Editoriale di Giacomo Bianco

Che la politica italiana fosse diventata una soap opera ne avevamo avuto conferma negli ultimi 14 mesi del “Salvimaio” dopo aver assistito, più o meno inermi, ai continui battibecchi tra chi avrebbe dovuto condurci fuori dalla crisi e che aveva preannunciato, per tutti noi, un anno bellissimo. Ma che addirittura la realtà sarebbe riuscita a superare la fantasia ce ne saremo resi conto solo sotto l’ombrellone, nell’agosto più pazzo di tutti i tempi. Solitamente periodo politicamente morto perché i lavori del parlamento sono sospesi, ci ha pensato Salvini da una postazione marittima, più consona del grigio palazzo del Viminale al suo appellativo di Capitano difensore dell’italiche coste, a ridestare gli italiani dalle meritate vacanze sollecitandoli a una presa di coscienza pronta e immediata nonché a un forte senso di responsabilità chiedendo loro sostegno perché il dado era ormai tratto: il governo era finito per una sua decisione al motto de “La parola agli italiani!”, “Voto subito!”.

Un gran finale per la nostra fiction, una crisi di governo in pieno agosto, da fare invidia al miglior sceneggiatore. Ma in realtà, o in fantasia come dir si voglia, non si trattava affatto del finale della storia ma solo dell’inizio di un’altra serie di colpi di scena.

Innanzitutto il Capitano ha addotto tanti motivi, davanti alla sua immensa platea di followers, che lo avrebbero portato alla decisione di staccare la spina al governo ma la vera motivazione, quella di volere riscuotere il forte consenso che nei sondaggi gli è stato attribuito confermato tra l’altro dal successo delle europee e, perché no- come i più maliziosi immaginano- sfuggire dalla manovra economica di ottobre che si preannuncia di lacrime e sangue, l’aveva anticipata al presidente Conte chiedendo la sfiducia del governo.

Ma a questo punto, come nelle miglior fiction che si rispettino, giunge il momento in cui un personaggio, nella maggior parte dei casi quello poco amato che si dava per morto, fa la sua comparsa e mette scompiglio nella trama indicandone addirittura la nuova rotta. Nel nostro caso è l’altro Matteo, quel Renzi dimissionario, che avrebbe dovuto fare solo il senatore semplice senza intromettersi nelle vicende direzionali del PD lasciate, come se fosse stato segno di una sua grande magnanimità e non invece il risultato di una serie di sonore sconfitte subite, al nuovo segretario Zingaretti. Invece da vecchia volpe della politica ha intravisto una grande opportunità in questa crisi e cioè quella di un’alleanza di governo con gli odiati 5 stelle per continuare a detenere il vero potere all’interno del partito grazie alle liste parlamentari dei suoi che naturalmente, nel caso di elezioni anticipate, lo stesso attuale segretario avrebbe provveduto a sostituire con delle nuove, mettendo fine definitivamente al potere renziano.

Ma le sorprese non erano ancora finite. Se è parso giustificato lo spirito di sopravvivenza di Renzi come potrebbe invece, anche solo lontanamente, spiegarsi la sponda che ha trovato addirittura in Grillo. L’uomo dei “vaffa” alla casta infatti ha fatto eco alla proposta “dell’amico delle banche” finanche a considerare un occasione d’oro per i suoi la formazione di una nuova alleanza con il Partito Democratico.

Allorché nell’incredulitá generale spunta la figura che non ti aspetti. Conte, più avvocato del popolo e garante del contratto che presidente- basti solo pensare come all’inizio della legislatura sembrava teleguidato dai rampanti e ruspanti vice- in questo scenario fantastico ha preso coraggio e ha deciso che era arrivato il suo momento di riscatto e si è preso la scena. Ha attaccato in senato il ministro dell’interno, come un maestro delle elementari fa con lo scolaro disobbediente, rincarando poi la dose nel clou dell’arringa dandogli dell’irresponsabile “istituzionale” e adesso, da fine statista, sta cercando di tirare le fila di una nuova alleanza di governo. È deciso, nel nuovo governo giallo rosso vestirà i panni del vero presidente del consiglio, quello con la p maiuscola. Dal Giuseppino che dimenticava i fogli del discorso di insediamento e chiedeva a Di Maio cosa poteva e non poteva dire al Giolitti dei nostri tempi il passo è breve, e come poteva essere altrimenti  in questo fantastico agosto italiano.

E in tutto questo l’ormai ex ministro dell’interno è rimasto col cerino in mano dopo aver dato fuoco al governo e, in un colpo solo, aver resuscitato non una ma addirittura due compagini politiche agonizzanti. Forse è stato consigliato male o è stato spiazzato da una così pronta reazione del parlamento. Oppure chissà, magari aveva tenuto tutto in conto e il suo gesto- ai più apparso insensato- in realtà prevede un disegno a lungo termine. Può, infine, essere stato semplicemente sopravvalutato come uomo politico- del resto è ancora davanti agli occhi di tutti la sua imbarazzata e inconsistente reazione all’attacco pubblico subito da Conte-. Fatto sta che dal pregustare pieni poteri e la guida del paese si è ritrovato, tutto a un tratto, all’opposizione.

E noi, poveri illusi, che volevamo solo goderci un po’ di sole risolvendo la settimana enigmistica tra un bagno e un altro distratti, di tanto in tanto, da un’indiscrezione di calcio mercato, anche perché, diciamo la verità, l’anno non è stato bellissimo…almeno fino a qui.

Vox Zerocinquantuno n.37 Settembre 2019


Giacomo Bianco, Direttore Responsabile. Laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna.

Foto:Wikipedia 

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