Editoriale di Giacomo Bianco

Nei pochi passi che lo hanno condotto alla spianata del Louvre e quindi sul palco allestito per salutare il popolo francese, quella sera del sette maggio scorso, Emanuele Macron si è lasciato alle spalle mesi di dura competizione elettorale e l’Europa intera si è scrollata di dosso l’ennesimo spauracchio populista. È sono tre! verrebbe da dire. Dopo Austria e Olanda, anche la Francia ha sbarrato la strada al nazionalismo xenofobo di Marine Le Pen che ha comunque incassato le preferenze di 11 milioni di francesi. Proprio quest’ultimo è un dato che fa riflettere.

Sembra quasi che il cittadino europeo– che sia francese, olandese, austriaco – paventi l’elezione del partito nazionalista del proprio Paese e ne accolga la provocazione trasformandolo in minaccia reale, solo con l’intento di scuotere le vecchie classi al potere e i partiti tradizionali, per poi, al fotofinish ridestarsi e votare con la ragione (con la testa e non con la pancia). Proprio il crollo dei partiti principali che non hanno retto la sfida – per la prima volta nessuno dei due è arrivato al ballottaggio – e il conseguente incanalamento dei loro voti verso l’enfant prodige transalpino, hanno scongiurato quella che sarebbe stata, dopo la Brexit, la pietra tombale dell’Europa. Il quadro appena delineato potrebbe apparire ingeneroso nei confronti di Macron, che sicuramente ha avuto dalla sua l’inerzia dell’appoggio di tutti quegli elettori disorientati per l’assenza clamorosa dei partiti di sempre, ma che tutto sommato ha stravinto con ben i due terzi delle preferenze e si è presentato in testa al ballottaggio dopo i risultati del primo turno. Tutto estremamente sorprendente e senza precedenti per l’esponente di un movimento nato da appena un anno.
Nonostante il lieto fine però, rimane un Paese da rinsaldare, rimane la paura degli attentati – una lunga serie che da Charlie Hebdo all’ultimo degli Champs-Elyses hanno fatto della Francia il paese martire del terrorismo- e la preoccupante astensione alle urne. Arduo compito quindi aspetta all’ottavo Presidente della quinta repubblica Francese, in primis quello di formare il governo e scendere a compromessi con la vecchia classe dirigente, cosa che potrebbe ledere, e non poco, la sua immagine di innovatore.

Le Pen e Salvini (foto da articolo di Alessandro De Luca del 21/01/2017 per www.termometropolitico.it)

In Italia molti sono stati gli scontenti dall’esito dell’elezioni Francesi e, naturalmente, Matteo Salvini guida il gruppo dei delusi. Ha appena stravinto le primarie e si appresta a cambiare faccia alla Lega Nord eliminando il vecchio territorialismo e con esso anche il vecchio leader, Umberto Bossi. Contrario al nuovo modello salviniano, il senatur è ormai stato messo da parte e invitato a non intralciare il programma della nuova Ligue Nationale, dalla chiara e volontaria assonanza al Front National, che prevede la proiezione del partito dal nord al resto del Paese e che vuole rappresentare la Destra Antisistema entrando a far parte così della famiglia dei grandi populismi anti europeisti. Dunque sono previsti comizi per esempio a Napoli e a Roma, come anche a Palermo, città che fino a non tanto tempo fa erano state appellate in modi non proprio eleganti e rispettosi. Tuttavia il consenso della nuova Lega (Noi con Salvini o La Lega di Salvini) sta crescendo al centro sud e si sta attestando sulla stesse percentuali di Forza Italia.

Nonostante le sconfitte del nazionalismo populista in giro per il vecchio continente, la minaccia è sempre viva. Infatti Le Pen, come detto, ha portato dalla sua parte 11 milioni di Francesi e Salvini raccoglie sempre più consensi in Italia. Ma cosa manca a questi movimenti per fare il salto di qualità definitivo, che li porti a governare un Paese? Difficile dare una risposta a tale quesito ma sicuramente dagli ultimi eventi si evincono due ipotesi: o i venti della xenofobia non hanno creato onde tali da spazzare via l’Europa o gli argini della democrazia sono più resistenti di quello che si potesse immaginare.

Sono molte le immagini di gioia e soddisfazione che ci ha lasciato il neo presidente francese, come ad esempio l’avvincente duello televisivo con la sua avversaria che ne ha sancito la vittoria. Ma più che nella spianata del Louvre vogliamo ricordare Emmanuel Macron sotto l’Arco di Trionfo il giorno successivo alla sue elezione, l’otto Maggio, anniversario dell’armistizio che pose fine alla guerra ma che soprattutto segnò la sconfitta dell’orda nazi-fascista che aveva avvolto in una nube nefasta tutta l’Europa. Da Parigi 72 anni fa si posero le basi per quell’Europa che da questo stesso luogo, suggestivamente, cerca di ripartire anche oggi “En Marche!” dietro il suo piccolo grande condottiero.

Bologna, 16 Maggio 2017

Vox Zerocinquantuno n 11, giugno 2017


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

#In copertina il discorso dal Lovre del neo presidente della Repubblica  Francese (foto da Sky tg 24 del 07/05/2017)

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