Editoriale di Maria Laura Giolivo

Pur gelosi custodi e sostenitori della libertà di espressione, non ci riconosciamo nel modo irriguardoso con il quale la satira “hebdoniana” ha evidenziato le clamorose lacune dell’edilizia italiana non sempre conforme alle norme di sicurezza in termini di costruzione. No. Non siamo con Felix e la sua vignetta. Non possiamo sostenere questa allegorica rappresentazione del sisma che ha colpito nuovamente il nostro paese e che ha distrutto vite, case e città.

La libertà non può essere una maschera dietro la quale nascondere il senso della decenza e del rispetto delle sensibilità altrui. Nessuno venga a dirci che essere rispettosi sia censura. Non serve un “moralizzatore” che ci indichi cosa è giusto e cosa è sbagliato, il buon senso deve essere bagaglio necessario per chiunque, specie per chi si rivolge ad un pubblico così vasto.

Si attendendeva da più fronti la reazione di sdegno da parte delle autorità francesi e una presa di posizione forte riguardo all’accaduto. In realtà, più che trasformare il tutto in un caso di Stato, e lungi dal pensare che milioni di individui siano rappresentati da questo giornale, confidiamo che la discussione nata in questi giorni, principalmente sui social network, porti ad un’approfondita riflessione e a un sano dibattito intorno al modo di fare satira e informazione.

Ai tempi dell’attentato alla sede del giornale satirico, abbiamo assistito ad un’opinione pubblica quasi interamente schierata a favore della libertà d’espressione, indignata di fronte ad una reazione così violenta in risposta ad una semplice vignetta. Molti sono stati coloro che si sono dichiarati solidali a Charlie Hebdo, vittima dell’intolleranza e dell’oscurantismo fondamentalista.

Oggi però che oggetto della satira è l’Ialia con i propri limiti amministrativi, ci si sdegna di fronte all’irriverenza o meglio alla durezza di Hebdo, la cui critica non si ferma neanche davanti a centinaia di morti e migliaia di famiglie distrutte dal dolore per avere, in un attimo, perso tutto.
Accettare questo irriguardoso modo di raccontare le cose non può essere sbagliato solo quando sono i nostri morti l’oggetto della satira, ed invece diventare un diritto se ad essere offeso è il credo religioso o la sensibilità altrui.

Pertanto pur condividendo l’assoluta condanna alla violenza come strumento di rivalsa ad un’offesa ricevuta, a nostro avviso, la libertà d’espressione ha un unico imprescindibile limite, implicito in essa: il rispetto.

No. Non possiamo stare con Charlie Hebdo. Non possiamo stare con Felix. Non possiamo stare con questo modo di raccontare le cose.
Crediamo nel buon senso. Crediamo nella responsabilità dell’informazione. Crediamo che essere liberi di esprimere la propria opinione sia cosa ben più nobile e preziosa di questa, e di altre vignette.

Bologna, 7 settembre 2016

Vox Zerocinquantuno, n 3 settembre 2016

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