Dopo 40 anni Beethoven torna a Teheran. Il racconto del violinista Ismael Huerta Gòmez, di Eloisa Grimaldi

Giovedì 19 gennaio 2017 segna una data importante sul calendario internazionale e sancisce un dialogo tra popoli e culture che apre un corridoio preferenziale tra il panorama artistico musicale italiano e quello politico mondiale. L’evento andato in scena, organizzato da Emilia Romagna Concerti, non è solo un alto esempio di eccellenza musicale italiana, ma un’azione fattiva che scrive la storia mondiale, la quale passa anche attraverso conflitti culturali.

Dopo 40 anni un’orchestra occidentale si è esibita in Iran, al Valdhar Concert Hall di Teheran, all’interno dell’importante festival iraniano Fajr. Sotto la direzione del Maestro Paolo Olmi, la Quinta Sinfonia di Beethoven ha preso voce, suonata da un complesso di 90 elementi composto dall’Orchestra del Festival Pucciniano di Torre del Lago e da alcuni musicisti della Young People European Orchestra e dell’Orchestra Sinfonica di Teheran.

Tra questi musicisti c’è anche Ismael Huerta Gòmez, violinista spagnolo, che abbiamo avuto la fortuna di incontrare e che ci racconta una prospettiva personale della sua avventura in Iran attraverso un’intervista raccolta e tradotta da Matteo Penazzi.

Il violinista Ismael Huerta Gòmez in concerto

Il violinista ci spiega i passi che, sin da giovanissimo, lo hanno portato sul sentiero della musica e soprattutto dei viaggi: “A 14 anni sono andato a suonare in Repubblica Ceca e da quel momento ho sempre viaggiato esplorando nuovi posti grazie alla musica ed è sempre più o meno così: qualcuno mi chiama al telefono, io faccio la valigia e parto!”

Arrivato a Roma grazie una borsa di studio Erasmus, nella classe di Quartetto sperimenta la bellezza di un gruppo interculturale, suonando con colleghi turchi, giapponesi ed italiani. Grazie alla sua passione ed alla sua bravura continua a stringere collaborazioni fino a quando incontra il Maestro Olmi “tra gli altri concerti che abbiamo fatto insieme è saltata fuori la grande occasione di andare a suonare in paese nuovo: l’Iran. Confesso di essere partito con tutti i pregiudizi del caso e tipici dell’occidentale medio. Ma l’orchestra insegna sempre a stare insieme nei piccoli gesti come girare le pagine per il compagno quando finiscono le note.. .”

La scoperta della diversità, al di là di facili pregiudizi e razionali considerazioni, permette la costruzione di un evento di pace, dove si sperimenta un incontro tra pubblico iraniano e musica europea; la stessa struttura dell’orchestra, organismo adattabile che si coordina per creare una partitura articolata, diventa esempio di collaborazione.

Mi sono sentito accolto con quel calore tipico dell’ospitalità made in Sud. Anche in orchestra è stato bellissimo scherzare e ridere a suon di gesti, dato che il mio compagno di leggio sapeva poco l’inglese, o forse io…! Le tournée sono come isole del tesoro: ogni volta torno a casa più arricchito da nuove avventure e nuovi amici in giro per il mondo. Ammetto che però, oltre al privilegio è anche un gran caos, a volte ho bisogno di più di qualche giorno per riprendermi.

Da quando sono in Italia ho anche viaggiato in Serbia, Oman, Emirati Arabi, Stati Uniti e ho avuto l’opportunità di suonare per stagioni sinfoniche ed operistiche come collaboratore esterno dei conservatori di Milano, Firenze e Bologna, al Teatro Comunale di Sassari, a Trapani con l’Ente Luglio Musicale Trapanese ed ho frequentato anche la prestigiosissima Accademia del Teatro alla Scala per due anni…un sogno!

La musica scavalca le barriere e connette mondi e persone attraverso la sua capacità unica di parlare ad un luogo remoto presente universalmente in tutti noi, è un messaggio privato che ognuno plasma secondo il proprio schema interpretativo, ma è universale e consente di ricordare l’importanza di collaborazioni tra culture diverse, che scardinano i pregiudizi ed aprono nuovi sistemi interpretativi, capaci di costruire sempre più occasioni di scambio.

Il concerto al Valdhar Concert Hall di Teheran, da nava.it

Il percorso di Ismael continua nei suoi diversi progetti musicali che lo aspettano in Italia: “Sono tornato a coltivare l’improvvisazione sia in occasione di molte jam session con i musicisti di Bologna e non solo: nel 2016 ho fatto tantissimi concerti con la Vlashaj Band, insieme a Pjerin Vlashaj, un chitarrista albanese, suoniamo musica folk irlandese e da tutto il mondo in molti locali bolognesi. Ci siamo conosciuti ad Arte Migrante, un gruppo interculturale di amici…proprio lì, vedendoci tutte le settimane, abbiamo pensato di portare in giro la nostra musica. Attualmente suono con formazioni cameristiche e mi sposto facilmente da una città all’altra. Ad oggi ho in mente un progetto educativo ambizioso: insegnare e costituire un ensemble per soli archi con studenti più giovani e poterli guidare all’arte dell’ascolto, facendo anche tanti concerti”.

La voglia di viaggiare e di scoprire nuovi mondi è pari solo alla sua passione musicale, infatti conclude: “Poi chissà.. mi rimane sempre la voglia di suonare sulle crociere, così approfitto di un “passaggio in nave” per scoprire nuovi orizzonti”.

Vox zerocinquantuno n. 7, febbraio 2017


Eloisa Grimaldi laureata in DAMS, approfondisce il campo degli Studi Interculturali con un Master, appassionata di teatro, musica, umanità e poesia, si occupa di diffusione culturale musicale, sviluppa metodi formativi tramite le arti teatrali e collabora a progetti editoriali di stampo sociale e indipendente.


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