Editoriale di Maria Laura Giolivo

 

Memoria o Attualità?

Con la legge n 211 del 20 luglio 2000 l’Italia istituisce la ricorrenza del Giorno della Memoria.

La scelta di questa data segue una logica importante perché cade nel giorno in cui il resto del mondo si trovò per la prima volta davanti allo scenario di morte dei campi di sterminio. Il 27 gennaio 1945 i soldati dell’Armata Rossa entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz e presero atto di ciò che era accaduto. Per la prima volta quel 27 gennaio tutti seppero.

Da molti anni questa ricorrenza è entrata nel calendario anche se sembra aver perso il suo significato originale trasformandosi in una sequela di eventi commemorativi svuotati di quello che dovrebbe essere il loro obiettivo.

E’ stato il processo Eichmann, svoltosi a Gerusalemme nel 1961 a far conoscere al mondo intero il ricordo dei testimoni. Fino a quel momento, di sterminio degli ebrei non si era mai parlato. Chi ne era stato testimone taceva e gli altri non potevano neanche immaginare una tale atrocità. Il processo Eichmann ha segnato una svolta nel sentimento comune di ciò che era stato perché ha chiamato in causa per la prima volta i testimoni e perché ha posto l’accento sul fatto che Eichmann si fosse macchiato di crimini non solo contro gli ebrei ma contro l’umanità intera.

Ecco quindi il punto da cui ripartire: il giorno della memoria non deve essere un tributo agli Ebrei scomparsi o al popolo ebraico in generale quasi a volersi scusare di ciò che la storia è riuscita a riservare loro. Nessun tributo, nessuna forma di scuse può restituire milioni di uomini uccisi. Il Giorno della Memoria deve essere un’occasione in cui l’Italia, l’Europa e il mondo intero fanno ripetutamente i conti con quella che è stata la loro storia. Sì, perché di questo si tratta: la Shoah non riguarda gli Ebrei, ma in primis riguarda tutti noi Italiani ed Europei.

Auschwitz infatti rappresenta l’apice, il punto più basso della storia della persecuzione a cui gli Ebrei sono stati sottoposti, l’ultimo probabilmente di una lunga serie di precedenti storici anche se non paragonabili alla Shoah in termini di atrocità e di intenti. E’ quindi profondamente sbagliato identificare lo sterminio dei campi di concentramento con la storia ebraica e con l’identità di un popolo che è orientato alla vita e rifiuta tutto ciò che la rinnega. L’olocausto è la negazione dell’ebraismo così come la memoria della Shoah non riguarda gli Ebrei ma tutti noi Europei, figli di una storia che è riuscita a commettere una tale atrocità.

Affinché l’istituzione del Giorno della Memoria possa avere il significato voluto dalla legge che l’ha stabilito sarebbe necessario approcciarsi con lo stesso sgomento che provarono i soldati russi una volta aperti i cancelli e trovatisi davanti a quello scenario di morte. Questo è ciò che deve rappresentare ogni anno il 27 gennaio: una ricorrenza in cui l’Europa intera fa i conti con un pezzo riprovevole della propria storia, non della storia degli Ebrei. Un pezzo di storia che deve servire da monito affinché si tenga ben presente dove portano guerra e persecuzioni razziali. Un pezzo di storia che, viste le condizioni in cui versano ancora oggi molte popolazioni, non sembra poi così lontano.

<<La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschiwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebreo), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, […] in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere>>.

Legge n 211 del 20 luglio 2000

Maria Laura Giolivo, Bologna, 27 gennaio 2017

Vox Zerocinquantuno n 7, febbraio 2017

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