Editoriale di Giacomo Bianco

Destra e sinistra.

Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra? Cantava Giorgio Gaber prendendosi beffe delle due categorie che già allora al signor G apparivano sbiadite. La famosa canzone proseguiva con l’elenco pungente e sarcastico dei luoghi comuni più diffusi sull’appartenenza ad un’ideologia piuttosto che ad un’altra.

Oggi i soggetti politici che compongono il governo Giallo-Verde cercano in tutti i modi di smarcarsi da queste categorie definite desuete e vetuste ma soprattutto non più utili ad interpretare la new policy o meglio la nuova non-politica che ha come obiettivo appunto la distruzione della classe dirigente del passato e del sistema politico in generale.

Questo dunque non è un governo di destra e neanche di sinistra, tengono a ribadire i suoi protagonisti. É composto da due compagini politiche diverse che non hanno fatto propaganda elettorale insieme e che si sono alleate solamente per avere i numeri necessari a governare. A dimostrazione delle loro tesi che li pongono al di fuori delle vecchie categorie politiche di un tempo, il loro unico orientamento deriva dal rispetto di un contratto di governo dove sono stati inseriti gli obiettivi dell’esecutivo, che altro non sono che le promesse fatte agli elettori alle politiche dello scorso Marzo.

É tutto vero? In parte.

Forse il vero problema sta nel fatto di continuare ad osservare e a giudicare il Salvimaio (termine felicemente coniato da Scanzi che segue il Renzusconi che tanto successo ha avuto in passato) con le lenti sbagliate, quelle tarate su categorie passate.

Non siamo abituati a questo tipo di fare politica, non crediamo ancora come sia possibile che due forze come il partito più vecchio in parlamento e quello di più recente fondazione si siano alleati insieme. Basta solamente cambiare le lenti dei nostri occhiali per riuscire a giudicare correttamente il loro operato? Può essere, ma lo sforzo sarà notevole e chi pensa di aver capito cosa muove l’ingranaggio di questo strano esecutivo è probabilmente fazioso o semplicemente polemico. L’intera impalcatura del nostro pensiero politico, infatti, non può essere spazzata via da tre mesi di new policy. Nessuno sa come andrà a finire, non resta che osservare questa nuova creatura con la curiosità della conoscenza e con l’implacabilità della critica, tralasciando le facili emozioni del tifo. Ormai sembra quasi che votare un partito stia diventando come tifare la propria squadra del cuore, a prescindere da qualsiasi cosa succeda si resta vicino ai propri rappresentanti al parlamento anche quando le cose vanno male. Non è così, non lo è mai stato ma lo sta diventando. Tuttavia in politica, a differenza del calcio, c’è il diritto di cambiare idea, se non il dovere di farlo: si giudica, non si ama. Questo concetto negli ultimi tempi ha trasceso la lucidità della ragione per incontrare l’emozionalità del tifo, è sceso dalla testa al cuore fino alla pancia dell’elettore. Questa è l’essenza del tanto bistrattato e iperdefinito populismo.

Ma al di là delle definizioni e dei giochi semantici, l’elettore italiano merita rispetto e nonostante le parecchie contraddizioni dei primi decreti del governo e il clima non certo favorevole dei media, i sondaggi di proiezione al voto dimostrano la piena fiducia a questo esecutivo da parte dei cittadini, la più grande degli ultimi decenni.

Tornando al superamento delle categorie storiche della politica dalle quali, fin dalla notte dei tempi, le classi dirigenti hanno preso ispirazione, risulta difficile che il Salvimaio ne sia al di sopra del tutto per diversi motivi.

Perché governare non può ridursi alla semplificazione del rispetto di un contratto: durante il mandato si susseguiranno eventi che richiederanno soluzioni che non si troveranno nell’accordo stipulato tra le due compagini e allora per forza di cose bisognerà servirsi della propria tradizione politica e del proprio bagaglio culturale che non si trova scritto asetticamente su un foglio.

Perché c’è molta sinistra nel Decreto Dignità (di più che in tutti gli anni del Renzismo) e molta destra nel Decreto Salvini (tanto da far crepare la base 5Stelle che voterà divisa il DL).

Perché il Reddito di cittadinanza è decisamente di sinistra e la Flat Tax è estremamente di destra.

Perché se esiste un motivo per cui questo governo potrebbe saltare è appunto la negazione di una verità assoluta: Destra e Sinistra esistono e sono rappresentate dalle due anime di questo esecutivo.

 

Giacomo Bianco

Bologna, 1 Novembre 2018

Vox Zerocinquantuno n.28, novembre 2018


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi

In copertina foto da: panorama.it

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