Emilia Romagna: nastri gialli e protesta verde, di Matteo Scannavini

La regione contro lo stop alle opere e il MIT.

L’Emilia Romagna si unisce a raccolta per lo sblocco delle opere: il 9 marzo, nella Sala Maggiore del Palazzo dei Congressi di Bologna (piazza della Costituzione), avrà luogo una manifestazione pubblica per l’Emilia-Romagna, gli investimenti, le infrastrutture e lo sviluppo. L’evento, indetto da Regione, Comune e Città metropolitana di Bologna in accordo con sindacati ed associazioni d’impresa, si pone come scossa all’incancrenito dialogo con il Ministero delle Infrastrutture, che da tempo tiene congelati i fondi previsti per le opere.

Ad opporsi all’iniziativa sia Legambiente, che ha condannato la protesta per la costruzione di autostrade in vista dei continui sforamenti registrati del livello di PM10, sia lo stesso Mit, che ha puntato il dito contro le inadempienze dell’amministrazione regionale nello sviluppo della mobilità sostenibile. Sul fronte ambientale, il sindaco Merola ha rilasciato rassicurazioni sull’impegno ad investire anche nel trasporto pubblico. Con il governo invece, il sindaco non ha cercato mediazioni, lanciandosi insieme a Bonaccini in un aperto scontro istituzionale, con in testa un’idea chiara su quale debba essere il criterio prioritario dell’analisi costi-benefici: produrre occupazione.

Il simbolo della fazione della lotta allo stop opere sarà un nastro giallo: Merola ne indossa già uno all’occhiello e non lo scioglierà finché non lo potrà trasformare in nastro per l’inaugurazione delle nuove infrastrutture. Tra queste, vi sono 3 nomi principali: il Passante di Bologna, la bretella Campogalliano-Sassuolo e l’autostrada regionale Cispadana, un tris da 2,5 miliardi di euro. Nonostante molti progetti siano già cantierabili, gli investimenti previsti per coprire la cifra sono tutt’ora bloccati. Come dichiarato esplicitamente da un comunicato di Palazzo d’Accursio, il confronto con il governo è stato finora infruttuoso e non si è nemmeno riusciti a trovare un tavolo di confronto.

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Toninelli e il sottosegretario Dell’Orco sono stati quindi invitati a presentarsi il 9 marzo davanti ai partecipanti sindaci, amministratori locali e imprenditori. Tuttavia, la loro risposta non è stata certo accomodante: Dell’Orco ha già annunciato l’assenza alla manifestazione, preferendo invitare gli imprenditori emiliano-romagnoli nel suo ufficio entro fine mese. Ma soprattutto ha fatto un duro rimprovero alle regioni Emilia-Romagna e Puglia per il ritardo nella presentazione dei progetti delle Ciclovie, rispettivamente del Sole e dell’Acquedotto Pugliese. Ha minacciato, quindi, di ricorrere a un intervento della Corte dei Conti per la restituzione dei fondi già stanziati. Di fronte alle pesanti accuse, Raffaele Donini, assessore dei trasporti della Regione, si è giustificato con una ricostruzione opposta dei fatti, secondo cui le proroghe alla presentazione del progetto sarebbero già state concordate con il Mit per la fine dell’estate, fatto ignorato dal sottosegretario. Basi piazzate per un conflitto istituzionale tra governo ed Emilia-Romagna che sembra destinato a far parlare di sé ancora a lungo, soprattutto dal 9 marzo in poi.

Non meno spinoso è poi il nodo ambientale. All’amministrazione regionale viene contestato un eccessivo pragmatismo che, in nome dello sviluppo economico, continua a servirsi di combustibili fossili e a sostenere il trasporto privato su gomma, secondo una logica arretrata chiusa al pieno investimento nel trasporto pubblico. Secondo i dati riportati da Legambiente, molte città emiliano-romagnole sono costantemente sopra i limiti delle PM10 e già oltre i 25 giorni di sforamento previsti su un massimo annuale di 35 consentiti. Un limite, tra l’altro, già superato da Ferrara.

Dati allarmanti, davanti a cui l’amministrazione regionale non si è però rimproverata, con valide argomentazioni. Paola Gazzolo, assessore all’ambiente dell’Emilia-Romagna, ha controbattuto a Legambiente riportando l’elenco dei provvedimenti concreti per lo sviluppo sostenibile promossi dagli amministratori locali negli ultimi anni. La lista è effettivamente lunga, soprattutto se confrontata a quella di altre regioni, e comprende agevolazioni su autobus, treni, auto ibride e contributi per la rottamazione di mezzi inquinanti. Piccoli passi nella giusta direzione, ma ancora insufficienti. Sulla stessa positiva scia sono previsti a breve 2000 centralini per la ricarica dei veicoli elettrici e il completamento del servizio ferroviario metropolitano di Bologna, dove sarà anche inaugurato il People Mover, il treno sopraelevato collegante aeroporto e stazione.

Riguardo le contestazioni al Passante di Bologna, Merola si è poi difeso affermando che l’opera sia l’alternativa meno impattante per il territorio e che prevedrà anche la realizzazione di 130 ettari di verde intorno alla tangenziale, il cui traffico va tuttavia necessariamente alleggerito attraverso un allargamento.

Se riuscirà ad ottenere lo sblocco dei fondi, la battaglia dei nastri gialli porterà occupazione ma, al tempo stesso, aggraverà la già delicata questione ambientale. Un caso che simboleggia perfettamente la difficile sfida dello sviluppo sostenibile, ancora più complessa da affrontare per uno Stato in recessione, anche per una della sue regioni più ricche. Mentre si attendono gli sviluppi sulla diatriba istituzionale tra Emilia-Romagna e Ministero dei Trasporti, l’unica certezza è che, in ordine cronologico, crisi economica e ambientale sono e saranno sempre di più grandi antagonisti nel futuro del paese.

Vox Zerocinquantuno n.31, marzo 2019

Foto: RomagnaWebTv.it


Matteo Scannavini, 18 anni, studente. Coltiva la passione per la scrittura e la recitazione realizzando sceneggiature ed interpretando ruoli in cortometraggi prodotti insieme ad amici.

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