Editoriale di Giacomo Bianco

Come il Sud leghista sta tradendo se stesso.

Da “Prima il Nord” a “Prima gli Italiani” il passo è stato veloce e indolore, anzi necessario per prendere il potere del Paese. Così come togliere la parola Nord alla Lega e creare un nuovo statuto di partito, oltre a rappresentare un escamotage per evitare il pagamento dei 49 milioni di rimborsi richiesti dai PM genovesi, ha un valore simbolico forte: trasformare quello che era un movimento territoriale in un grande partito nazionale. Missione riuscita in pieno. Ma quello che più stupisce, è come Salvini abbia convinto anche l’elettorato meridionale che fino a poco tempo prima veniva apostrofato in termini razzisti e discriminatori. Un elettorato che è sempre stato terra di conquista di Berlusconi e che alle politiche di marzo aveva aderito in massa al programma penta stellato. Più che come, però, interessa sapere perché il Sud ha dimenticato il suo passato di resistenza.

Quella che nel periodo postunitario era stata contro i piemontesi che, nonostante fossero scesi per la prima volta in quella terra, pretendevano di chiamarla Italia e, dopo l’instaurazione di leggi ad hoc per il Meridione che aumentavano notevolmente la tassazione e  l’inasprimento del servizio di leva obbligatorio che toglieva manodopera giovanile ai campi, avrebbero fatto meglio a chiamarla colonia. Il resto è storia. Il resto è stato il brigantaggio, termine coniato su misura per sminuire alla stregua di una rivolta di banda quella che è stata invece una vera e propria guerra civile che, per comprenderne meglio la natura, andrebbe un po’ snaturata dal valore politico che ha rappresentato e collegata alle radici sociali di una guerra contadina, di una rivolta di classe.

Foto da Blog.libero.it

Quella resistenza senza armi ma piena d’orgoglio della grande emigrazione al Nord del dopoguerra, spinta dalla miseria. Il “terrone” diventava operaio nelle grandi fabbriche settentrionali ma non riusciva, o meglio gli era impossibile, integrarsi nella nuova realtà a dir poco ostile. Praticamente ghettizzati e osteggiati dalle persone del luogo, non erano mai stati considerati connazionali più sfortunati emigrati in cerca di una vita migliore, e di conseguenza altro non speravano che riuscire a racimolare una cifra sufficiente per tornare a casa e magari tentare la fortuna aprendo una propria attività o riscattare quella che avevano perso.

Da molto lontano, dunque, parte il disprezzo della Lega Nord verso il Sud. Nata come movimento violento (cosa che oggi molti hanno dimenticato) agli inizi degli anni novanta, si è fatta portavoce degli stessi valori xenofobi e razzisti che ieri Bossi usava contro i meridionali e oggi Salvini usa contro i migranti. Dunque iniziava anche questa di resistenza, contro i Lombardi che tanto avrebbero voluto dividersi da quella parte di Paese “infetta”, tanto da esortare un’eruzione del Vesuvio che avrebbe “lavato” quella sporcizia con il fuoco. Si potrebbe continuare a lungo elencando frasi del genere ma, sia per decenza, sia per non contribuire ad un uso violento del linguaggio contemporaneo portato ai limiti della nausea, è sufficiente fermarsi qui per capire con quali presupposti è nato il partito che oggi, di fatto, governa il Paese.

Cercando di rispondere alla nostra domanda, del perché Salvini ha conquistato anche il Sud, basterebbe dire che molti meridionali abbiano seguito l’esempio del Capo politico del M5S, quel Di Maio, campano, a cui avrebbe dovuto piovere fuoco sulla testa poco tempo fa, che ha deciso di dimenticare le esternazioni del suo alleato di governo di cui è a tutti gli effetti il vice, terrorizzato dal suo grande consenso e dallo spettro di elezioni anticipate che sancirebbero quello che già è di fatto. A parte le provocazioni, d’obbligo in questo caso, una cosa in comune però queste due Italie continuano ad averla: un popolo annebbiato dalla miseria e dalla frustrazione che si affida a chiunque offra un cambiamento che possa invertire la propria sorte, ragionando molto di pancia e poco o niente di testa. Ingredienti della ricetta populista di mezzo mondo.

Considerata la grande inconsistenza dei 5 stelle al governo, che un po’ alla volta stanno consegnando le redini del potere alla Lega, è lecito chiedersi se sarebbe successo la stessa cosa in un governo di alleanza con il PD. Uno dei tanti difetti che si porta dietro il più grande partito di centro sinistra italiana, tra cui il fatto di essere stato poco di sinistra nella sua fase decisamente centrista di Renzi, è quello di aver fatto male i conti. I DEM prevedevano un crollo definitivo delle preferenze se si fossero messi al tavolo contro i loro più grandi accusatori ma, a veder bene quello che sta succedendo nell’esecutivo giallo-verde, era sicuramente un tentativo da fare e un rischio da correre. Il Sud sarebbe rimasto appigliato alle promesse dei grillini e non sarebbe stato attratto dagli strilli salviniani che sarebbero rimasti, come sempre, fastidiose e colorite urla dell’opposizione e, cosa più importante, il Paese non sarebbe stato inondato dall’odio leghista. Ciò non è avvenuto per lo stesso motivo per cui il PD ha perso alle scorse politiche: arroganza, progressismo eccessivo, cecità davanti ai veri problemi, ottimismo fuori luogo e soprattutto quell’attaccamento alla poltrona che è stato poi il motivo per cui non si è voluto fare il governo giallo-rosso e per cui il Sud, tradendo se stesso, si sta consegnando alla Lega, l’unica altra opzione possibile.

Giacomo Bianco,

Bologna 3 settembre 2018

Vox Zerocinquantuno n.26, settembre 2018

In copertina: Lo Monte e Perdichizzi accompagnano Salvini in visita a Taormina ( da BlogTaormina).


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi

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