Editoriale di Giacomo Bianco

Un osservatore esterno non avrebbe alcun dubbio a definire in crisi il governo, a decretare la fine ufficiale della luna di miele del matrimonio più pazzo del mondo tra i due rampanti vicepremier e le rispettive compagini. Come dargli torto. Da una parte i grillini usciti con le ossa rotta dalle tornate elettorali delle regionali cercano di scrollarsi dalle poltrone del Palazzo, che mai avrebbero immaginato essere così comode, per tornare in trincea e cercare di recuperare la fama dei “duri e puri” derivante dalla protesta continua contro tutto e tutti che li ha caratterizzati nei loro dieci anni di vita ma un po’ meno nell’anno di governo.

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Dall’altra parte Salvini, che al confronto con l’acerbo collega sembra una vecchia volpe della politica italiana, vive il suo dilemma quotidiano che diventa sempre più evidente e quindi quasi imbarazzante nei confronti degli alleati di governo: è giunta l’ora di staccare la spina, di scendere dal taxi giallo a 5 stelle che lo ha trainato fino a ben oltre il 30% dei consensi e cercare di governare da solo o magari con il supporto della scalpitante Meloni, mettendo cautamente da parte Berlusconi che mai potrà essere secondo a nessuno, oppure continuare ancora per un po’ la farsa del contratto di governo, quel governo del cambiamento che ha incredibilmente reso “diverso”, innocente e un po’ ingenuo anche lui che invece rappresenta, come pochi oggi in quell’aula, la vera essenza della casta?

Dilemmi…dunque, dilemmi vecchi e nuovi che riaffiorano per circostanze tragiche come l’attentato sventato contro il pulmino che trasportava dei ragazzi grazie al coraggio di Adam e Rami, due italiani in tutto e per tutto tranne che sulla carta. Siamo davvero sicuri che i due ragazzi sentissero il bisogno di ricevere la cittadinanza dal ministro degli Interni dopo tante polemiche e ripensamenti, come fosse un bene prezioso che avevano meritato solo perché avevano rischiato di morire? Occorre mettere in gioco la propria vita per essere italiani…essendolo già? Vale così tanto quel pezzo di carta? Da qui è partita tutta la sequela di polemiche e strumentalizzazioni dall’una e dall’altra parte degli schieramenti che, come sempre, non hanno portato a un dialogo costruttivo e approfondito su un tema delicato che non può ridursi certo alla dialettica scomposta di cui ormai siamo abituati. I Romani, dopo essersela tenuta stretta a lungo, iniziarono a concederla a tutti solo perché necessitavano di nuovi contribuenti per le casse dello Stato. E anche noi, inteso come europei e non solo italiani, dovremo aspettare che non valga più niente? Senza cercare di diffondere precetti di moralità spicciola ma guardando la situazione solo cinicamente, e dunque smarcandoci dal pesante appellativo di buonisti, forse sarebbe opportuno concederla adesso visto che ancora essere europeo è ritenuto uno status privilegiato, per non cadere nello stesso errore dei nostri antenati. Quindi se non “buonisticamente”, perché non concederla cinicamente? Con questa chiave di lettura e in questo clima sarebbe ritenuta una scelta forse più accettabile.

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Mentre termini come nazionalismo e sovranismo, nel quale il tema della cittadinanza entra a pieno diritto, vanno per la maggiore, ci si accorge allo stesso tempo quanto siano anacronistici quando, quasi magicamente, due atti meschini avvenuti in due parti del mondo lontanissime tra di loro e in tempi diversi, entrano in contatto e si richiamano. Brenton Tarrant e Luca Traini, Christchurch e Macerata anche se così lontani geograficamente e temporalmente, diventano in un battibaleno vicinissimi ideologicamente. Accumunati nel razzismo, nella prevaricazione dell’uomo bianco su tutti gli altri, nell’ignoranza più buia. Tragedie che vanno ben oltre il numero delle vittime causate da questi attentati xenofobi. Atti che fanno regredire il genere umano, mortificano la nostra intelligenza e, soprattutto, creano precedenti. Perché l’odio chiama odio, Traini chiama Tarrant. Il nome dell’italiano sulle armi dell’australiano suona così come una beffa in barba all’isolazionismo e al rifiuto della globalizzazione.

L’inverno è finito ma l’arrivo della primavera non sta certo portando schiarite sullo scenario politico e sociale del Paese.

Il governo sembra agli sgoccioli ma non c’è un’alternativa credibile ad esso. Infatti, nonostante il grande successo delle primarie del PD, Zingaretti non sembra avere quella verve necessaria a guidare una Sinistra ampia e plurale e soprattutto senza liti intestine. Dunque, se il Salvimaio non resisterà alle prove delle Europee, toccherà a un governo di tecnici togliere le castagne dal fuoco?
E invece chi salverà la nostra società dal clima di odio nel quale è avvolta? Non certo il “divieto” del buon senso oppure l’incoraggiamento “dell’ignoranza come garanzia di innocenza”. Frase manifesto di Ezio Mauro, non a caso, autore de L’uomo bianco contro il suprematismo della razza bianca. Alla fine…tutto torna.

Bologna, 4 aprile 2019

Giacomo Bianco

Vox Zerocinquantuno n.32, Aprile 2019

 

Foto: IlTempo.it


Giacomo Bianco, giornalista, Direttore Responsabile. Laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna.

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