Editoriale di Giacomo Bianco

Lo spauracchio giallo-verde.

Alla fine è nato. Con il tempo di gestazione di un leopardo, dopo circa tre mesi il governo è venuto alla luce sotto forma di creatura ibrida, quasi da fantascienza, sicuramente inedita. Le due compagini politiche “meno perdenti”, che hanno battagliato aspramente durante la campagna elettorale e che correranno da avversari alle prossime elezioni comunali e regionali, hanno dato vita ad una maggioranza utile a governare il Paese.

In questi drammatici giorni l’Italia è stata al centro delle attenzioni di mezzo mondo sia per la novità assoluta della formazione di un governo a trazione totalmente populista (anche se, scorrendo i nomi dei ministri della squadra non si scorgono tante facce nuove rispetto al passato) sia per la risposta estremamente negativa dei mercati alle travagliate vicende politiche che hanno portato a questo “sofferto parto”. Il punto più basso di tutta la vicenda è andato in scena domenica 27 maggio, quando si è scatenato lo scontro tra le forze politiche pronte a formare il governo e il Presidente della Repubblica a causa del veto posto da quest’ultimo alla figura del designato ministro dell’economia Savona considerato di idee e orientamento anti-europeiste ed euro-scettiche. Questa scelta ha finito per dividere gli Italiani: anticostituzionale perchè dettata da considerazioni politiche per alcuni, legittima perchè conforme ai poteri discrezionali del Presidente della Repubblica per altri. La crisi è stata risolta giorni dopo con lo spostamento di Savona alle Politiche europee che, data la sua posizione nei confronti della comunità europea, sembra non cambiare tanto la sostanza. Insomma una soluzione di comodo che di certo non risolve il problema, facendo crescere sempre di più la sensazione di vivere in uno stato di confusione acuta e di smarrimento.

Salvini e Di Maio durante il giuramento. Foto da Quotidiano.net

Tanti e oscuri dubbi si addensano attorno alle figure dei due Vice Presidenti. Stona non poco vedere Di Maio, super ministro dello Sviluppo e del Lavoro giurare davanti al capo dello Stato pochi giorni dopo aver invocato l’insurrezione contro lo stesso Mattarella, e d’altra parte quanto meno deve preoccupare immaginare Salvini, a poche ore dalla proclamazione a ministro degli Interni, intento a pubblicare un video sulla sua pagina social dove con un perentorio: “a casa!” inveisce contro un immigrato, dimostrando come si trovi bene in un clima di perenne e aggressiva campagna elettorale. Dunque, al di là dell’incoerenza dimostrata dall’uno e della xenofobia, tra l’altro mai nascosta e anzi principale motivo di successo, mostrata dall’altro, saranno in grado di governare per il bene del Paese tralasciando le faziosità di partito?

La cosa che sorprende di più è il fatto che la figura del Presidente del Consiglio Conte passi quasi inosservata, a parte che per le polemiche suscitate dalle presunte incongruenze del suo curriculum. Fatto curioso che trova però la sua giustificazione nel ruolo marginale che dovrebbe coprire il capo del parlamento, ovvero, quello di un mero esecutore del contratto di governo stilato dai due vicepresidenti. Questa è certamente la più grande novità della fase della politica italiana che stiamo vivendo. A questo punto è lecito domandarsi se il Presidente Conte sarà in grado di espletare appieno i suoi compiti e soprattutto i suoi diritti al cospetto delle due figure ingombranti che gli stanno a fianco.

Esiste, però, anche l’altra metà del Paese che non è salita sul luna park delle promesse giallo-verdi e, un po’ per snobismo un po’ per fiducia nel buon senso generale, non credeva possibile un epilogo del genere. Quella gente che considerava Salvini alla strenua di un comico e Di Maio solo un agitatore di piazze, ha dovuto ricredersi già mesi fa dopo il loro travolgente successo elettorale, e adesso si vede costretta ad aprire gli occhi e fare i conti con una realtà che, sottovalutandone i segnali, non avrebbero mai potuto pensare si realizzasse. É suonato il gong dopo mesi di narcolettica attesa. É l’ora della consapevolezza! Abbiamo un governo populista marcatamente di destra anche in Italia. Al fenomeno brexit e all’effetto Trump, da oggi si aggiungerà nel novero degli spauracchi anche il nostro governo giallo-verde che probabilmente darà l’ultima spallata a quel che resta della comunità europea.

Martina, reggente del PD. Foto da Repubblica.

Allo stesso modo, per la Sinistra è arrivata l’ora di scendere dalle torri d’avorio dove si è arroccata ormai da troppo tempo e di tornare a parlare il “linguaggio del popolo”, anche nel senso più letterale del termine, andando a riprendere il consenso proprio là dove l’ha perduto negli ultimi anni. Ma per riuscire in questa ardua impresa serve innanzitutto smettere di scaricare le proprie responsabilità davanti alla sovranità popolare che ha scelto di votare in un’altra direzione alle scorse politiche (gli “analfabeti funzionali” che hanno votato i populisti lo scorso 4 marzo sono gli stessi che fino a pochi mesi prima avevano votavano a sinistra) e cercare di individuare i propri errori, ammettendoli pubblicamente davanti all’elettorato ormai stanco di scegliere il meno peggio, “votando tappandosi il naso” per non fare vincere gli “altri”.

Da oggi l’anti-populismo “parlato”, quello di circostanza dei salotti televisivi e degli interminabili post esplicativi di Facebook, dovrà lasciare il posto ai fatti. Ma se l’opposizione al governo, che rappresenta ancora più della maggioranza al potere la vera essenza della democrazia, sarà rappresentata in principal modo dalle macerie del PD ancora senza guida, gli auguri sono d’obbligo.

Resta quanto meno necessario recuperare la dignità del Paese agli occhi del mondo e, aldilà delle preferenze, condannare il “bullismo” prepotente e irrispettoso verso le istituzioni della nuova classe politica che da adesso ci rappresenterà. Confidare, in ultimo, che la rabbia di questi mesi lascerà finalmente il posto al rispetto e alla moderazione, ringraziando tutta la compagnia del teatrino per averci risparmiato almeno lo spettro di una nuova campagna elettorale sotto l’ombrellone.

Bologna, 2 giugno 2018

Giacomo Bianco

Vox Zerocinquantuno n.23, giugno 2018


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

In copertina foto da Il Primato Nazionale

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