Editoriale di Giacomo Bianco

Tra il dire e il fare…

Tra il dire e il fare c’è di mezzo Bruxelles e il tavolo delle trattative in materia di migranti attorno al quale si è riunita fino a notte inoltrata la sempre più precaria Comunità Europea. Le promesse e i proclami della vigilia infatti si sono risolti in un ennesimo nulla di fatto o quanto meno in un risultato parziale e inconcludente. Diventano su base volontaria le quote di migranti da suddividere tra i Paesi che dunque sarebbero svincolati da qualsiasi obbligo a parte quello umanitario evidentemente, e rimane per il momento esclusa l’ipotesi della delocalizzazione dei centri di smistamento in aeree extraeuropee. Nonostante il presidente del Consiglio Conte esultasse alle prime luci dell’alba annunciando la fine dell’isolamento dell’Italia dal resto della Comunità in merito al nodo degli sbarchi sulle nostre coste, sembra chiaro come ad aver vinto siano i Paesi del patto di Visegrad e la linea egoistica delle frontiere chiuse. Dopo questo nuovo deludente risultato ci si interroga sempre più insistentemente sul valore effettivo di una comunità di nazioni così fragile da sfaldarsi alle prime difficoltà, orfana del Regno Unito, incapace di collaborare e che trasforma i tavoli dei Congressi in occasioni di visibilità utili a mostrare i muscoli dei singoli membri o a ricevere consensi all’interno del proprio Paese. Probabilmente la risposta definitiva arriverà con le elezioni europee del prossimo anno anche se niente di buono si prospetta all’orizzonte, con l’aggressivo esercito dei sovranisti che prepara la spallata finale.

Anche se smorza gli entusiasmi del premier giudicando incompleti i risultati ottenuti dal nostro Paese nel vertice appena concluso, il ministro dell’Interno Salvini quantifica la sua soddisfazione nella misura esageratamente ottimistica del 70%. Forse, il sempre più potente ministro intendeva ricordare, con quel dato, l’incremento della sua popolarità rispetto alle elezioni dello scorso marzo, che risulta essere raddoppiata secondo gli ultimi sondaggi che vedono il consenso degli italiani nei suoi confronti salito fino a superare addirittura gli alleati di governo del M5S. E il merito di questo enorme balzo in avanti è da attribuire a tutti gli effetti alla politica anti-migranti adottata nelle ultime settimane e nello specifico alla sua posizione intransigente riguardo al vertice di Bruxelles nonché, pochi giorni prima, alla negazione di attracco per la nave ONG Aquarius divenuto in fretta un caso mediatico e politico. Tattica “low cost” ma molto redditizia che oscura strategicamente le altre ben più dispendiose riforme promesse in campagna elettorale, come per esempio la flat tax rimandata per i privati a data da destinarsi. Mossa politica sostenuta, tra l’altro, dall’unico risultato concreto ottenuto dall’Italia (oltre allo sblocco dei finanziamenti per l’Africa, molto meno del previsto) e cioè che tutte le navi, quindi anche le ONG, che attraverseranno il Mediterraneo dovranno rispettare le leggi senza interferire con le operazioni della Guardia costiera libica. Tradotto: “I migranti vedranno l’Italia solo in cartolina” proprio così infatti dichiara orgogliosamente il capo del Viminale e, impettendosi per aver fatto valere la posizione dell’Italia nel tavolo delle trattative, trasforma le briciole ottenute dal summit in un bagno di consensi.

Sempre più banchetto per gli interessi privati dei rispettivi Paesi membri e vetrina per il consenso interno, l’Europa ha i giorni contati. In seno agli errori della Comunità hanno preso sempre più vigore le frange sovraniste che un po’ alla volta si sono insediate nei governi dei Ventotto e oggi minacciano seriamente di far saltare il banco. Un problema di dimensioni bibliche come quello dei migranti esploso tre anni fa è stato sempre affrontato “alla giornata”, senza visioni lungimiranti come testimonia l’ennesimo flop. Eppure il fenomeno non si arresterà certo nel giro di pochi anni. Per quanto riguarda la frontiera mediterranea infatti, quella che più ci coinvolge, l’esodo di popoli sud-sahariani verso nord e quindi verso le sponde meridionali dell’Europa è stimato dagli esperti, in base alla proporzione di crescita dell’Africa rispetto a quella del vecchio continente, almeno per i prossimi settant’anni. Si evince quindi quale danno catastrofico potrebbe causare all’Italia la chiusura delle frontiere degli Stati confinanti e la fine della Comunità europea: una pressione insostenibile sui confini meridionali che non avrà più nessuno sfogo al Nord, una pentola a pressione destinata ad esplodere. Forse, il peggior quadro immaginabile ma certo le politiche aggressive dei governi europei, ai quali da un mese si è aggiunta anche l’Italia, non fanno presagire nulla di buono. Forse, anzi sicuramente, la nuova politica salviniana dei pugni chiusi e dell’intransigenza avrà fatto guadagnare rispetto al nostro Paese al tavolo delle trattative, ma se a questa risponderà la politica del “grazie e arrivederci” degli altri stati membri, allora saranno guai.

In tutto questo caos, centinaia di uomini e donne, che spinti dalla miseria cercano di salpare il mare dopo la lunga ed estenuante traversata via terra con la speranza di una vita migliore, o quantomeno decente, continuano a perdere la vita. Loro magari non conoscono le dinamiche politiche dei nostri Paesi, ma di una cosa possiamo essere sicuri: ci proveranno ancora e sempre.

Ma questa è un’altra storia che conviene solo accennare a margine e raccontare a bassa voce per non correre il rischio di sembrare “buonisti”.

Mazara, 2 Luglio 2018

Giacomo Bianco

Vox Zerocinquantuno n.24, Luglio 2018


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

 

In copertina (foto Bianco) la Guardia Costiera di Mazara del Vallo in uscita dal porto.

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