Dentro e fuori casa, di Sara Del Dot

Cercare casa a Bologna è ormai diventato un incubo per tutti. E anche solo la vaga possibilità di trovarne una in possesso di requisiti minimi di vivibilità è diventata pian piano una vera e propria utopia. Ogni anno varcano le pittoresche porte della “Rossa” centinaia di nuove persone, intenzionate a stabilircisi per un periodo di tempo più o meno lungo, per studio o per lavoro (o entrambi).
Tuttavia sono davvero pochi quelli che scelgono di andarsene.  Ed è qui che viene il bello. Chi ha già una stanza in affitto, magari presa qualche anno prima quando i prezzi erano ancora, per così dire, ragionevoli, se la tiene ben stretta e ci pensa due, tre, quattro volte prima di cederla a qualcun altro, consapevole del fatto che una decisione del genere equivarrebbe ad un viaggio di sola andata dalla città. In particolare, negli ultimi anni la domanda si è fatta talmente alta e l’offerta talmente esigua che proprietari e inquilini si sono adeguati al flow del mercato immobiliare quasi fisiologicamente. Come tutte le cose, anche il ciclo degli affitti non fa che cambiare. Ma a Bologna non riesce a crescere, né in qualità né in convenienza. Piuttosto, involve. Accade così che camere sempre uguali da decenni di punto in bianco vengano valutate a peso d’oro, e che la selezione all’ingresso diventi spietata.

Foto da Corriere (21/09/17)

E qui si apre un altro drammatico capitolo dell’odissea della ricerca di un alloggio. Perché, se fino a qualche tempo fa faceva sorridere leggere annunci che riportavano clausole come “No fumatori, no dams”, oggi le possibilità discriminatorie non si sono soltanto decuplicate, ma si sono anche fossilizzate, conferendo al pregiudizio sfrenato e sfacciato una connotazione naturale, quasi obbligatoria. Così quotidianamente si verificano situazioni spiacevoli, alcune anche molto gravi. Un’escalation di episodi sgradevoli che ha potato fino al punto che, una mattina, nell’entrata di un palazzo interamente affittato a studenti sia apparso un cartello che dice di non volere affittare case agli stranieri.

Non ha alcun senso soffermarsi sull’indirizzo dello stabile, né sul nome della famiglia che interamente lo possiede e lo affitta. Occorre invece porre l’attenzione sul fatto che un messaggio così esplicito indichi chiaramente un’altra questione, un problema ben più radicato della selezione all’ingresso, ma che in essa inevitabilmente si riflette con la disarmante chiarezza di una società che ancora, nel 2017, ancora inciampa e cade su stereotipi, bufale e capri espiatori.
Perché esistono ancora delle macro-categorie di persone che nella lista delle discriminazioni occupano, e occuperanno per molto tempo, sempre le prime posizioni. Perché a guidare le mani di chi ha scritto quel messaggio, poi definito dai proprietari “un eccesso di zelo da parte della segreteria” (da  Corriere di Bologna, 21/09/17, Riccardo Rimondi) non è di certo la prospettiva di una convivenza pacifica o la volontà di assicurarsi il pagamento del canone, ma la paura, a prescindere, del diverso. In casa e fuori casa.
Così da un comico “no dams” ad una tragica discriminazione razziale, il passo risulta fin troppo breve. E, come in molti hanno fatto notare, risulta essere simile ad alcune affissioni apparse in un passato non troppo lontano.
E non è forse proprio questo il risultato della tendenza recente (o meglio, tornata in voga dopo anni) a sdoganare pubblicamente paura, rabbia e intolleranza? Non è forse un cartello del genere il prodotto di alcune strategie politiche e mediatiche che esprimono, senza neanche nascondersi, concetti del tipo: “Temili, odiali”?
Immagini

Fortunatamente, l’epilogo della vicenda è stato salvato dagli effettivi abitanti del palazzo, che hanno protestato contro il cartello denunciandolo in Rete. Fortunatamente, nel 2017 c’è molta gente che non è disposta ad accettare tutto questo odio. In casa e fuori casa.

Vox Zerocinquantuno n 15, ottobre 2017

 

In copertina foto da Preventivo-traslochi.eu


Sara Del Dot viene da Trento si è laureata in Lettere moderne e poi in Scienze della Comunicazione pubblica e sociale a Bologna, per poi spostarsi a Milano, dove vive tuttora, per frequentare la Scuola di Giornalismo Walter Tobagi e fare il lavoro dei suoi sogni. Ama follemente la musica e la letteratura europea.

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