Discorsi sull’economia a dieci anni dalla crisi, di Chiara Di Tommaso

Se un astronomo formulasse una teoria che affermi che i pianeti si scambiano di posto ogni tre secondi, probabilmente qualcuno ci crederebbe e qualcun altro no, ma quel che è sicuro è che se si sbagliasse i pianeti non inizierebbero in quel momento a piroettare per il cielo solo perché l’ha detto lui. Può sembrare una constatazione ovvia, eppure essa non vale per tutte le scienze. “Se volete far innervosire un economista chiedetegli della Teoria della Doppia Ermeneutica” suggerisce il Professor Stefano Zamagni durante il suo intervento all’interno del seminario organizzato dall’Associazione “Rethinking Economics”. Quest’ultima è un’organizzazione Internazionale, fondata negli anni Novanta in Australia con l’obiettivo di difendere il pluralismo del pensiero economico, che si è diffusa costituendo presidi in tutto il mondo, tra cui quello studentesco di Bologna, molto attivo dentro e fuori l’Università. La conferenza, intitolata “A dieci anni dallo scoppio della Crisi del 2008” si è concentrata su un’analisi critica dell’economia alla luce degli avvenimenti attuali e dell’ultimo decennio.

La teoria citata nella provocazione iniziale sostiene che a differenza delle Scienze Naturali, come l’astronomia, le Scienze Sociali, di cui fa parte nolente o volente anche l’Economia, studiando il comportamento dell’uomo influenzano e possono cambiare il comportamento dell’uomo stesso. Caratteristica alquanto peculiare, che può rendere pericolose queste discipline e che sicuramente investe di grande responsabilità i suoi studiosi. La corrente dominante del pensiero economico (“Economia Mainstream”), costituita principalmente dalla Scuola Classica e Neoclassica, annovera tra i suoi primi errori, secondo Zamagni, proprio quello di aver fatto sempre fatica ad accettare l’appartenenza a questa categoria di studi. Il noto economista bolognese, docente da più di cinquant’anni all’Università di Bologna, alla Bocconi e alla John Hopkins, ha portato agli studenti dell’Alma Mater un’interessante trattazione sulle principali lacune ed errori della teoria Mainstream, prendendo una posizione perfettamente in linea con quella dell’Associazione che l’ha invitato. Innanzitutto l’assunto di partenza delle principali teorie è quello di considerare l’“homo economicus” ovvero l’individuo che sceglie razionalmente e per massimizzare solo il proprio benessere. Diverse ricerche empiriche invece hanno dimostrato che esso costituisce solamente il 35% circa della popolazione, la maggior parte delle persone agisce anche seguendo altri obiettivi, quali ad esempio il benessere altrui. Inoltre nell’analisi economica viene considerata solo la razionalità strumentale e non ad esempio quella espressiva, di cui parla A. Sen in “Sciocchi razionali”, sostenendo che molte delle nostre scelte di consumo sono determinate dal messaggio che vogliamo trasmettere agli altri. Questo homo, che di umano non ha molto, tende ad essere troppo distante dalla realtà, eppure costituisce l’unità base di tutti gli studi economici sui consumatori.

Altrettanto fuorviante per lo studio dell’economia è stata la distinzione operata da Robbins nelle tre sfere influenza che a suo avviso mai si devono incrociare: i valori all’etica, i fini alla politica, i mezzi all’economia. Quest’ultima a causa di ciò è diventata una scienza tecnica, con l’unico ruolo di fornire strumenti a chi ne necessita, ed ha finito per lavarsi le mani da ogni responsabilità, diventando “neutrale, non imputabile”. “Se sale la marea, porta su tutte le barche” è stata una delle più famose massime degli economisti contemporanei, nonché principale giustificazione per occuparsi esclusivamente della massimizzazione del benessere totale e non della disuguaglianza. “L’economista si occupa di trovare il modo per fare la torta più grande possibile, non di come dividerla tra le parti” recita un libro di testo di Microeoconomia (Frank e Cartwright). E invece “quando sale la marea, chi è più in basso non può far altro che affogare” spiega Zamagni.

La Crisi del 2008 ha avuto tra le sue diverse e complesse concause anche questo approccio e di conseguenza questa gestione dell’economia. Solo dopo quel disastro si è trovato il coraggio di guardarsi alle spalle e di rivedere quelle che prima erano considerate indiscutibili certezze. Tra i primi a sottolineare questa esigenza è stata la Regina Elisabetta con la sua famosissima domanda fatta agli esperti della London School of Economics: “Perché nessuno ha visto arrivare questa crisi economica?”. Dall’altra parte, tra i primi a scusarsi con il mondo è stato il Premio Nobel per l’Economia Robert Shiller, ammettendo la responsabilità di alcuni economisti nella erronea considerazione e trasmissione di modelli economici, che sicuramente hanno favorito o comunque non impedito lo scoppio della crisi finanziaria. Ma questi sono stati solo i primi clamorosi passi di un lungo e complesso processo di cambiamento di mentalità ancora in atto. Chi è uscito rafforzato da questo crollo del sistema è stato sicuramente il gruppo dei Rethinkers, che da anni era in prima linea nella lotta contro l’assolutismo Mainstream e impegnato nella ricerca di nuovi punti di vista, nuovi metodi e teorie alternative, attraverso il confronto e lo studio di più correnti di pensiero.

Ma il problema rimane alle radici, ancora oggi nella maggioranza delle aule universitarie si continua ad insegnare un unico approccio, un unico metodo, non solo rivelatosi con scalpore negli ultimi anni incompleto e cedevole, ma che in quanto unico limita la possibilità degli studenti di sviluppare un approccio critico alla disciplina. Il dibattito organizzato da Rithinking Economics con il professore Stefano Zamagni, come le tante altre iniziative e conferenze che porta avanti l’Associazione, non vogliono togliere meriti né esautorare le teorie economiche che hanno trainato il mondo fino ad oggi, raggiungendo anche enormi conquiste per la società. Piuttosto, hanno lo scopo di insegnare a riconoscere gli errori, da sempre fondamentali per il progresso scientifico in ogni campo, e ad ascoltare diverse voci e diverse proposte, con l’idea che il confronto e la pluralità di punti di vista ed interpretazioni siano l’unico modo per provare a risolvere i problemi attuali. Ma soprattutto invitano a fare attenzione ricordando che, anche se per fortuna non abbiamo potere sugli astri, ne abbiamo molto, anche troppo, sugli altri uomini.

Vox Zerocinquantuno n.28, novembre 2018


In copertina foto da https://www.facebook.com/rethinkingeconomicsbologna/

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