Editoriale di Giacomo Bianco

È stato il 25 Aprile delle polemiche e della divisione quello appena trascorso nelle due principali città italiane e non solo. Se a Carpi con il Presidente dello Stato Mattarella si è applaudito al sacrificio della Brigata Ebraica, composta da 5 mila volontari che combatterono a fianco della nostra Resistenza in Toscana ed in Emilia Romagna, a Milano e a Roma invece solo fischi ed insulti hanno salutato la Comunità Ebraica.

Nella capitale ognuno per conto proprio, con la sindaca Raggi che goffamente ha partecipato ad entrambe le manifestazioni inneggiando all’unione e invitando i romani a ricordare il vero senso di questa festa. Ma se da una parte si cantava l’inno di Mameli e si sventolava il vessillo della Comunità Ebraica e dall’altra invece s’intonava Bella Ciao e si levavano alte le bandiere palestinesi, si è capito subito che la discordia sarebbe stata il motivo predominante di tutta la giornata romana.

Nel capoluogo lombardo non è andata diversamente. Non appena il Presidente del Senato Grasso ha nominato “quei 5000” volontari che hanno rischiato la deportazione- in Italia erano in vigore le leggi anti-razziali- nei campi di concentramento per aiutare i partigiani nella guerra contro il nazifascismo, sono partiti insulti e fischi. Sempre a Milano per la prima volta è stata proibita la classica parata “nera” al Campo X del Cimitero Maggiore dove Casa Pound e Lealtà e Azione negli ultimi anni avevano ricordato le vittime della R.S.I., martiri di “una difesa sempre legittima” come Salvini tiene a ricordare.

Via del Pratello durante la festa

A Bologna invece nessun eco di queste polemiche. Dopo la solenne cerimonia con il sindaco Merola e il ministro della Camera Boldrini che ha espresso l’intenzione di far chiudere tutti i siti e i profili Facebook che inneggiano al fascismo e a Mussolini, e una visita al Museo della Resistenza aperto tutto il giorno per l’occasione, la città si è riversata in via del Pratello, il vero fulcro conviviale della festa della Liberazione bolognese. Su e giù per la strada tanta festa, tanta musica e moltissima gente tra bancarelle e vari artisti. Grande partecipazione in serata ha registrato anche il “ballo della Liberazione” in piazza Maggiore. Inoltre chi ne ha avuto la possibilità ha raggiunto Marzabotto e Monte Sole dove, come ogni anno, si celebrava il ricordo della strage compiuta dai nazisti contro l’inerme popolazione civile.

Oggi, come tutti i giorni, bisognerebbe ribadire che con l’armistizio dell’otto Settembre non morì la Patria e non si perse l’onore degli Italiani bensì si posero le basi per la democrazia contro una concezione di nazione basata sul predominio e sull’autoritaria abolizione dei diritti. Al di là di ogni scelta politica e morale, è giusto riconoscere la Resistenza, perché questo ci conferma la storia, come passaggio fondamentale e sofferto che portò alla liberazione e quindi alla costituzione: con una sola parola alla democrazia.

Via del Pratello gremita per celebrare il 72esimo anniversario della Liberazione

Proprio oggi che venti xenofobi soffiano su mezzo Mondo occorre non solo ricordare il sacrificio dei partigiani che morirono per la libertà ma anche attualizzarlo, usare questo stesso spirito di lotta per resistere al terrorismo che cerca di minare le nostre libertà sia di cittadini che di essere umani. Le grandi metropoli mondiali martiri della violenza terrorista come New York, Londra, Berlino e Parigi hanno indicato la rotta da seguire per contrastare questi vili attacchi: l’indifferenza coraggiosa. Che non é sottovalutazione del pericolo o noncuranza del rischio ma l’unica risposta possibile, quella del non piegarsi per rimanere “democratici”. Continuare cioè la vita di tutti i giorni ed insistere sui punti cardini della nostra cultura, gli stessi che il terrorismo jiadista attacca quali apertura, laicità, libertà, difesa dei diritti.

Non a caso il 25 Aprile francese è stato dedicato alla celebrazione del poliziotto ucciso nell’ultimo attentato terroristico di Parigi.

Bologna, 25 Aprile 2017

Vox Zerocinquantuno n 10, Maggio 2017

*In copertina il lavoro realizzato da DissensoCognitivo e About Ponny per la jam organizzata durante il Pratello R’esiste con Arti Povere Pratello e Sorry Mom


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

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