Educazione all’educazione, di Gerica Grundler e Salma Ben Amer

Oggi le polemiche più ricorrenti sui ragazzi sono sempre le stesse. Molti adulti sembrano ripetersi come un disco rotto, sempre pronti a puntare il dito contro l’indolenza dei giovani. Sempre convinti che il loro unico interesse sia quello di vivere sul world wide web, incapaci, invece, di connettersi con la vita reale. Sempre lontani dalla politica, dai fatti di cronaca, estranei, ormai, ai giornali, i giovani pare stiano gettando al vento il loro retaggio per insinuarsi in un nuovo contesto globale, creando così tutti insieme un inedito patrimonio culturale del tutto virtuale. Le critiche mosse verso questo abbandono dell’eredità culturale non sono però accompagnate da altrettante proposte per far sì che la memoria storica dei singoli paesi non sia cancellata. L’unica istituzione che sembra essersi accollata questa responsabilità è quella scolastica ed è proprio per questo che il “semplice” insegnamento di nozioni non è più sufficiente a mantenere viva la memoria collettiva di una nazione. I programmi didattici devono inglobare percorsi di educazione civica che educhino i ragazzi agli argomenti di attualità e li rendano consapevoli delle problematiche che il paese sta attraversando.

Quest’anno il nostro liceo, il Leonardo Da Vinci di Casalecchio di Reno, ha scelto di aderire al progetto legalità. Gli insegnanti hanno quindi trasportato quattro classi quarte nel problema che maggiormente ancora l’Italia al porto di un futuro incerto, legando gli italiani a blocchi fatti di cemento e criminalità e facendoli così affondare in alto mare nonostante i loro tentativi di rimanere a galla.

Così, mentre gran parte dei docenti liceali si sono trovati costretti ad esibirsi in acrobazie spesso ridicole e a inventarsi di sana pianta attività che soddisfacessero la normativa sulla scuola lavoro, gli studenti del Da Vinci sono stati indirizzati altrove. I professori si sono ingegnati e hanno proposto ai ragazzi un progetto non solo valido per il conteggio di ore “lavorative” richiesto dalla burocrazia, ma che fosse anche in grado di colmare le voragini di educazione civica che il programma scolastico ha creato nel loro bagaglio culturale: liberi dalle mafie.

Nino Di Matteo (foto da www.lavocedinewyork.com)

Come prima cosa gli studenti sono stati chiamati a partecipare ad alcuni incontri formativi. I racconti fatti in classe, per quanto ben strutturati e saturi di informazioni, assumono sempre e inevitabilmente la piega di lezioni frontali. Per questo i ragazzi sono stati messi a contatto diretto con chi la mafia l’ha vista senza veli. Con chi i mafiosi li ha guardati negli occhi e non ci ha visto niente. Con chi si è svegliato giorno dopo giorno, consapevole che quel niente avrebbe tanto voluto inghiottirlo. Abbiamo potuto incontrare persone che hanno affrontato con coraggio e consapevolezza il vuoto di uno sguardo, la freddezza di un corpo senza coscienza. E niente avrebbe potuto risvegliare le nostre menti ignare come questo schiaffo in faccia di vite vissute, di realtà vera, ha fatto.

I nomi sono stati tanti e tutti importanti: a partire da Don Panizza, passando per Giovanni Impastato seguito da Sabrina Pignedoli, fino ad arrivare al pm Nino Di Matteo.

Inevitabilmente gli argomenti principali si sono dimostrati gli stessi durante i vari interventi, ma le discussioni non si sono ripetute. I nostri interlocutori hanno chiaramente espresso idee concordanti, ma ognuno di loro lo ha fatto in modo diverso. I punti su cui si sono soffermati erano analoghi, ma esperienza e passione hanno fatto sì che ogni discorso fosse unico nel suo genere. Questa è stata la prova tangibile di come qualcosa che affligge milioni di persone possa essere elaborato in altrettante modalità.

Il fratello di Peppino Impastato ci ha incontrati nel comune di Calcara. Il suo intervento è stato un chiaro invito a far sempre sentire le nostri voci e le nostre idee. A portare avanti il ricordo del fratello con i fatti più che con le parole. A non confondere la legge con la legalità e a tenere bene a mente i principi della seconda anche a scapito della prima.

Don Panizza, invece, ci ha raccontato la sua storia, parlandoci di come nel corso della sua carriera abbia dovuto far fronte a numerosi ostacoli, primo fra tutti la mentalità omertosa dei suoi concittadini. Di come abbia affrontato la delusione di una porta che gli è stata chiusa in faccia dalla sua stessa chiesa e di come persone comuni e umili lo abbiano accompagnato nel suo viaggio per arrivare fin dov’è oggi.

Sabrina Pignedoli è stata protagonista dell’ultimo incontro che abbiamo fatto in classe con l’associazione Pereira. Giornalista un tempo sotto scorta, ci ha parlato del suo percorso didattico ed etico all’interno della società. È partita dai suoi studi, inizialmente indirizzati da tutt’altra parte, e ha condiviso con noi il doloroso ricordo delle minacce ricevute.

Il raccordo del nostro percorso con l’associazione Pereira è stato fatto dall’incontro con il PM Nino Di Matteo. In un aula magna scolastica tempestata di studenti, guardie, ufficiali della polizia e qualche membro dei carabinieri la sua sola presenza sembrava comunque colmare la maggior parte dello spazio. I discorsi di Di Matteo non sono stati costruiti o forzati, ma parole sincere dirette a giovani che avevano bisogno di essere educati all’etica civile. Il suo è stato un caldo invito a guardarci attorno e non limitarci a vedere. Una sollecitazione a non subire le decisioni degli altri, ma a prendere posizione e agire.

La cosa che più è surreale, però, è stato il constatare quanto fossero in realtà vicine a noi tutte le informazioni che abbiamo assorbito nel corso di un intero anno scolastico. La distanza di un clic. Ci è stato ricordato innumerevoli volte che sapere è nostro diritto e dovere, ma nessuno prima di allora ci aveva mai davvero educati all’informazione. Al termine di questo percorso, perciò, non si è solo appesantito il nostro bagaglio culturale, ma è nata in noi la consapevolezza di quanto potere stringiamo tra le mani ogni giorno.

Vox Zerocinquantuno n.24, Luglio 2018


In copertina foto cartellone da www.giornalecittadinopress.it

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