Di guerra e di genti di Andrea Marchi, Gabriele Ronchetti e Massimo Turchi. Recensione di Riccardo Angiolini

Edito da Pedragon e sostenuto da un fortunato progetto di crowdfuning, Di guerra e di genti è un’opera incentrata sul conflitto armato sorto in Italia nell’ultimo biennio della Seconda Guerra Mondiale. In modo particolare le vicende narrate trovano una precisa collocazione spazio-temporale nella cosiddetta Linea Gotica, il secondo fronte di difesa tedesco che, dopo la Gustav, si erse a baluardo contro le truppe alleate e partigiane nella travagliata risalita della penisola. Proprio attorno a questo complesso di fortificazioni belliche, che si snodava dal Tirreno all’Adriatico, si sono concentrati gli autori. È infatti grazie al paziente lavoro di Marchi, Ronchetti e Turchi che possiamo disporre di 100 testimonianze, i “100 racconti della Linea Gotica”, inserite nella cornice di un momento così cruciale per la Storia d’Italia e del mondo intero. Un’opera di raccolta e riorganizzazione narrativa che, tramite un eterogeneo coro di voci e memorie, permette di entrare in quel “microcosmo tragico e straordinario di storie e di intrecci, di scontri ed incontri, di sangue e sentimenti”.

I protagonisti dei 100 racconti sono senza dubbio il tramite cruciale dell’intera narrazione. La compagine di personaggi che popolano queste storie non solo rappresentano la diversa umanità che si radunò attorno allo spazio della Gotica, ma il loro numero e la loro distribuzione all’interno libro è indicativa della loro differente influenza al tempo delle vicende. In questo modo alleati, tedeschi, partigiani, repubblichini e civili trovano una precisa collocazione nel più ampio contesto bellico pur mantenendo la loro soggettività. Grazie alla testimonianza infatti non si parla più di potenze, volontà superiori o ideologie astratte, ma di esseri umani. Uomini forti, deboli, coraggiosi, vigliacchi, violenti, pacifici, amorevoli, spietati e caratterizzati da qualsiasi altra virtù o vizio che li rende tali, fatti di carne, dotati di una propria ragione, animati da una propria causa. Ciò che accomuna questi individui è l’essere tutti semplici uomini catapultati su un rocambolesco palcoscenico, difficilmente interpretabile e impossibile da gestire.

Ed è proprio la specificità della narrazione a rendere questo volume unico nel suo genere. Per quanto infatti questo fronte di combattimento abbia profondamente e immutabilmente segnato coscienze e Storia dell’intero Paese, non era mai stato redatto un testo che lo considerasse, nella sua interezza, da una tale prospettiva. Sono chiaramente presenti riferimenti storici, tecnici, militari e geografici che tuttavia, pur conferendo al testo alcune note “specialistiche”, non intaccano il significato profondo dell’opera. La scelta narrativa adottata dagli autori corrisponde difatti alla vera ricchezza del Di guerra e di genti che fa delle testimonianze il cuore intimo e prezioso dell’intera opera, voce umana e concreta che ne delinea i contorni e le sfumature. Di questa scelta non è soltanto apprezzabile lo scopo, ma tutto il lavoro di organizzazione, verifica e armonizzazione che ha permesso di mantenerne lo spirito adattandolo ad una normale lettura.

Il perché di questa impalcatura narrativa ci viene spiegato dallo stesso Andrea Marchi che, pur senza particolari pretese, vorrebbe definire il Di guerra e di genti come libro “definitivo” sulla Linea Gotica. Definitivo non in quanto ultimo né in quanto assoluto riguardo tale argomento, ma che nella sua articolazione comprensiva delle molteplici realtà sviluppatesi sulla Linea Gotica cerca di mettere un punto su tali vicende. Un punto che vuole combaciare con una coerente interpretazione storica e sociale di quelle vicende a distanza di 75 anni, nell’odierna Italia libera dalla guerra.

La testimonianza assume in questo senso una duplice valenza. La prima è quella di confermare un assetto storico che, per quanto possa contestualizzarsi, non è esente da giudizi discriminanti: vi furono vinti e vincitori con relative posizioni di giustizia e torto. Azzardati e ostinati revisionismi poco possono di fronte alla realtà che si configurò in maniera così netta sulla Linea Gotica, ossia quella di un movimento di liberazione nazionale (pur vario nelle sue tinte) contro un invasore straniero. Allo stesso tempo però la testimonianza diretta restituisce un’immagine delle parti in gioco non più fissa, non più rientrante in canoni determinati e soprattutto non più santificata o demonizzata. Attraverso il racconto, la più atavica forma di trasmissione umana, ci si focalizza sui soggetti coinvolti nei due fronti in tutta la loro peculiare umanità, che trova principalmente forma nelle gesta e nei sentimenti piuttosto che nel mero schieramento.

Di guerra e di genti è senz’altro una lettura impegnativa, pregna di esperienze e racconti che non possono che colpire animo e coscienza dei lettori. I 100 racconti della Linea Gotica, oltre ad essere il frutto dell’ambizioso e ben riuscito lavoro degli autori, sono soprattutto il sunto di una memoria da custodire consapevolmente. Le voci, che in queste pagine di testimonianze convergono, non sono semplici spaccati del vissuto sulla Linea Gotica, sono il vero e proprio terreno in cui la nostra democrazia ha affondato le proprie radici per rinascere.
Vox Zerocinquantuno, 31 maggio 2020

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