Elezioni amministrative Giugno 2017: vinti e vincitori, di Jacopo Bombarda

L’esito delle ultime elezioni amministrative, consente un’analisi forse meno complicata del previsto.

IL PD: alla luce dell’esito dei ballottaggi, il ruolo del “grande sconfitto” è da attribuire al Pd. Due fattori dovrebbero preoccupare la classe dirigente del partito. Il primo è da ricercarsi nell’estensione della sconfitta. Il Pd perde ovunque: a nord e a sud, in grandi città come in realtà di medie dimensioni come nei piccoli centri. Cede tantissime storiche “roccaforti”, ma inanella pessimi risultati anche in zone tradizionalmente non “sue”. Spicca, ovviamente, la sconfitta di Genova, gravissima sia per la sua portata simbolica, sia per le dimensioni della piazza, la più grande, assieme a Palermo, coinvolta nel voto amministrativo. Non meno preoccupanti sono però le sconfitte in Toscana, (la Regione più rossa d’Italia assieme all’Emilia nonché terra di Matteo Renzi, Luca Lotti, Maria Elena Boschi), in particolare a Pistoia, evento considerato impensabile fino alla vigilia del voto (il Sindaco uscente Samuele Bertinelli era dato vincente addirittura al primo turno). Non va meglio in Lombardia: tutte o quasi le Amministrazioni faticosamente conquistate nelle tornate precedenti vengono cedute alla destra. Inoltre si assiste a un’altra sconfitta dal forte contenuto simbolico a Sesto San Giovanni. In Veneto, a Verona, il Pd non si dimostra in grado di capitalizzare le divisioni dello schieramento opposto rimanendo addirittura fuori dal ballottaggio. La debacle continua scendendo verso il mezzogiorno: il Pd è sconfitto a L’Aquila, deve eclissarsi per consentire a Leoluca Orlando l’ennesima vittoria a Palermo, cede di schianto a Catanzaro e perde correndo da solo a Trapani. Poco contano dunque le affermazioni a Padova (il cui voto è stato influenzato da fattori squisitamente locali afferenti la prematura conclusione del primo mandato di Massimo Bitonci) e a Lecce, e la tribolata “tenuta” di Taranto. Infatti, l’altro preoccupante fattore è l’astensionismo a sinistra, palesatosi fortissimo in questa tornata amministrativa: i picchi più bassi di partecipazione si sono registrati proprio nelle aree a tradizionale voto Pd. Il Pd a trazione “renziana” non convince più molti (troppi?) elettori di sinistra, né riesce a attrarre un elettorato più moderato.

IL M5S: se Atene piange, usava dire, Sparta non ride. Il Movimento è rimasto fuori da quasi tutti i ballottaggi, ha avuto un risultato molto sotto le aspettative e dunque ha perso, al di là di quanto sostenuto da taluni suoi esponenti e da Grillo stesso (“abbiamo aumentato voti e consiglieri”). La sconfitta viene spiegata da molti con i risultati ritenuti “deludenti” delle amministrazioni 5S a Roma e a Torino. È però un argomento poco convincente, se si pensa che i risultati meno negativi, sono stati ottenuti proprio in queste due Provincie, ormai serbatoio di voti per i 5S. La vera ragione è probabilmente la quasi masochistica insipienza di Grillo nella gestione delle candidature locali, come dimostrano le ben note vicende di Genova, Taranto e Palermo: appuntamenti che, preparati con più intelligenza, avrebbero dato esiti migliori e forse anche la vittoria in almeno una delle tre città (Taranto, verosimilmente). Non un lento declino, come sembra essere quello del Pd, ma una brusca battuta d’arresto. Prova ne sia il fatto che, dove non ci sono stati elementi di confusione né nefasti interventi di Grillo, ossia a Carrara, l’elezione è stata vinta, e largamente. Inoltre Grillo dovrebbe imparare anche dai risultati di Parma e Comacchio, mantenute in scioltezza da Federico Pizzarotti e Marco Fabbri (quest’ultimo addirittura al primo turno), già sindaci 5S “della prima ora” ed espulsi (di fatto o di diritto, poco importa) dal Movimento. Si dimostra che la democrazia interna non solo è elemento di giustizia, ma anche di efficienza: se alla preparazione delle elezioni avesse concorso una pluralità di teste pensanti, e non solo il “capo politico”, l’esito sarebbe stato diverso.

Marco Bucci esulta dopo la vittoria alle comunali di Genova (foto Lapresse)

IL CENTRODESTRA: un vincitore deve esserci, essendoci due sconfitti. E questo è indubbiamente il centrodestra. Che, a ben pensarci, non ha fatto nulla di trascendentale: ha compattato il suo schieramento, è riuscito a portare al voto una base elettorale sufficientemente coesa – laddove in altre epoche era l’elettorato di centrosinistra a partecipare al voto amministrativo più numerosamente – ha ben sfruttato le difficoltà e gli errori altrui (debolezza, divisioni, candidati non sempre convincenti, delusione, scelte sbagliate dei vertici). Si è persino potuto permettere il lusso di correre diviso in una realtà come Verona, dove i rischi di perdere erano minimi (ma non quelli di lasciar fuori dal ballottaggio il Pd). Il centrodestra ha recitato la parte dell’”usato sicuro”: votato dai suoi elettori proprio in forza di ciò che è, senza alimentare particolari aspettative – al netto della pur rumorosa retorica propagandistica “anti-immigrati” e “anti-UE” – col rischio di generare poi altrettanto forti delusioni. Pd e M5S viceversa, che si ostinano a ritenersi “nuovi” e non mostrano una minima riflessione sui propri sbagli e difetti, si ritrovano con un pugno di mosche.

LA SINISTRA: troppo poco, e troppo presto, per azzardare qualsivoglia previsione. Tuttavia, alcuni limitati risultati locali mostrano che, con un atteggiamento un minimo lungimirante, gli spazi a sinistra ci sono, e aspettano solo di essere riempiti.
Vox Zerocinquantuno n 12, luglio 2017

Vox Zerocinquantuno n 12, luglio 2017

#In copertina foto da Ilsussidiario.net (foto: La Presse) 11/06/2017

#Foto nel testo da Corriere.it (foto: Lapresse, articolo di Francesco Battistini del 26/06/17)


Jacopo Bombarda, classe ’88, laureato in legge.

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