Esiste l’elefante indiano, quello africano e quello finlandese. O forse no, di Elisa Benni

Quale sorte attende un elefante africano nato in un circo finlandese quando la legge decide che nel circo non ci devono più essere gli elefanti? Se quella legge nata per tutelarne la natura e la dignità ha come effetto collaterale quello di portarlo lontano dall’unico ambiente che conosce?

È quello che si domanda Lucia Lucander, alias Sanna Tarkiainen, riguardo alla sua amica Emilia quando, nel 1986, la Finlandia decreta che gli animali esotici sono illegali negli spettacoli circensi. Essendo affezionata alla piccola Emilia, giovane elefante di appena tre tonnellate in fase di crescita che lei stessa ha visto nascere e ha istruito ai numeri circensi, la flessuosa artista circense decide di fare del destino di Emilia anche il proprio. Occorre trovare un luogo dove le abilità da circo di entrambe possano ancora valere qualcosa. Ambedue bramano esibirsi e trovano per questo terreno fertile in Russia, lungo il tragitto della ferrovia transiberiana. E quando anche in Russia, per svariati motivi, non sarà più possibile esibirsi, Lucia Lucander dovrà trovare il modo di mettere al sicuro Emilia nel suo habitat naturale: le verdi riserve africane.

Arto Paasilinna come sempre regala storie particolari, al limite del paradosso, che fanno tenere accesa la luce della curiosità in bilico fra verosimile e assurdo. Narrando con ironia e una punta di sarcasmo persino le vicende più normali, nelle bizzarrie sprigiona tutto il proprio talento.

A latere della letteratura nordica tanto di moda di questi tempi proveniente principalmente dalla Svezia che ci presenta delitti, storie torbide e misteri, l’editore Iperborea prosegue nel proprio sforzo, iniziato alle soglie degli anni ’90, di presentare in Italia un’ampia gamma degli autori della zona nordeuropea e lo fa, sin dalla pubblicazione de L’anno della lepre nel 1994, attraverso lo humour finlandese di Paasilinna, accostabile per stile al maestro dello humour inglese P.J. Wodehouse.

Nel corso delle sue storie Paasilinna ci regala piccoli quadri all’acquarello della natura finlandese, della cucina tipica e di personaggi paradigmatici. Nulla viene mai definito troppo nei contorni. Questo rende la sua narrativa molto leggera nella forma anche se, guardando con occhi attenti, nella sostanza non lo è.

È con questa leggerezza e con sempre una punta di sarcasmo che affronta temi anche molto complessi o tragici. Ne è un esempio lampante, in questo nuovo romanzo, il Movimento per la liberazione dell’elefante. Il Movimento, volto a “strappare l’inerme creatura dalle grinfie delle autorità e dei suo crudeli aguzzini”, decide, ai puri fini ambientalistici, che se non fosse riuscito a finanziare la spedizione in India per liberare l’elefante nel proprio ambiente (ignorando che Emilia fosse un elefante africano) per il maggior numero possibile di membri del gruppo, il bene dell’elefante sarebbe stato ricorrere all’eutanasia per mettere “fine alle sue sofferenze nel gelido clima dell’inospitale nord”. Il lettore coglierà l’ironia del paradosso: l’extrema ratio per salvare l’elefante oppresso risulta essere la sua soppressione.

L’ambiente è sempre un tema portante della produzione di Paasilinna. È completamente dedicato a questa tematica per esempio L’allegra apocalisse dove attorno ad un santuario nasce una comunità autosufficiente che farà della laboriosità e dell’armonia con l’ambiente circostante la propria arma per sopravvivere alla catastrofe di un pianeta che, tutt’attorno, va in malora.

Così come spesso incontriamo nelle sue storie il tema del viaggio inteso sia figurativamente come cambio di vita, evoluzione e ricerca, sia fisicamente. Lo ritroviamo infatti nei pellegrinaggi del pastore Oskari Huuskonen e del suo orso ne Il migliore amico dell’orso così come nel viaggio in difesa dei diritti umani di Viljo Surunen ne Il liberatore dei popoli oppressi.

Al di là di tali argomenti ricorrenti, i 16 libri sin qui tradotti ed editi in Italia di Paasilinna sono tra loro molto diversi, con alti e bassi come per tutti gli autori. Ma tutti denotano una scrittura intelligente, una ricerca di stile per mantenersi lieve e conciso, e uno humour impeccabile.

Vox Zerocinquantuno n.21, Aprile 2018

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