Elezioni regionali in Sicilia: test da scenario nazionale? di Jacopo Bombarda

Le elezioni regionali siciliane saranno l’ultima tornata di una certa rilevanza prima delle elezioni politiche, che dovrebbero tenersi nella primavera 2018.
Occorre chiedersi se quest’ultimo test sia “probante” per possibili scenari e tendenze alle elezioni nazionali: da un punto di vista strettamente elettorale, la risposta è negativa.
Infatti, e per fermarci solo agli anni più recenti, la Sicilia è stata una roccaforte del centrodestra.

Rosario Crocetta

Fu lì che, alle politiche del 2001, a Mattarellum vigente, la coalizione di Silvio Berlusconi realizzò il famoso “cappotto” alla Camera, eleggendo 61 parlamentari su 61 senza lasciarne nessuno agli avversari – risultato che non riuscì al centrosinistra in Emilia e Toscana, ma nemmeno al centrodestra stesso in Regioni come Lombardia e Veneto, ove il pur largo consenso non impedì agli avversari di mantenere alcune enclavi (in Provincia di Mantova, da cui proviene chi scrive, il centrodestra elesse un solo deputato, e il centrosinistra i due restanti onorevoli più due senatori).
E fu sempre in Sicilia che due Governatori come Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo vennero eletti con larghissimo consenso, salvo concludere la propria esperienza nelle aule di tribunale, accusati di gravi reati (Cuffaro ha da poco finito di scontare la sua pena per favoreggiamento aggravato).
Del resto, anche alla scorsa tornata, furono le divisioni interne al centrodestra, determinate dalla frattura fra i due “uomini forti” della coalizione, Nello Musumeci e Gianfranco Miccichè, che si presentarono ognuno a capo di una propria lista, a determinare la vittoria di Rosario Crocetta.
Oggi il centrodestra, rinvigorito dai sondaggi a livello nazionale, pare propenso a ritrovare l’unità, pur restando da decidere ancora il candidato (in queste ore sembra di capire che la scelta sia definitivamente caduta su Musumeci, con il fedelissimo di Miccichè, Armao, vice designato), problema che peraltro affligge anche il PD.
Rosario Crocetta, Governatore uscente, è infatti tutt’altro che certo della ricandidatura: la sua esperienza, all’inizio, sembrava fatta apposta per ricalcare quella di Nichi Vendola in Puglia, sulla base di evidenti similitudini (entrambi provenienti dall’estrema sinistra, entrambi gay alla guida di Regioni del “profondo Sud”), eppure, se l’ex Governatore pugliese, pur avendo commesso errori e generato in alcuni casi qualche delusione, ha concluso un’esperienza amministrativa nel complesso più che positiva e mantenendo tutto sommato le peculiarità della sua azione politica, il collega siciliano si è dimostrato un abile equilibrista in grado di muoversi con furbizia nei meandri della politica isolana, riuscendo sì a concludere il suo mandato, ma scontentando pressoché tutti.

Leoluca Orlando

A Crocetta si oppone l’altra “prima punta” del centrosinistra, ossia Leoluca Orlando, forte di una popolarità ai massimi storici dopo essere stato ancora una volta riconfermato a Sindaco di Palermo. Orlando, solo fino a pochi giorni fa dato come regista di un’operazione a sinistra del PD, oggi si comporta, di fatto, da dominus dello stesso PD isolano (di cui pure ha rifiutato un esplicito sostegno nell’ultima campagna elettorale nel capoluogo siculo) e promuove la candidatura del Rettore dell’Università di Palermo Micari. Essendo questo il clima, non può e non potrà non dire la sua Angelino Alfano, leader di un movimento, Alleanza Popolare, ormai fuori dai radar dei sondaggisti in quasi tutt’Italia ma non in Sicilia, terra di provenienza sua e di discussi ras locali come Giuseppe Castiglione: per questo motivo è “corteggiato” addirittura più dal PD che dalla destra, nonostante le pesanti esternazioni più volte intercorse, negli ultimi tempi in modo particolarmente intenso, fra lui e Matteo Renzi.

Uno scenario da “vecchia politica” che potrebbe però rivelare sorprese per un’affermazione del M5S, (che è l’unica formazione ad avere da tempo individuato un candidato, riproponendo Giancarlo Cancellieri) infatti segnalato dai sondaggi come prima forza, favorita per la vittoria finale.
Anche in questo caso occorre sottolineare che la prova fornita all’opposizione dal Movimento non sempre è stata esente da critiche (vedasi le palesi ambiguità in tema, ad esempio, di abusivismo), tuttavia sono proprio i limiti e le mancanze degli avversari a rendere credibili, o piuttosto, appetibili, i penta stellati: esattamente come sta succedendo a Roma, ove, stando alle rilevazioni, una nutrita maggioranza di cittadini non dà un giudizio positivo sull’operato della Giunta guidata da Virginia Raggi che pure – il paradosso è solo apparente – se si votasse a breve, continuerebbe secondo alcuni sondaggisti a giocarsi la riconferma con fondate possibilità.
Il M5S si avvantaggia cioè degli errori altrui, della totale perdita di credibilità degli avversari, nonché della sua ancora recente entrata nell’agone politico che lo rende e lo fa giustamente percepire, estraneo a tutto ciò (ed è molto) che di negativo è stato “causato” da altre maggioranze.
Tuttora esistono molti elettori disposti a votare M5S non tanto perché d’accordo coi programmi o le proposte, spesso nebulosi, ma per pura sfiducia nei confronti degli altri partiti, o addirittura, e questo in particolare capita agli elettori di sinistra, per “farla pagare” ai propri ex rappresentanti. Già, la sinistra: pare che un raggruppamento a sinistra del PD si stia formando attorno alla figura di Claudio Fava, figlio, come noto, di Pippo Fava, giornalista ucciso dalla mafia (mentre, come visto sopra, dovrebbe essere scongiurata l’ipotesi di un progetto i cui fili sarebbero stati tirati dal sempiterno Leoluca Orlando).

Vox Zerocinquantuno, n14 settembre 2017


In copertina foto da Guovanninocera.it

Foto nel testo 1) da Biografieonline

Foto nel testo 2) da Il moderatore


 

Jacopo Bombarda, classe ’88, laureato in legge.

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