Editoriale di Danilo Iannazzo

Da Trump a Padova: i muri della paura

Chilometri di cemento e filo spinato tagliano ancora oggi come una lama interi Stati, famiglie, territori, popoli. Muri innalzati per proteggere, per delimitare. Muri di carattere razzista, muri come atti di forza, muri come espressione di conflitti religiosi. Tutti questi muri sono uguali e diversi nello stesso momento. Sono dichiarazioni di mancanza di umanità, ideologie che si concretizzano in un mondo così moderno e globalizzato da non aver ancora imparato ad avere cura del prossimo; dimenticandolo, ammazzandolo, rendendolo senza dignità come se nascere in un luogo piuttosto che in un altro sia una colpa.

In questo inizio secolo, i termini tolleranza, multiculturalità, multietnicità, sono sempre più evocati eppure, ovunque, si erigono nuovi muri: in Cisgiordania, in Botswana, a Melilla (città spagnola del Marocco), da Los Angeles a Rio, da Buenos Aires a Istanbul, da Varsavia a Mosca, da Shangai a Bombay, dalle periferie di Tolosa a quelle di Parigi. Ma non bisogna per forza guardare fuori, vedere gli scempi del mondo che ci circonda per scoprire che anche in Italia all’alba di una calda notte del 9 agosto del 2006, la città di Padova, in via Anelli, si svegliò alla presenza di un muro, di una recinzione di cemento lunga ottanta metri ed alta tre. In questa triste vicenda non ci sono politiche di destra o di sinistra; il sindaco di Padova ebbe l’appoggio di entrambe le fazioni, ed in modo inconsapevole dichiarò uno dei più clamorosi fallimenti politici e sociali legati all’immigrazione. Oggi quel muro non esiste più ma non si può cancellare la vergogna. Questo sentimento è ciò che è riemerso alla notizia della costruzione del muro tra Stati Uniti e Messico. Però andando a fondo si può anche scoprire che il nuovo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha solo accelerato ciò che era stato già scritto e firmato dal congresso americano riguardo la costruzione di una barriera con il Messico. Sì, perché già negli anni novanta quando alla presidenza vi era George H.W. Bush furono costruiti ben 22 km di muro nella zona di San Diego. Stupirà inoltre sapere che sotto la presidenza di Clinton i lavori sul confine continuarono e stupirà ancora comprendere che nel 2006 il senato, di cui facevano parte sia Hillary Clinton che Barack Obama, votò a favore per la risoluzione 6061 (H.R. 6061), che prevedeva un piano per rafforzare la barriera di separazione dei due paesi. Questi dati sottolineano che poco cambia tra democratici e repubblicani quando si tratta di fare i conti con le proprie paure. Se da un lato sembra che il muro rappresenti un atto di forza dall’altro dimostra il terrore, la paura, proprio di chi crede di appartenere ad una nazione più forte e avanzata economicamente e socialmente.

L’immagine del muro è chiara: la paura dell’altro. Non si tratta qui del muretto che cinge il giardino delle nostre case ma di muri a misura di quartiere o di territorio, del muro che divide, oppone, aggredisce. Produce una potenza illusoria e ritarda la soluzione dei conflitti, lo scambio di parole.

Il costruttore di muri è un distruttore dell’umanità, ma non immagina nemmeno che il muro, qualsiasi muro, suggerisce la libertà, richiama alla partenza, all’avventura. Così “l’altro”, il ghettizzato, l’emarginato costruirà in sé la forza ed il coraggio di superare quel muro, mentre al potente rimarrà solo la paura del proprio fallimento. Il fallimento non è mai però del singolo, perché così come gli abitanti di Padova sono stati coinvolti e complici inconsapevoli trascinando l’Italia nella vergogna, anche gli americani finiscono per venirne fuori non più come i liberatori che hanno lottato per il crollo del muro di Berlino, ma come gli oppressori che tingono di democrazia e libertà le proprie strade.

Vox Zerocinquantuno n 8 Marzo 2017


Danilo Iannazzo, giornalista pubblicista dal luglio del 2009. Ha collaborato presso il “Giornale di Sicilia” e ha avuto esperienze con emittenti televisive e radiofoniche. Laureato magistrale in giornalismo e laureato magistrale in Storia e Filosofia. Attualmente docente in diversi licei.

 


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