Essere valorosa ed essere donna: due “difetti” frequentemente osteggiati. Di Elisa Benni

Rosa

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Quando gli studenti si approcciano allo studio della lingua latina, questo è il ritornello che imparano a memoria per ricordare la prima declinazione.

La rosa è anche tipicamente la figura che i bambini trovano sul tabellone per imparare le lettere come esempio di ciò che inizia con la lettera R.

Dal fiore deriva il nome proprio Rosa, 9° nome di donna più frequentemente utilizzato in Italia (fonte www.nomix.it), oltre che il colore che primariamente richiama il mondo femminile.

L’idea di “rosa” in ogni sua accezione e sfumatura (intendendo per “idea” quella custodita nellIperuranio platonico) ci accompagna quindi dalla prima infanzia e per tutto il resto della vita.

Ciò che è noto solo agli appassionati e a pochi altri è quante declinazioni di tale idea esistano nella realtà tangibile. Infatti fra le varietà esistenti in natura e quelle che sono state create mediante ibridazione che nel corso della storia esistono svariate migliaia di specie differenti.

Fra gli ibridi, molti sono stati battezzati con nomi di storiche figure femminili delle quali la rosa in questione esaltava particolari qualità.

Partendo da queste rose, Serena Dandini ne Il catalogo delle donne valorose, forte della propria passione sia per il giardinaggio che per la storia, dipinge un piccolo ritratto di donne valorose a volte dimenticate, spesso sottovalutate, talvolta addirittura oggetto di una vera e propria damnatio memoriae.

Le motivazioni del trattamento della memoria di queste valorose vanno ricercate nella millenaria convinzione dellinferiorità della donna nei confronti delluomo, nella millenaria volontà delluomo di relegare la donna ad un ruolo procreativo in subordine alla volontà del maschio, nella millenaria lotta dellintelligenza femminile di far valere la propria voce ed ottenere parità di trattamento nella famiglia, in primis, e nella società di rimando.

La storia ha cercato di celare sotto le proprie coltri pesanti quelle intelligenze coraggiose che sono arrivate a mostrare il proprio valore sotto le luci della ribalta sociale.

Questo libro permette di approcciarsi alla biografia di alcune di queste donne valorose e di scoprire sia talenti splendenti nati in epoche inadatte a loro, come la matematica, astronoma e filosofa Ipazia nel IV secolo d.C. ad Alessandria dEgitto, sia cantanti rese note al grande pubblico da ritmi leggeri e coinvolgenti (e colonne sonore di note pubblicità di gelati) che hanno in realtà avuto un ruolo di primo piano nelle lotte per i diritti civili, come Miriam Makeba, ferma oppositrice dellapartheid nel suo Sud Africa.

Il libro ci permette di imparare che una delle più note e tormentate scrittrici inglesi aveva una sorella, pittrice di spiccato talento, che lha affiancata e senza la quale nemmeno lei, forse, sarebbe riuscita a esprimere la propria arte; che ad inventare il giornalismo di inchiesta sotto copertura è stata una donna approdata al giornalismo principalmente in reazione ad uno sprezzante articolo dal titolo A cosa servono le ragazzee alla quale era stato offerto un lavoro a seguito della sua lettera di protesta al giornale nella convinzione, del direttore del giornale stesso, che un testo del genere non potesse essere stato redatto da una donna; che in barba agli atteggiamenti maschilisti dei rivoluzionari francesi, una semplice ragazza osò scrivere e divulgare La dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, pretendendo la tanto agognata parità di trattamento che i rivoluzionari chiedevano fra ricchi e poveri, fra nobili e plebei, anche fra uomo e donna; che una nobildonna italiana partecipò attivamente al risorgimento come e più di alcuni valorosi patrioti noti fino ai nostri giorni.

Si potrebbe aprire un dibattito sulla scelta delle donne da raccontare. Un lettore disattento potrebbe non trovare punti in comune tra Betty Boop e Irma “Mimma” Bandiera. Ma la questione è proprio questa: le donne possono essere valorose in ambiti e modi estremamente dissimili. Ognuna è valorosa nel non lasciarsi intrappolare in ingiusti pregiudizi o moralismi impostigli solo in virtù del proprio genere non arretrando pur di far sentire ciò che ha da dire.

L’autrice stessa potrebbe essere inserita nel suo catalogo. Autrice e presentatrice televisiva, ma anche direttrice teatrale e appassionata di giardinaggio, ha sempre basato la sua carriera su una comicità sottile ed ironica, sempre attenta ed impegnata nel sociale e particolarmente sensibile alle tematiche femministe.

Il libro offre una lettura istruttiva con molti spunti di approfondimento ma si mantiene leggero affrontando ogni biografia in poche pagine con un dono della sintesi lodevole.

Vox Zerocinquantuno n.25, agosto 2018

In copertina foto da Piccolo teatro

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