Effetto notte di Pierre Lepori. Recensione di Riccardo Angiolini

L’effetto notte è una nota tecnica cinematografica che consiste nell’uso di un filtro di color blu scuro per riprodurre appunto un’atmosfera notturna. Questo escamotage veniva utilizzato dai registi per sopperire ai limiti tecnologici delle telecamere di allora: si giravano dunque le scene alla luce del giorno, garantendo la miglior qualità d’immagine possibile, applicando poi il suddetto filtro per simulare la resa del vespro.
Il titolo scelto dall’autore di questo romanzo, lo svizzero Pierre Lepori, non è soltanto il titolo della trasmissione radiofonica al quale si è ispirato, ma rappresenta appunto la trasmissione delle emozioni e delle sensazioni dell’animo umano.

Protagonista del libro è Alessandro, un ormai ex radiocronista che ha visto la propria vita sgretolarsi sotto i suoi piedi. Si è da poco tempo separato dalla moglie, lasciando che dentro di sé si creasse un vuoto apparentemente incolmabile. Il suo disorientamento viene acuito dalla realizzazione di non poter contare più su alcun legame umano, su nessuna affezione da parte di amici e familiari con lui sempre più schivi.
Al culmine della sua “disperazione a basso voltaggio”, non certo travolgente ma costante ed erosiva, decide di dare ascolto alla tentazione che gli intima di scappare, di staccare da tutto e allontanarsi dalla realtà fino allora vissuta. Abbandonando la direzione della trasmissione radiofonica “Effetto notte”, programma notturno divenuto l’unico punto fermo della sua vita, si imbarca su un volo che lo porterà in una lontana metropoli straniera, dove avrà modo di riflettere sulla piega presa dalla propria esistenza.

Presentata in questo modo la trama potrebbe apparire piuttosto tragica, angosciante, degna dei migliori drammi esistenziali presenti in letteratura. Eppure questo breve romanzo riesce ad essere certamente serio, introspettivo e malinconico quanto vivace e tratti persino divertente.
L’autore, da buon “artigiano delle parole”, riesce a presentare le vicende narrate come se i periodi e i fatti si alternassero cullati e trasportati dalla corrente di un placido fiume.
Un’altra trovata rende questo romanzo così piacevolmente intrigante cioè la scelta dell’alternanza di capitoli dedicati alla quotidianità di Alessandro e capitoli dialogici che riportano le telefonate dei radioascoltatori di Effetto notte. La struttura del romanzo si articola perciò su questa duplice natura letteraria della narrazione, che lega la nuova vita solitaria del protagonista alle confidenze dei suoi vecchi e fedeli ascoltatori in cerca di compagnia.

Il punto di forza di questo romanzo non consiste tanto in una trama avvincente o dei personaggi estremamente carismatici quanto nel genuino interesse per gli sviluppi umani del protagonista, uno spontaneo affetto che nasce verso un individuo così sperduto e incapace di ritrovarsi.
Col procedere della lettura ci si rende difatti conto che il cuore del romanzo orbita proprio attorno alla stasi di Alessandro, preda di una crisi personale che gli impedisce di riconoscere sé stesso in qualcuno o in qualcosa. Una sorta di catalessi che gli nega un agognato ritorno alla felicità, alla spensieratezza, al recupero di un obiettivo e della propria personalità. Oramai Alessandro è spettatore della sua stessa vita, la osserva svilupparsi mediante un filtro di solitudine e malinconia che gli rende impossibile coglierne alcuna reale soddisfazione, alcun vero significato.

Questa desolazione interiore sembra tuttavia venir lenita dalle fittizie trascrizioni radiofoniche che rappresentano un universo contingente al filo narrativo principale, che contamina le vicende di Alessandro con emozioni, parole e considerazioni degli inguaribili insonni che si esprimono tramite radio.
Si tratta di telefonate casuali, di persone di qualunque estrazione sociale, in cui si ritrovano veri e propri drammi personali e talvolta racconti della realtà mondana, in tutta la sua banale specialità. Oltre ai registri comuni ma sempre diversi dei vari interlocutori, si osserva come Alessandro tenda ad ascoltare gelosamente questi racconti, questi frammenti di vissuto e reale che egli è ormai incapace di cogliere, quasi volesse cucirseli addosso come una toppa.

Man mano che la lettura procede affiora un aspetto del romanzo che Pierre Lepori riesce ad inserire in ogni pagina senza che mai venga esplicitato. Ogni ascoltatore, fatta esclusione per il protagonista che ha perso il proprio orizzonte di vita, cerca (talvolta inconsciamente) di esistere nel momento esatto in cui si racconta. Il suo vissuto, le sue esperienze, le sue idee e le sue tragedie sono un nulla che riesce ad emergere e finalmente esistere solo nel momento della condivisione e dello sfogo.

Una lettura che invita il lettore a riflettere sulla vita quotidiana suggerendogli di vedere le cose oltre al proprio filtro personale.

Vox Zerocinquantuno n.35 Luglio 2019

 

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