Editoriale di Giacomo Bianco

Ma quant’è bello l’azzurro sullo sfondo nero? Sembra quasi più azzurro, più nazionale, più Italia. E come lo indossano fieri i nostri atleti di colore! Non fa sicuramente eccezione Daisy Osakue, discobola e pesista italiana che nonostante sia nata e vissuta sempre nel nostro paese ha dovuto aspettare i fatidici diciotto anni per ottenere la cittadinanza. Non vedeva l’ora di poter cantare l’inno di Mameli lei, come altri italiani di origine straniera, forse più legati di tanti loro connazionali alle tradizioni e alla cultura del bel paese. Quasi per volersela conquistare quella nazionalità, quasi per dimostrare che anche “loro” sono italiani come “noi”. Concetto questo che cercano di ribadire in questo periodo difficile e controverso in cui l’odio per il diverso ha raggiunto livelli altissimi e solo la parola razzismo, divenuta ormai apocrifa, può definire l’escalation di episodi violenti a danno per lo più di persone di colore che stanno colpendo l’Italia, con buona pace del governo che in tutti i modi cerca di sdoganare il termine e quindi il fenomeno.

Daisy Osakue, foto da Quotidiano Piemontese

Daisy è finita al centro dell’attenzione perché colpita da un lancio di uova nella notte tra il 29 e il 30 luglio scorsa, episodio che aveva fatto gridare all’ennesimo atto di razzismo ma che in verità, stando alla Procura di Torino, si sarebbe trattato di una “goliardata” di un gruppo di giovani teppisti (fra cui è stato identificato anche il figlio di un consigliere comunale di Vinovo del Pd) che allena la mira tra le strade di Moncalieri e che ha aggredito altri pedoni in passato senza distinzione di colore. Rimane però aperto più che mai il dibattito sulla discriminazione degli italiani di origine straniera di cui proprio lei si fa portavoce. Infatti sfruttando le comparsate in trasmissioni televisive e le interviste dei giornali ha dimostrato una maturità fuori dal comune e nessun rancore invitando sia la classe politica sia la società alla riflessione sulla spinosa questione relativa allo ius soli.

Dunque, pur registrando il sollievo di aver scoperto che l’attacco all’atleta non fosse di sfondo razziale tuttavia non rimane che constatare la tragicità della situazione.

A Caserta lo scorso 11 giugno due ragazzi maliani venivano raggiunti da degli spari, uno rimane ferito all’addome. A Napoli il 20 giugno un altro maliano veniva ferito, uno chef. A Forlì il 2 luglio una nigeriana ferita a un piede e tre giorni dopo un ivoriano veniva colpito da un proiettile all’addome. A Latina l’11 luglio nigeriani feriti da spari. A Roma il 17 luglio una bimba rom colpita da un piombino. A Vicenza il 26 luglio un operaio capoverdiano ferito alla schiena e lo stesso giorno a Partinico un senegalese picchiato. A Caserta il 27 luglio un immigrato guineano colpito al volto. Ad Aprilia il 29 luglio un immigrato inseguito, picchiato e ucciso.

Nonostante ciò il ministro dell’interno Salvini minimizza gli eventi e considera addirittura complottistiche le ipotesi che vedono un collegamento tra le aggressioni razziali allo scopo di destabilizzare in qualche modo il lavoro dell’esecutivo e minare l’intesa giallo-verde.

Sacrificando, per l’ennesima volta, il buonsenso sull’altare della più cieca propaganda, invece di stemperare i toni che la sua politica aggressiva ha esasperato e portato ai limiti di guardia, il Ministro degli Interni ha deciso di proseguire la strada imboccata negli ultimi anni snocciolando, in risposta all’accusa di razzismo rivolta agli italiani, dati senza contesto e decisamente faziosi. Il vicepresidente afferma che un terzo dei reati commessi in Italia sono compiuti dagli immigrati non considerando che la fascia di età e il genere più incline a commetterli sia proprio quella della stragrande maggioranza delle persone che sbarcano sulle nostre coste: maschio e giovane. La proporzione con la percentuale della popolazione italiana, che tra le sue fila annovera naturalmente anche donne, anziani e bambini, risulta del tutto falsata e possiamo certamente affermare, senza pericolo di essere smentiti, manipolata per il raggiungimento dello scopo. Considerato anche il fatto che citando questi dati sarebbe necessario precisare che buona parte di questi crimini derivano dal reato di clandestinità.

Al di là dei giochi dei numeri del ministro è ora di chiederci se davvero siamo diventati un popolo di razzisti o meno e, se sì, come siamo giunti a questo punto.

Sicuramente il disagio delle periferie, specie nel nord, che vivono il problema dell’immigrazione sulla loro pelle quotidianamente ha accentuato questo sentimento xenofobo alimentato ad arte e per anni dalla Lega e adesso che quella compagine si trova al governo sembra essere arrivato per molti italiani il tempo della rivalsa nei confronti dello straniero. Come le campagne dello sterminato centro America hanno trascinato alla vittoria Trump e quelle del Regno Unito hanno sconvolto l’Europa votando in massa la brexit, allo stesso modo queste zone del nord Italia, (e non solo, i dati confermano un’ulteriore crescita della lega anche nel meridione) stanno facendo la fortuna di Salvini e della sua retorica.

Ma c’è anche una parte del Paese che non ci sta. Che dice e deve dire basta a questo sentimento di odio. Che auspica una rivalutazione dell’immagine del nostro Paese affinché possa tornare ad essere, agli occhi del mondo, un Paese accogliente e includente. Che cerca di opporsi alle politiche disdicevoli, in termine di umanità, portate avanti da questa classe politica che adesso è al potere. Che è consapevole che serve poco, basta non stare zitti. Perché si può fare tanto anche nel proprio piccolo, nel quotidiano, all’interno delle proprie professioni e delle proprie relazioni umane e perché no, sfruttare l’entusiasmo dei nuovi italiani a cui l’azzurro dona e sembra quasi brillare e di cui abbiamo bisogno più di quanto vogliano farci credere.

È da questi ragazzi che bisogna ripartire, dal loro ardore, dalla loro voglia di essere italiani per tornare ad esserlo un po’ anche “noi”.

Giacomo Bianco,

Mazara, 3 agosto 2018.

In copertina foto da Il giornale.it

Vox Zerocinquantuno n.25, agosto 2018


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

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