvazione del Parlamento.

 

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Giovedì scorso, a Palazzo Madama, si è assistito ad una scena quanto mai insolita: un’aula di Senato sgombera, deserta, all’interno della quale sembrava spirare un dimenticatoi soffio d’aria. Era in programma una riunione per discutere riguardo alla fantomatica Manovra e la sfarzosa sala della camera alta del Parlamento italiano era semivuota, orfana anche dei due vice di governo.

In questo clima ha preso la parola una figura che, in quanto a esperienza politica, è seconda soltanto a pochissimi: Emma Bonino. In un discorso che non ha celato la sua vena polemica, ha denunciato l’incompetenza, la presunzione e la totale mancanza di rispetto nei confronti delle istituzioni, nonché della stessa democrazia, da parte della maggioranza di governo.

Come da copione, non solo di recente, l’ala della maggioranza parlamentare non ha esitato a far sentire la propria “voce”, per così dire, tentando di zittire la senatrice a suon di schiamazzi. Una volta ripristinato l’ordine, la Bonino è riuscita dunque concludere la sua orazione, constatando nuovamente con tono grave come si sia perso il senso delle istituzioni, come gli equilibri fra i tre poteri di Stato siano ormai confusi e i loro limiti valicati in maniera spregiudicata. Non appena seduta, forse preda dell’emozione e dello sconforto, la senatrice si è commossa lasciando cadere qualche lacrima.

Lacrime davanti ad un’aula realmente “sorda e grigia”? Speriamo proprio di no.

Sono tanti gli interventi della Bonino sui quali varrebbe la pena di soffermarsi, ma è necessario procedere con ordine.

 

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Emerge innanzitutto una non celata insofferenza nei confronti della nuova classe politica e degli schieramenti dirigenti, di cui i leader (ma non solo) si atteggiano con estrema arroganza, con “esternazioni giornaliere irrispettose, da borgo di periferia, volgari e insultanti verso chiunque”.

In secondo luogo viene mossa una precisa critica alla Manovra e all’atteggiamento ipocrita del governo. Definendola una “manovra elettorale che non affronta i problemi reali di questo paese, uno sfregio per le istituzioni e per il rilancio di questo paese”. Oltre a questo giudizio però, è più condivisibile la constatazione fatta ai due vice di governo, che vogliono imprimere l’idea di uno stato sovranista, ma in seguito si fanno dettare punto per punto il testo della riforma da Bruxelles.

A parte questi interventi più specifici, il nucleo del discorso della Bonino era essenzialmente incentrato sull’irregolarità del processo con cui è stato chiesto al Senato di votare la fiducia alla Manovra. Ai senatori non è stato di fatto dato tempo materiale per analizzare il testo della riforma sul bilancio, e le informazioni che trapelano o che vengono rese note sono comunque insufficienti e consistono in mere cifre e numeri.
Per questa ragione la senatrice parla di un “Parlamento umiliato, esautorato, ridotto all’irrilevanza e quasi alla farsa”, escluso di fatto dal processo decisionale dell’esecutivo e rendendo essenzialmente inutile il metodo della rappresentanza parlamentare. Istituzione liberale che, com’è doveroso ricordare, è tra i principi fondamentali che costituiscono le basi della nostra democrazia

L’apice della sfiducia dimostrata dalla Bonino nei confronti del potere governativo si è raggiunto quando, in un momento di evidente commozione, ha affermato di essere tentata di rinunciare al voto, cosa mia capitatale in passato. Una rinuncia gravissima, dal peso simbolico assolutamente rilevante: quando una figura collocatasi sempre nella fiducia e nel progresso delle libertà costituzionali si dimostra così titubante riguardo alla suprema libertà del diritto al voto, forse qualcosa si è incrinato per davvero.

Oltre alle parole della senatrice, in seguito a questa accesa ma assai triste seduta del Senato, resta soltanto un’amarezza che difficilmente riusciremo a combattere. La volontà dei senatori si esprimerà soltanto al crepuscolo del 22 dicembre, una serata che risulterà cruciale nei futuri sviluppi della nostra storia nazionale.

L’intervento di Emma Bonino tuttavia, dovrebbe farci riflettere sul peso effettivo della nostra rappresentanza, sul nostro dovere vitale a difenderla.

Vox Zerocinquantuno


 

Foto da gramcik.com

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