“Dolcetto o scherzetto” all’italiana: Halloween come nuova festività? Di Chiara Pirani

Com’è cambiata la percezione del giorno più spaventoso dell’anno.

Cosa significa, oggi, festeggiare Halloween? La percezione di questa festività, legata al mondo dei mostri, della paura e all’aldilà, appare fortemente modificata dal trascorrere del tempo, tanto da coincidere con la sovrapposizione di numerose storie e leggende. Anche in Italia, è diventata, nel tempo, una vera e propria ricorrenza “degna” di essere festeggiata e partecipata non solo da parte di bambini e giovani, ma anche di adulti.

A questo punto, sembra lecito chiedersi se sia effettivamente giusto celebrare una festività non radicata alla nostra cultura tradizionale.

Ma da dove viene la festa di Halloween? Alcuni studiosi ne rintracciano le origini nel capodanno celtico, per cui l’attuale ricorrenza di Halloween, celebrata per l’appunto il 31 ottobre, coinciderebbe con la celtica festa di Semhain, che segnava la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno, così come corrispondeva a una sorta di momento di transizione tra due fasi, quindi anche tra la vita e la morte, tanto che si riteneva che proprio in occasione di tale festività la linea intercorrente tra vivi e morti si assottigliasse fortemente, permettendo ai due mondi di entrare in contatto e di comunicare direttamente.

Riportando questa storia/leggenda al nostro calendario, l’implicazione dei morti permane: il 31 ottobre, infatti, corrisponde alla vigilia della festività di Ognissanti, celebrata in Italia per rendere omaggio a tutti i santi, a cui segue il 2 novembre, giorno in cui ricorre la commemorazione di tutti i defunti. Da qui il legame con l’Halloween celebrato per lo più negli Stati Uniti e in Inghilterra, come riferimento al mondo dei morti e a creature mostruose e spaventose.

Mentre in passato, però, questa festività risultava circoscritta a tali Paesi di origine anglosassone, negli ultimi anni si è verificata una progressiva integrazione della festa di Halloween anche in Italia, per cui il famosissimo “Trick or treat?”, recitato dai bambini inglesi e americani, si dipinge anche sulle bocche dei bambini italiani, nella forma del celebre “Dolcetto o scherzetto?”, slogan indispensabile per recarsi davanti agli usci delle case per chiedere caramelle e dolciumi vari o per predisporre piccoli scherzi, nel caso in cui non si riceva alcun compenso.

Anche a Bologna, lo scorso 31 ottobre, camminando per le strade o sotto i portici, è capitato di imbattersi in costumi raffiguranti piccole creature mostruose, streghe, scheletri e fantasmi, sotto i quali si nascondevano i volti dei bambini pronti per dedicarsi alla caccia di dolciumi nella notte più spaventosa dell’anno.

Per i più grandi, invece, non è stato difficile trovare alcune feste a tema in cui trascorrere la serata: il Random Party all’Unipol Arena di Casalecchio, il Linkubator Halloween al Link, locale nella periferia di Bologna, il Transia “Screaming Queens” al Freakout Club e il “Basta che Suspiria” all’Estragon di Via Stalingrado sono solo alcuni degli eventi ai quali i cittadini bolognesi e non solo hanno potuto prendere parte, preferibilmente muniti di maschere e travestimenti spaventosi, a conferma che questa festività da poco assimilata dagli italiani sia entrata stabilmente nella cultura attuale.

Il motivo principale potrebbe essere quello economico: approfittando di questo giorno come di un giorno di festa, infatti, a ricavarne profitto sono stati sicuramente non solo i locali appena menzionati, ma anche negozi e siti internet adibiti alla vendita di costumi e maschere. Il “fattore consumismo” sembra dilagare anche nella “patria” della festa, gli Stati Uniti, per cui pare che anche lì dove il giorno di Halloween debba essere più sentito, tenda a prevalere il fattore meramente economico, che contribuisce sempre di più al progressivo allontanamento dal significato originario della festività stessa.

Quindi, che sia solo un buon motivo per festeggiare o che si tratti effettivamente di una festività sentita, ormai il giorno di Halloween non passa inosservato, soprattutto da qualche anno a questa parte. È giusto? O, forse, sarebbe meglio che ogni Paese rimanesse legato alle proprie festività, senza inglobarne altre “pagane” e lontane dal modo di pensare corrente? Una risposta univoca non è sicuramente possibile, ma sta di fatto che ciascuno di noi, a volte pure in maniera inconsapevole, abbia fatto propria questa festa, dedicandole un qualche tipo di celebrazione perlopiù dal punto di vista strettamente materiale, quindi con l’intaglio di una zucca munita di lumino interno, con un travestimento spaventoso o un trucco mostruoso, con la partecipazione a un evento a tema o anche solo contribuendo a far sì che si aggiungesse qualche caramella in più ai dolciumi collezionati dai bambini durante il giro delle case, e contribuendo, quindi, in tal modo, a rendere anche Halloween un giorno di festa come gli altri.

Vox Zerocinquantuno n.28, novembre 2018

In copertina foto di Sara Piri


Riferimento sitografico:

https://www.studenti.it/halloween-storia-significato.html

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