Dialogo tra le arti: Morricone e Tornatore all’Arena del Sole di Bologna, di Chiara Pirani

Un palco, tre sedie, un teatro gremito di spettatori. In occasione del “Salone on ERT”, un ciclo di appuntamenti che si snoda tra Bologna, Modena e Cesena, alle ore 17 di venerdì 6 dicembre l’Arena del Sole di Bologna ospita due dei maggiori esponenti della cultura a trecentosessanta gradi del nostro Paese, mettendo in scena un “dialogo tra le arti”, in due particolari sfaccettature: il cinema e la musica.
A condurre il dialogo tra i due maestri protagonisti, Ennio Morricone e Giuseppe Tornatore, partendo da una conversazione tra i due Premi Oscar trascritta nel volume “Ennio, un maestro” (HarperCollins, 2018), è il giornalista e critico Emiliano Morreale.
Per rompere il ghiaccio, il mediatore chiede del primo incontro tra i due, che risulta essere avvenuto nel 1988.
“Mi contattò il produttore Cristaldi, dicendomi che mi avrebbe fatto leggere un copione. Sapeva benissimo che avrei accettato, perché il finale era appassionante. Ma alla fine non l’ho fatto, sono stato insultato dalla produttrice americana, e ho accettato il film di Tornatore.”, dice il musicista.
Ma “Peppuccio”, come lo chiama amichevolmente Morricone, dichiara di aver già usato molte musiche del maestro prima che i due si incontrassero: “Ho cominciato da ragazzo, come documentarista, e all’interno dei miei documentari, tra i quali ne ricordo due che si occupavano di campagna elettorale per la sezione comunista del mio paese, quando già stavo per andare via dalla Sicilia, non potevo permettermi musiche originali, per cui utilizzavo quelle di repertorio e spesso usavo brani di Ennio Morricone. Quando l’ho incontrato nell’88, la sua musica la conoscevo già molto bene”.

Il dialogo prosegue, in un botta e risposta su cui aleggia la stima reciproca tra i due maestri.
“Nei film di Tornatore non c’è una dissonanza assoluta: dovevo pensare un tema melodico con delle caratteristiche che fossero diverse ogni volta. Volevo una melodia che fosse continua, ma che avesse anche delle pause che le permettessero comunque di fluire in maniera chiara. Volevo che le mie melodie avessero in sé la novità e la facilità, da parte del pubblico, ad ascoltarle, cosa per me fondamentale, insieme alle qualità della musica contemporanea, cioè l’altezza, la durata, il timbro”, dice Morricone, e precisa: “Non credete mai che la melodia sia un’ispirazione: la melodia nasce da una teorizzazione molto chiara del compositore, applicando dei concetti ben precisi. Ad esempio, ho composto delle melodie con dentro il nome di Bach, uno dei più grandi compositori della storia”.
“È difficile cominciare a lavorare con un regista”, prosegue Morricone, “perché lui è già importante. Io ho grande rispetto di Peppuccio e temevo che la mia musica potesse non piacergli. Qualche volta ho dovuto trovare un compromesso, per cui lui fosse d’accordo per la struttura e io per la componente, diversificando, anche con dei salti”.
E Tornatore, per tutta risposta, definisce il maestro prodigioso: “Mi ha sempre affascinato come lui riuscisse a cogliere proprio nella struttura del film l’idea di fondo per la struttura musicale della colonna sonora. Talvolta gli riesce benissimo, talvolta meno, in base anche alla struttura del film, ma riesce sempre perfettamente a trasformare lo schema narrativo del film in tema musicale”.
Talmente semplice da risultare geniale: così definisce Tornatore le melodie di Morricone: “Al momento di inserire la colonna sonora, ne discutiamo insieme e poi scegliamo. Talvolta è una scelta immediata, talvolta invece, tra le varie versioni che lui mi propone, ne nasce un’ennesima, che si nutre degli elementi che mi aveva fatto sentire prima. È tutto uno smontare e un rimontare. Il mio raccontare, prima ancora di girare il film, innesta in lui già un meccanismo che va di pari passo con il mio definire la sceneggiatura, e durante le riprese si definisce meglio il numero dei temi, per vedere se ne manca qualcuno, se qualcosa è da cambiare. Sembra una cosa un po’ scontata, ma io scrivo sempre ascoltando musica non solo quelle di Ennio. La musica mi aiuta a distrarmi dal contesto, non mi condiziona, ma

Dialogo tra le arti: Morricone e Tornatore all’Arena del Sole
Un palco, tre sedie, un teatro gremito di spettatori. In occasione del “Salone on ERT”, un ciclo di appuntamenti che si snoda tra Bologna, Modena e Cesena, alle ore 17 di venerdì 6 dicembre l’Arena del Sole di Bologna ospita due dei maggiori esponenti della cultura a trecentosessanta gradi del nostro Paese, mettendo in scena un “dialogo tra le arti”, in due particolari sfaccettature: il cinema e la musica.
A condurre il dialogo tra i due maestri protagonisti, Ennio Morricone e Giuseppe Tornatore, partendo da una conversazione tra i due Premi Oscar trascritta nel volume “Ennio, un maestro” (HarperCollins, 2018), è il giornalista e critico Emiliano Morreale.
Per rompere il ghiaccio, il mediatore chiede del primo incontro tra i due, che risulta essere avvenuto nel 1988.
“Mi contattò il produttore Cristaldi, dicendomi che mi avrebbe fatto leggere un copione. Sapeva benissimo che avrei accettato, perché il finale era appassionante. Ma alla fine non l’ho fatto, sono stato insultato dalla produttrice americana, e ho accettato il film di Tornatore.”, dice il musicista.
Ma “Peppuccio”, come lo chiama amichevolmente Morricone, dichiara di aver già usato molte musiche del maestro prima che i due si incontrassero: “Ho cominciato da ragazzo, come documentarista, e all’interno dei miei documentari, tra i quali ne ricordo due che si occupavano di campagna elettorale per la sezione comunista del mio paese, quando già stavo per andare via dalla Sicilia, non potevo permettermi musiche originali, per cui utilizzavo quelle di repertorio e spesso usavo brani di Ennio Morricone. Quando l’ho incontrato nell’88, la sua musica la conoscevo già molto bene”.

Il dialogo prosegue, in un botta e risposta su cui aleggia la stima reciproca tra i due maestri.
“Nei film di Tornatore non c’è una dissonanza assoluta: dovevo pensare un tema melodico con delle caratteristiche che fossero diverse ogni volta. Volevo una melodia che fosse continua, ma che avesse anche delle pause che le permettessero comunque di fluire in maniera chiara. Volevo che le mie melodie avessero in sé la novità e la facilità nel pubblico ad ascoltarle, cosa per me fondamentale, insieme alle qualità della musica contemporanea, cioè l’altezza, la durata, il timbro”, dice Morricone, e precisa: “Non credete mai che la melodia sia un’ispirazione: la melodia nasce da una teorizzazione molto chiara del compositore, applicando dei concetti ben precisi. Ad esempio, ho composto delle melodie con dentro il nome di Bach, uno dei più grandi compositori della storia”.
“È difficile cominciare a lavorare con un regista”, prosegue Morricone, “perché lui è già importante. Io ho grande rispetto di Peppuccio e temevo che la mia musica potesse non piacergli. Qualche volta ho dovuto trovare un compromesso, per cui lui fosse d’accordo per la struttura e io per la componente, diversificando, anche con dei salti. Tutte queste cose che io calcolavo nello scrivere un tema era importante che piacessero anche a Peppuccio”.
E Tornatore, per tutta risposta, definisce il maestro prodigioso: “Mi ha sempre affascinato come lui riuscisse a cogliere proprio nella struttura del film l’idea di fondo per la struttura musicale della colonna sonora. Talvolta gli riesce benissimo, talvolta meno, in base anche alla struttura del film, ma riesce sempre perfettamente a trasformare lo schema narrativo del film in tema musicale”.
Talmente semplice da risultare geniale: così definisce Tornatore le melodie di Morricone: “Al momento di inserire la colonna sonora, ne discutiamo insieme e poi scegliamo. Talvolta è una scelta immediata, talvolta invece, tra le varie versioni che lui mi

propone, ne nasce un’ennesima, che si nutre degli elementi che mi aveva fatto sentire prima. È tutto uno smontare e un rimontare. Il mio raccontare, prima ancora di girare il film, innesta in lui già un meccanismo che va di pari passo con il mio definire la sceneggiatura, e durante le riprese si definisce meglio il numero dei temi, per vedere se ne manca qualcuno, se qualcosa è da cambiare. Sembra una cosa un po’ scontata, ma io scrivo sempre ascoltando musica non solo quelle di Ennio. La musica mi aiuta a distrarmi dal contesto, non mi condiziona, ma contribuisce alla mia concentrazione”.
E infine, dopo aver discusso su una serie di aneddoti e dopo che Tornatore ricorda molti dei brani e dei temi del maestro a cui si sente particolarmente legato, Morricone chiude il dialogo, rinsaldando il valore di stima e affetto nutrito nei confronti del regista siciliano.
“Si è parlato troppo di me, ma in realtà io cerco solo di fare il meglio possibile per i suoi straordinari film. Mi sono reso conto, nel corso di tanti anni, che la musica di un film è seconda all’opera principale, che un film bello può avere una musica mediocre, ma resterà sempre un bel film. La musica, per essere ricordata, dev’essere della buona musica e deve essere giusta per il film. Io ho fatto musiche buone per Peppuccio perché i suoi film le contribuisce alla mia concentrazione”.

E infine, dopo aver discusso su una serie di aneddoti e dopo che Tornatore ricorda molti dei brani e dei temi del maestro a cui si sente particolarmente legato, Morricone chiude il dialogo, rinsaldando il valore di stima e affetto nutrito nei confronti del regista siciliano.
“Si è parlato troppo di me, ma in realtà io cerco solo di fare il meglio possibile per i suoi straordinari film. Mi sono reso conto, nel corso di tanti anni, che la musica di un film è seconda all’opera principale, che un film bello può avere una musica mediocre, ma resterà sempre un bel film. La musica, per essere ricordata, dev’essere della buona musica e deve essere giusta per il film. Io ho fatto musiche buone per Peppuccio perché i suoi film le meritavano.

Foto: Stefano Triggiani

 

Vox Zerocinquantuno,  7 dicembre 2019

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