Editoriale di Giacomo Bianco

Doveroso esordire questo nuovo numero con il ringraziamento a Danilo Iannazzo che da diligente e appassionato direttore, ci ha indicato la strada nei primi due anni di Vox. Anni in cui il duro lavoro della redazione sarebbe stato vano senza la sua guida sicura, piena di entusiasmo ma anche serena e lucida. Nulla cambierà adesso che l’onore e l’onere della direzione è passata al sottoscritto. La linea editoriale tracciata da Danilo in stretta collaborazione con la nostra attenta direttrice editoriale Maria Laura, deus ex machina del progetto, proseguirà nella stessa direzione e sarà sempre rivolta ai più giovani perché solo in questo modo potremo offrire un prodotto fresco, dinamico e perché no, anche un po’ spavaldo, tipico della sfrontatezza giovanile. In un paese anagraficamente ma anche ideologicamente “vecchio” come l’Italia, quale altra soluzione potrebbe apparire più giusta?

Parlare della funzione del giornalismo in un periodo come questo in cui anche le più alte istituzioni della Repubblica usano termini fortemente denigratori contro la categoria, diventa compito arduo e rischiare di cadere nella banale retorica rappresenta un rischio concreto. Certamente la stampa non deve godere del privilegio dell’immunità e non può essere al di sopra delle critiche, molti colleghi hanno commesso degli errori e chissà quanti altri ne faranno e ne faremo ancora.
Tuttavia ci si aspetterebbe toni meno accesi da parte di un ministro, a maggior ragione in un Paese che sta vivendo una fase storica inquieta e che ha alzato il livello di violenza sia dei modi che del linguaggio. Quando una categoria viene messa pubblicamente così sotto accusa e da chi riveste un ruolo così rispettato, si corre il rischio di legittimare atteggiamenti violenti e la storia recente di Traini lo dimostra. Ci si dimentica troppo spesso del peso delle parole e delle loro conseguenze o, peggio ancora, lo si fa volontariamente cavalcando il clima di odio generale per guadagnare qualche punto percentile di consenso.

L’obiettivo primario deve tornare ad essere quello di riconquistare la fiducia dei cittadini riguardo alla funzione del giornalismo che rischia di essere considerata, ormai, solo come l’ancella al servizio delle élite al potere e del mondo economico o schiava dei conflitti di interesse dei ricchi editori. Bisogna riprendere il filo interrotto della comunicazione con le persone: tornare ad essere la voce del popolo a sostegno dei più vulnerabili e degli invisibili. Godere della libertà di informare ma anche sottostare al dovere di offrire un’informazione vincolata solo alla deontologia della professione e non a meri interessi.

Vox continuerà per la sua strada cercando di non tradire mai le aspettative dei nostri lettori.
La nostra strada è nel web e, in questa lunga e poco lineare ferrovia, cerchiamo di sopravvivere diffondendo un prodotto atipico rispetto agli standard “del luogo”: l’approfondimento culturale, in totale controtendenza con la tipica velocità del supporto tecnologico e l’incostanza del prodotto digitale. E lo continueremo a fare con i mezzi che abbiamo a disposizione quali la serietà e la passione… qualità sempre più rare da reperire.
In che luogo fare tutto questo, dunque, se non nell’arena del web dove ormai si affolla la gente? È lì che bisogna stare, in mezzo al rumore dei nemici, cercando di combattere ogni giorno le fake news e la grande approssimazione che stanno ammalando il Paese.
Bologna, 4 dicembre 2018
Giacomo Bianco

Vox Zerocinquantuno n.29, Dicembre 2018


Giacomo Bianco, giornalista, Direttore Responsabile. Laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna.

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