Editoriale di Giacomo Bianco

La notte degli oscar delle elezioni italiane.

Stamani l’Italia ha dato il benvenuto ad una nuova settimana reduce da una lunga maratona tenutasi nella notte per lo spoglio elettorale: dalle già significative proiezioni di mezzanotte ai risultati quasi certi delle prime luci dell’alba. Ma anche un altro grande evento, molto più glamour del primo, ha tenuto incollati alla televisione i sonnambuli di tutto il mondo: la notte degli Oscar americani.

Saltellando da una diretta all’altra le ore sono trascorse veloci e mentre oltreoceano assistevamo alle fasi preliminari della serata, in Italia la tragedia politica del partito democratico e della sinistra tutta si stava già consumando proporzionalmente al trionfo del Movimento pentastellato e della Lega di Salvini.

Quando in Italia eravamo giunti ai commenti nonostante nulla fosse ancora ufficiale, anche se la tendenza era evidente, in America cominciavano ad essere assegnati i primi premi.

A ben vedere, anche se così distanti tra loro, le due maratone notturne hanno tratti in comune e non solo perché in entrambi i casi è di una gara che si tratta.

Se da un lato il PD ha subito l’azione “allontana alleati” del suo segretario Renzi che ha fatto terra bruciata attorno al partito, è innegabile dall’altro che gli scarsi risultati registrati da questa tornata elettorale sono figli di un trend europeo e mondiale negativo per la Sinistra in generale che ha favorito l’avvento dei populismi e le “svolte a destra”, basti solamente pensare a quello che è accaduto per esempio in Francia o negli Usa.

Sul red carpet, intanto, si parla del vento pro-donne che soffia ancora forte dopo il ciclone Weinstein e si comincia a pronosticare, dopo le innumerevoli candidature a tinte rosa, molti premi in questo senso.

Ormai a metà nottata, con una copertura al 90% nella proiezione per il Senato e una al 40% per la Camera i commenti e le riflessioni iniziano a trasformarsi in sentenze. Abbiamo una coalizione forte di Centrodestra, con guida leghista, e uno straripante primo Partito, anche se in realtà di un partito non si tratta: il Movimento 5 Stelle. Ci troviamo di fronte a due compagini che, con idee diverse (ma non troppo), hanno raggiunto il proprio scopo comune: sconvolgere l’establishment politico italiano puntando gli uni (la Lega) sulla sicurezza e gli altri (i 5 Stelle) sull’ordine economico.

É ora di assegnare i premi che contano a Los Angeles e, magicamente, le due notti sembrano fondersi in una sola.

Il premio di miglior film viene assegnato a The shape of water (La Forma dell’acqua) e al Movimento Cinque Stelle: la creatura anfibia protagonista è facilmente paragonabile al Movimento, in quanto rappresentante del fantastico che entra in contatto con la realtà, fino a confondersi con essa tanto da non riuscire più a distinguere le due componenti.

L’oscar per il miglior attore protagonista invece, viene vinto come da pronostico, da Gary Oldamn che considera la missione del suo lavoro la capacità di sapersi trasformare da un ruolo all’altro e, bisogna ammettere, che da Syrius Black in Harry Potter a Winston Churchill in L’ora più buia la metamorfosi è evidente. Per lo stesso motivo Salvini è l’attore protagonista di queste elezioni e della campagna elettorale che l’ha precedute. Il leader della Lega è riuscito a trasformare un partito territoriale, sia in termini logistici che di programma, in un forte movimento antisistema a livello nazionale, mettendo la freccia su quello che rimane di Forza Italia e di Berlusconi e ponendosi alla guida della coalizione.

Sam Rockwell come miglior attore non protagonista per Tre manifesti a Ebbing Missuori potrebbe avere come alter ego italiano Matteo Renzi, non per il fatto di essere stato un attore da Oscar nelle elezioni ma per il ruolo davvero marginale, da non protagonista appunto, che ha rivestito all’interno del partito e soprattutto dai suoi alleati.

La miglior regia assegnata a Guilliermo Del Toro sempre per La forma dell’acqua è invece un ex-equo italiano da dividere tra i due vincitori del Movimento da una parte e della Lega dall’altra per come hanno magistralmente guidato, “girato”, le loro campagne elettorali sfruttando il malcontento degli Italiani.

Via via tutti altri premi minori, tra cui quello del miglior montaggio sonoro vinto da Gary Rizzo, Gregg Landaker e Mark Weingarten per Dunkirk che in Italia va senza dubbio a Casapound di Simone Di Stefano per il clamore acustico che ha suscitato la sua lista. Visto il misero bottino raccolto dalle urne potremo però dire: tanto rumore, da oscar…ma per nulla.

Giacomo Bianco

Bologna, 5 marzo 2018


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

In copertina foto da: Il gazzettinodisicilia.it

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