Destra, Sinistra: kaputt, di Bahr Zimmermann Wolf

È ormai luogo comune affermare che “destra”, “sinistra” sono morte. È facile. Si vede a occhio nudo. Ma le due “ideologie” hanno una storia e un esercizio di potere centenari e un bilancio di fatti e misfatti incommensurabili. Affermare, quindi, che quello che resta è solo il populismo è, indipendentemente dai punti di vista, superficiale è totalmente falso. E questo, perché, anche solo rimanendo nel superficiale, e sfogliando sia pure in fretta gli studi sul tema (Spencer, Canetti, Marcuse, Gramsci, e mille altri) si sa che il populismo è sempre esistito e che è sempre lì in agguato a spuntar fuori quando l’esercizio serio e affidabile del potere, fallisce; lasciando spazio, come è stato nel passato, a tragiche sfumature del nero razzista e fascista. Com’ è il caso.

Lasciando dunque l’inaccettabile superficialità, e analizzando l’argomento al livello della responsabilità necessaria alla gestione di un’intera nazione, cos’è rimasto, seriamente, di quel bilancio centenario? Un bilancio che, come detto, è fallimentare, ma che qualche battaglia sui diritti e sul miglioramento della vita – anni ‘70/’80 – l’ha vinta. Proviamo dunque un’analisi, fuori dalle valutazioni, dalle opinioni correnti e da quelle ossessivamente ripetute (per convenienti interessi pubblicitari) da tutti i media.

Per prima cosa, non è e non può esser rimasto niente; la parola morte è appropriata, ma ciò che è morto era qualcosa.

Se riusciamo a spogliarci di tutti i nostri preconcetti e delle convinzioni e analizziamo attentamente la storia dei partiti, ma anche i pareri di importanti autori, fin dagli anni antecedenti la prima guerra mondiale, gli anni, per intenderci, della nascita della propaganda, notiamo un fatto di uguale importanza sia per la destra che per la sinistra: Il metodo della gestione del potere, a parte le implicazioni affaristiche annesse e connesse, fondato sulla superiorità delle proprie ideologie e delle proprie idee, e conseguente e “logica” discriminazione, demonizzazione e denigrazione (e a volte persecuzione) della parte avversa, ha portato, a suo tempo al fascismo ed oggi, appunto, a un populismo primitivo e arrogante. Quel metodo, divenuto presto sistema, non funziona più; e questo “non funziona più” va sottolineato perché per quanto riguarda la sinistra, eravamo T-U-T-T-I convinti che l’ideologia, con il suo contenuto alto e mirato al cambiamento del mondo, avrebbe migliorato la vita tutti, avrebbe richiesto magari qualche sacrificio e, alla fine, avrebbe convinto anche la parte opposta. Ora i fatti, analizzati durante tutto il secolo, hanno dimostrato che la superiorità di un’idea porta i gestori, fatalmente, al miglioramento solo dei propri addetti, sparpagliati in tutti i gangli del potere e nelle appositamente costituite municipalizzate. Trascurando e persino discriminando tutti gli altri; il famoso fenomeno del “neofunzionalismo” denunciato dagli extraparlamentari già nel ’77. E che la parte opposta, di qualsiasi colore essa sia, non solo non cambierà mai, come del resto tutta la cultura umanistica, da Lucrezio alla nuova neuroscienza con Antonio Damasio, ha ampiamente dimostrato; ma che la pretesa di far cambiare idee e convinzioni a qualcuno, solleva consistenti dubbi di legittimità e tocca i diritti stessi della persona; come, del resto, indicato dalla stessa Costituzione, sia pure in forma blanda.

E quindi, lasciando da parte qualsiasi ingenuità e qualsiasi utopia, la strada ragionevolmente possibile, per un rinnovato partito che voglia riprendere in mano la gestione del paese e tirarlo fuori dalla palude populista, dovrebbe essere:

In primissimo luogo prendere concretamente atto che la gestione del potere c-o-n-t-r-o una parte della popolazione, di qualunque idea e colore essa sia, n-o-n è p-i-ù possibile; quindi niente più denigrazioni alla parte opposta, niente più insulti e delegittimazioni. Si tratta di una parte della popolazione che ha i suoi diritti e, soprattutto, la propria dignità; per quanto diverse e persino estreme possano essere le idee espresse. E agli eventuali insulti, rispondere con saggi e pacati inviti alla collaborazione; e assicurando misurate e ragionevolmente proporzionate partecipazioni alla gestione del potere. E questo, non solo a livello istituzionale, come previsto, appunto, dalla Costituzione, ma anche nelle amministrazioni locali e quartieristiche; si tratta, in fondo, di un dovuto e forse rivoluzionario criterio innovativo, che porta alla limitazione del malcontento, toglie armi, o comunque le limita sensibilmente, alle opposizioni, e permette una realistica, soprattutto realistica, gestione del potere. E, in secondo luogo, dare retta a quanto denunciato già qualche anno fa, alla festa dell’Unità di Bologna, dall’on. Fabrizio Barca: “giù le mani dalle municipalizzate”; seguì un fiacco applauso.

Ma, anche qui, non in senso “rottamaiolo”, idealistico e comunque impossibile, dell’”eliminazione” del fenomeno. Le commistioni con gli ambienti economici e impresariali fanno parte della stessa società amministrata. Esse vanno quindi g-e-s-t-i-t-e, facendo in modo di non far lievitare i costi con inutili carambole burocratiche, e di far corrispondere al copioso lucro concesso, aiuti trasparenti, discreti e proporzionali, alla gestione dei partiti, e interventi altrettanto trasparenti, discreti e proporzionali a favore delle classi disagiate e povere. Non so, cose come, io ti do un’autostrada e tu bonifichi una zona degradata della città, o costruisci una struttura per la povertà estrema; sempre in modo proporzionale, corretto e, appunto, trasparente, in modo che una parte della popolazione non si senta tagliata fuori. Qui il discorso sarebbe lungo.

Lo so che al campionario degli attuali rappresentanti di partito e politici, il discorso sembra buonista e forse ingenuo. Ma non lo è: prima di tutto perché il sistema corrente non regge. Poi perché con le ultime votazioni del 4 marzo, il popolo, con la sua istintiva saggezza ha indicato chiaramente, sia da una parte che dall’altra, che non vuole ruberie, non vuole privilegi, non vuole essere lasciato fuori dalle opportunità economiche, vuole essere considerato. E poi, ancora, perché incombono, “un futuro dominato dalle intelligenze artificiali schierate contro gli umani, trasferimenti della psiche in corpi sintetici, tecnologie faustiane, che ordinano l’universo materiale e insidiano quello spirituale”1. L’uno e l’altro di questi due maxi-motivi impongono governanti conoscitori del mondo attuale, umanamente (non ideologicamente) imparziali e autorevoli.

È chiaro che tutto questo non è che un breve abbozzo di un’idea molto complessa, c’è l’aspetto della pretestuosità dell’oppositore ecc., e quindi va approfondito con studi e ricerche che sarebbe urgente mettersi a fare.

Vox Zerocinquantuno n.26, settembre 2018


Bahr Zimmermann Wolf, Business & Life Coach.

(Il Coach è disponibile per incontri e approfondimenti: now@coach.ws)

1 “Come sei stupido androide”, G.Genna in coloquio con Roberto Cingolani, Espresso 19 agosto 2018.

In copertina foto da Tagli-WordPress.com

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