Elezioni europee, cosa ne pensa la città? Di Chiara Di Tommaso

< Buongiorno, possiamo farle alcune domande sulle elezioni europee? >>.

<<Guardate – risata imbarazzata – avete scelto la persona sbagliata, non ne so proprio nulla>>.

Passeggiando per le vie brulicanti del centro storico di Bologna, in un giovedì pomeriggio qualsiasi, finalmente baciato dal sole, se si pongono le domande giuste è possibile farsi un’idea di come i nostri concittadini si stiano preparando alle più che prossime consultazioni elettorali dell’Unione Europea.

Abbiamo raccolto le opinioni di ottanta persone, di cui 57 giovani e 23 adulti, incontrati tra Porta Saragozza, Piazza Malpighi, Piazza Maggiore, Santo Stefano e via Zamboni. In pochissimi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, ma molti si sono trovati in difficoltà e imbarazzo dichiarando di saperne troppo poco. Sul totale del nostro campione in 48 hanno affermato che andranno a votare domenica, una percentuale che supera appena la metà degli intervistati e che fa già preoccupare per quelli che saranno i dati sull’affluenza alle urne. I non votanti hanno dato spiegazioni delle più disparate, una buona parte è impossibilitata a recarsi nel proprio luogo di residenza, di cui i tantissimi studenti fuorisede, un’altra invece si è definita non interessata o “disaffezionata dalla politica”. Ma il tasto dolente per quasi tutti, votanti e non, è la disinformazione, di cui ognuno è perfettamente conscio e preoccupato. In tanti ammettono a malincuore di non essersi informati abbastanza, per il poco tempo o i troppi impegni, mentre altri lamentano la difficoltà riscontrata a trovare notizie chiare, programmi politici ben strutturati e informazioni affidabili. I canali più utilizzati da tutti sono internet, social e televisione, ma nonostante la varietà di fonti sono in pochi a sentirsi sicuri di ciò che sanno. Altro interessantissimo dato è quello fornito dalle risposte alla domanda: “Quanto pensi che le decisioni prese dal Parlamento europeo influenzino la tua vita quotidiana?”. Ognuno la pensa a modo suo, c’è chi dice moltissimo, chi dice anche troppo, chi invece sostiene troppo poco, altri ancora che dicono poco o per nulla: una varietà tale di opinioni che comprende tutte le possibili gradazioni di avverbi quantitativi. In numeri, sono stati in 30 a dare un certo peso agli interventi dell’Unione, 18 a non darne e i restanti non si sono espressi o non hanno saputo rispondere. Una studentessa universitaria ci spiega: “…Alla fine le istituzioni si percepiscono così lontane che non hanno una vera influenza… Magari qualche cambiamento lo si può percepire ma solo se ci si informa a riguardo.” Qualcun altro sostiene: “Ad oggi molto poco, in un Europa che funzioni molto di più”, o ancora: “Personalmente, in quanto studente, per nulla.   Sicuramente ne avvertirò di più il peso quando  entrerò nel mondo del lavoro.” E infine: “Abbiamo un’UE lontana negli ambiti in cui dovrebbe essere più presente, e fin troppo vicina negativamente in quelli in cui non dovrebbe intervenire.”. Insomma, sarebbe impossibile, anche volendo, accontentare tutti.

Molto più omogenei risultano essere invece i pareri riguardo agli ambiti in cui si richiede un maggiore intervento dell’Unione Europea. Le necessità, i bisogni, le urgenze sono comuni e condivise. All’Europa, lontana o vicina che sia, si chiedono politiche per l’immigrazione, l’ambiente e il lavoro, tre priorità indiscutibili in cui quasi tutti sentono l’esigenza di un intervento, anche se forse in direzioni diverse. A questi tre punti principali, alcune persone ne aggiungono altri: “Le infrastrutture, senza dubbio – ci raccontano alcuni ragazzi appena maggiorenni del Liceo Righi –  le nostre scuole in pratica cadono a pezzi”. Inoltre c’è chi sottolinea l’importanza di interventi verso le classi disagiate, per i disoccupati e le persone in condizioni di povertà. Chiedono politiche dirette alla riduzione delle disuguaglianze, sia all’interno della nostra società che tra paesi che fanno parte dell’Unione. Infine c’è chi evidenzia i problemi dei paesi confinanti l’Ue, come la Bielorussia, dove ci sono situazioni politiche ed economiche disastrose, di cui si conosce pochissimo e che invece andrebbero prese in forte considerazione.

In generale, la cruciale importanza che queste elezioni avranno per i Paesi che fanno parte dell’Europa, non è sentita da tutti. Il sempre più crescente disinteresse e la scarsa partecipazione alla vita politica, propri di questi decenni, si riscontrano nelle parole di quasi tutti coloro che abbiamo intervistato. La lontananza dalle istituzioni e la sfiducia nelle stesse sono due sentimenti che si alimentano a vicenda creando un circolo vizioso, e sono amplificati quando si parla di UE. La cittadinanza europea, rimane ancora purtroppo un vincolo di appartenenza debole, una scritta su un passaporto che la gente fatica a sentire propria. Si può ancora riporre la speranza però in una parte dei giovani, alcuni giovanissimi, che abbiamo incontrato, che se pur minoranza, hanno affermato di essersi informati, di andare a votare e di credere fortemente nell’importanza delle scelte che vengono prese a livello internazionale, perché ci coinvolgono e influenzano direttamente le nostre vite, perché comunque, lo sappiamo: “l’Italia è parte dell’Unione Europea”.

Foto: Emilia Barberis

Vox Zerocinquantuno 

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