Editoriale di Giacomo Bianco

Aprile è scivolato via tra una festa e l’altra, tra temporali e schiarite. Se così vicine sono state le celebrazioni della Pasqua e della Liberazione, mai così lontani invece sembrano essere oggi i due vicepremier che di fatto gestiscono il governo. Mentre prima, come il cielo di aprile, ai nuvoloni neri seguivano sempre le schiarite, adesso la luna di miele è ufficialmente finita. Stavolta non si tratta di scaramucce strategiche per ristabilire i propri confini e affermare nuovamente la propria identità nei confronti dell’alleato in vista delle imminenti elezioni, ma si sta assistendo a una vera e propria crisi di governo, accentuata anche dagli ultimi guai giudiziari che hanno coinvolto sia la Lega che i pentastellati a seguito delle intercettazioni ai danni del sottosegretario alle Infrastrutture, il leghista Siri, e della sindaca di Roma, la grillina Raggi.

Dopo aver consegnato il governo alla Lega, almeno secondo quanto emerge dai sondaggi, il Movimento ha capito che un cambio di rotta era necessario. Da qualche settimana, infatti, la loro opposizione si è fatta più dura e sembra che stia già dando i primi frutti. Opposizione? Ebbene sì, all’interno dell’ibrida creatura di governo venuta alla luce dal rivoluzionario risultato del voto elettorale del 4 marzo 2018, esistono sia la maggioranza che l’opposizione e, mai come in questo periodo, la cosa non sorprende più e addirittura sembra quasi necessaria.

D’altronde non può essere altrimenti se a Sinistra si continua ad assistere pressoché impotenti allo spettacolo da telenovela che questo governo propone. Infatti se a Torremaura, a contrastare Casapound che fomenta la protesta dei cittadini del quartiere contro i rom, si trova solo un coraggioso ragazzino e se i cittadini si rivolgono alle frange di estrema destra perché si sentono abbandonati dalle istituzioni e da chi un tempo lottava per loro, si capisce, allora, come attualmente non esista alternativa a questo governo e che, addirittura, la maggioranza al potere debba farsi carico anche dell’opposizione per far girare il meccanismo democratico.

Eppure, i Dem, di occasioni per cercare di inserirsi nelle crepe create dai continui litigi tra le due compagini governative ne hanno avute molte, come anche di riprendere il proprio posto nella questione sociale. Per esempio, sarebbe stato opportuno smettere, in nome del politicamente corretto, di definire semplicisticamente “razzisti” i cittadini delle periferie italiane che per troppi anni hanno subito il carico di un’immigrazione incontrollata e non ben incanalata verso una sana integrazione che adesso, esasperati dal degrado in cui sono costretti a vivere, protestano ferocemente, anche se con toni intollerabili e da condannare. Ma le condizioni spesso disperate di questi quartieri popolari portano al degrado e quindi al disagio sociale che fa emergere gli istinti più reconditi dell’uomo che sarebbe compito della politica tenere a bada.

Troppo terreno e tanto tempo è stato “perso” dalla Sinistra progressista e dal partito che maggiormente la rappresenta, per occuparsi di temi come i diritti delle minoranze che, pur di notevole importanza e che necessitavano di essere affrontati per eliminare il gap tra l’Italia e gli altri Paesi, poco interessavano all’opinione pubblica e soprattutto non rispondevano all’esigenza del momento. Certamente le intenzioni erano buone ma non il tempismo. Da qui nasce la frattura tra la cittadinanza della periferia e il PD, sempre più centrista, nel quale molte persone di sinistra non si riconoscono più. Perché Torremaura non è solo Roma ma è anche Milano, Torino, Bologna, Napoli…Torremaura è l’Italia, è quello che il nostro Paese oggi esprime: esasperazione dettata dal degrado e dalla povertà che causa l’odio feroce contro gli ultimi. Sarebbe troppo superficiale, anche se politicamente corretto, definire questo disagio come razzismo.

Non esente da colpa è anche, naturalmente, questa nuova Destra che abbiamo avuto modo di conoscere e che la Lega, nella compagine italiana, rispecchia in pieno: sovranità e immigrazione zero, o quasi.
È, infatti, soprattutto a causa del clima di odio e intolleranza creato dal circo mediatico di Salvini e della Meloni, in primis, che l’aria si è fatta carica di tensione e il linguaggio imbarbarito. Il prezzo da pagare per una manciata di like sembra davvero eccessivo.

È ora che la politica si faccia carico delle proprie responsabilità prima che la situazione, particolarmente esplosiva in certe zone del Paese, sfugga irrimediabilmente di mano.

Vox Zerocinquantuno n.33, Maggio 2019


Giacomo Bianco, giornalista, Direttore Responsabile. Laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna.

Foto: Enrico Partemi 

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