Domino, visioni a confronto per combattere il terrorismo. Di Fabio Bersani

Con questo numero torniamo a parlare di uno dei grandi registi del cinema statunitense contemporaneo, Brian De Palma. Il suo ultimo film uscirà nelle sale italiane l’11 luglio prossimo.

Il regista del New Jersey sceglie uno dei suoi generi preferiti per questo suo lavoro, il thriller poliziesco. Il film, tra spionaggio e poliziesco, tratta un tema ben lontano dalla Hollywood che ci ha raccontato nei suoi film: il terrorismo in nord Europa. La produzione danese fornisce uno sguardo ben specifico a quelle che sono le azioni dell’ISIS nella parte nord del continente europeo, descrivendo con minuzia le metodologie degli attentatori e i motivi che muovono l’associazione terroristica a giustiziare migliaia di innocenti.

Oltre allo stile di regia fedele a quello di tutti i suoi film, emerge anche il tema del bene e del male nella giustizia. La presenza imprevista della CIA all’interno del contesto di giustizia europeo serve per comprendere i diversi equilibri di potere tra la polizia locale e l’intelligence americana. La pellicola indica come, di fronte ad un nemico comune come quello del terrorismo per le democrazie occidentali, le linee d’azione per arginare la minaccia compiano percorsi diversi.

Domino non è certamente il miglior film di De Palma, proprio secondo il regista statunitense la produzione danese ha creato diverse complicazioni rendendo meno fluida la storia costringendo così il regista a diversi tagli nel montaggio del film. Se il plot della storia segue un buon ritmo, le storie personali degli attori risultano però troppo fredde, diversi spunti dei personaggi non vengono portati avanti nè approfonditi, rendendo la narrazione dei protagonisti troppo piatta per un film dal cast ridotto.

Nel film emerge il tema dell’egemonia politica degli Stati Uniti anche al di fuori dei confini nazionali. L’utilizzo di strumenti non convenzionali per vincere la lotta al terrorismo internazionale e l’invasione della privacy ai danni degli abitanti del vecchio continente ne sono due elementi fondanti. Il racconto dell’America colonizzatrice ai tempi della società dell’informazione viene così descritto con passione da De Palma.

Lo stile classico del regista viene confermato anche dalla realizzazione di scene che sembrano prese direttamente dai telegiornali. Pochi filtri e l’utilizzo del verosimile aiutano a rendere la storia più vicina a quelli che nella realtà sono stati fatti che hanno sconvolto milioni di vite umane. De Palma riesce così a mostrare la realtà in tutte le sue forme, da quelle più passionali a quelle più crudeli.

Il pregio di raccontare un tema così spinoso descrivendo una storia che inizia a Copenaghen e finisce nel sud dell’Europa, permette allo spettatore di avere un più ampio quadro di quello che è il modo di agire dell’ISIS e di come la polizia possa arginare il fenomeno, non sempre riuscendo ad adoperarsi secondo le regole del gioco.
Vox Zerocinquantuno n.35 Luglio 2019

Foto: variety.com


Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e d’impresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film.

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