Emergenza abitativa e alloggi popolari: il lento viaggio delle manutenzioni, di Sara Stradiotti

Uno degli effetti della crisi economica di cui non si fa che parlare da anni è stato il lento cambiamento sociale che ha visto l’aumentare di quelle persone che hanno un lavoro ma che non possono più permettersi l’affitto all’interno del mercato privato. A questa situazione non è corrisposta una tempestiva analisi dei bisogni, tanto che fino al 2014 il settore dell’edilizia residenziale pubblica è stato abbandonato a se stesso. Basti pensare all’assenza di fondi nazionali investiti nel settore e alla tendenza verso l’alienazione e la svendita del patrimonio immobiliare pubblico.

Nello specifico, questa situazione si può far risalire alla conclusione dell’esperienza del Fondo GESCAL (1998), a cui non è seguita nessuna risorsa aggiuntiva o compensativa. Il fondo, il cui acronimo sta per GEStione CAse per i Lavoratori, è stato destinato fin dagli anni ’60 alla costruzione e all’assegnazione di case ai lavoratori con i soldi provenienti dagli stessi, dalle imprese e dai finanziamenti governativi.

Sempre risalente agli anni ’90 è l’emanazione della legge (n° 560 del 1993) che ha regolamentato le alienazioni degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, favorendone, articolandola e accelerandola, la vendita del patrimonio residenziale pubblico.

Dopo questi due momenti fondamentali per la storia della legislazione sulle politiche abitative sembra si sia iniziata ad intravedere un’inversione di rotta con il Piano Casa, legge 80 del 2014, in particolare per quel che concerne i fondi stanziati a sostegno del settore. Infatti la normativa, per quanto presenti luci ed ombre, ha previsto a livello nazionale la razionalizzazione e la riqualificazione degli immobili per aumentare il numero di alloggi a disposizione per le famiglie nelle graduatorie ERP. Dopo tanto tempo finalmente l’obiettivo sembra essere effettivamente la soddisfazione del fabbisogno abitativo dei cittadini.

Peccato che questa volontà a livello nazionale fatichi ad attuarsi a livello locale. Tanto che è solo dopo 3 anni che sembra finalmente muoversi qualcosa fuori dal dibattito delle giunte Regionali o dei Consigli Comunali.

Due esempi che recentemente sono entrati nel dibattito pubblico bolognese sono le ristrutturazioni di 4 stabili in via Gandusio e due in via Beroaldo.

Alloggi popolari in via Gandusio.” (foto di Sara Del Dot)

Il primo caso, inserito già nel Primo Programma regionale di recupero alloggi e immobili emanato nel 2015, non ha ancora visto l’inizio e dovrebbe terminare nel 2017, pena la revoca dei fondi. In particolare c’è un rebus che non si riesce a risolvere facilmente: dove sistemare le 100 famiglie inquiline dei condomini popolari di via Gandusio? I cantieri dovrebbero partire a giugno ma nessuno degli inquilini dei civici dal 6 al 12 sembra esser stato avvisato di un trasloco.

Il secondo caso invece è tra i casi esaminati nell’inchiesta “Le altre case di Bologna” (http://www.lealtrecasebo.it/alloggi-popolari/manutenzione.html ), in via Beroaldo c’è un cantiere fermo da anni per via del fallimento dell’impresa a cui erano stati commissionati i lavori. Qualche settimana fa lo stabile ha visto lo sgombero di alcuni occupanti abusivi che avevano trovato rifugio in quelle 4 mura vuote e inutilizzate e ha portato la dirigenza di Acer a fare una promessa: “…incrociando le dita, delle famiglie assegnatarie potranno festeggiarci già il Natale 2017”.

Cantiere fermo da anni e ora riavviato per la costruzione di nuovi alloggi popolari in via Beroaldo.” (foto di Sara Del Dot)

L’ampio quadro rappresentato vede come elemento centrale la difficoltà di creare risposte programmate in tutto e per tutto e la lentezza di un apparato amministrativo ancora troppo rigido. Speriamo che ACER riesca a mantenere le promesse fatte alle famiglie in difficoltà, anche in sede di elezione del nuovo Presidente. Tra queste promesse da parte del Sindaco Virginio Merola e del Presidente Alessandro Alberani è stata espressa la volontà di accelerare le attività inerenti il ripristino e l’assegnazione degli alloggi, di affrontare concretamente il problema dell’emergenza abitativa e di rilanciare il tema dell’edilizia pubblica. Tutti buoni propositi che si rendono necessari quando ci si trova a leggere la ricerca di Nomisma a tal riguardo. Qui si evince infatti che oggi il tema della casa è molto rilevante. “Delle oltre 4 milioni di famiglie che vivono in alloggi in affitto privato a livello nazionale, quasi 1,7 milioni di famiglie sono in una situazione di disagio economico (ovvero il costo per l’affitto è superiore al 30% del loro reddito). Questo dato allarmante ci dice che il tema del disagio economico, sul fronte politiche abitative, si risolve rilanciando l’edilizia pubblica con nuovi interventi”.

Vox Zerocinquantuno n 8, Marzo 2017

FONTI

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2017/2-febbraio-2017/cento-famiglie-attesa-una-casa-scoppia-mina-via-gandusio-2401253622163.shtml

www.radiocittadelcapo.it/archives/case-popolari-si-sblocca-il-cantiere-di-via-beroaldo-case-assegnate-entro-natale-2017-180159/


 Sara Stradiotti si è laureata in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale nel 2014 a Bologna. Dopo una serie di brevi esperienze nell’ambito della Comunicazione in associazioni di categoria ed enti turistici, ora si occupa di comunicazione all’interno di Avis Provinciale Bologna per la promozione del dono del sangue. Insieme a Sara Del Dot e Stefania Pianu è vincitrice della quinta edizione del Premio di giornalismo investigativo Roberto Morrione, con il webdoc dal titolo “Le altre case di Bologna”.

(63)

Share

Lascia un commento