Favole fuorilegge, di Nicolai Lilin. Recensione di Francesca Cangini

Favole fuorilegge: lo scrittore Nicolai Lilin, autore di Educazione siberiana, torna a parlare della sua terra di origine e racconta quelle fiabe che i figli dei fuorilegge siberiani ascoltavano dai loro padri, e che lui a sua volta ha ascoltato da suo nonno. Nato a Bender nel 1980, l’autore si è poi trasferito in Italia, a Cuneo, nel 2004. Attualmente vive a Milano.

Nicolai era molto legato agli anziani della sua comunità, in particolare al nonno Boris, membro della criminalità organizzata, che ha trasmesso al nipote le storie sugli Urka, una casta criminale zarista. Trascorrendo molto tempo con gli anziani, ha appreso dai loro insegnamenti, ha conosciuto il valore dei “criminali onesti”, considerati fuorilegge, o forse soltanto con il grande bisogno di contrastare l’oppressione del potere corrotto.

Secondo l’autore il mondo delle fiabe è sempre “fuorilegge”. La fiaba, per natura, è infatti un momento che riesce ad oltrepassare la rappresentazione della realtà proponendo un nuovo modo di osservarla e di interpretarla, modificando quelle che prima erano regole affermate, o spiegandone il perché.

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Favole fuorilegge contiene anche alcuni suoi bellissimi disegni di tatuaggi che rappresentano l’appartenenza alla cultura siberiana, alla cultura dei fuorilegge. Nicolai Lilin torna a parlare della sua Siberia per permettere a noi tutti di conoscere lo spirito di questo luogo lontano, di respirare quell’atmosfera vitale che lì esiste, di conoscere quel modo di essere che lui definisce ribelle e libero, che nasce e si valorizza anche grazie al rapporto diretto con la splendida energia della natura selvaggia che domina il panorama. La Siberia è un luogo mitico: terra di liberi cacciatori, allevatori e nomadi, fuorilegge e briganti, anarchici per eccellenza, che ripudiano qualsiasi forma di potere che tenda ad incatenare l’uomo. Queste fiabe raccontano un mondo del tutto diverso da quello delle fiabe tradizionali che abbiamo avuto modo di conoscere.

C’è sempre il lupo, ma non è cattivo, anzi è espressione di forza e intelligenza e ci comunica quel sentimento di dignità troppo spesso dimenticato e che, invece, dovrebbe guidare ogni uomo nel suo agire. C’è sempre la bella principessa delle fiabe, ma diventa una guerriera coraggiosa e determinata, che, se necessario, combatte con tutte le sue forze. Diventa una ragazza astuta capace di proteggere il suo povero padre, o una principessa scaltra senza la quale non riusciresti a sopravvivere.

“Senza una donna saggia vicino, anche il più abile degli uomini non vale niente. Questo, almeno, è ciò che si dice in Siberia”.

C’è sempre anche la determinazione a non lasciarsi sopraffare dall’ingiustizia. Se, da un lato, il potere è corrotto e nelle mani di persone senza scrupoli – dai ricchi, alle autorità religiose che agiscono in maniera sbagliata – dall’altro lato c’è sempre la genuina resistenza e la lotta che proprio le popolazioni siberiane hanno sempre portato avanti, ribelli e piene di quella forza che deriva proprio dal loro rapporto privilegiato con la natura che li circonda e che viene vissuta con enorme rispetto.

In questa breve raccolta di fiabe tutto sembra nascere da un lembo di saggezza popolare. Le favole contengono le basi di quella filosofia segreta e di quei principi morali di una comunità che resisteva, anche con le armi, al potere politico.

Il finale di ogni favola è infatti un proverbio o un’usanza tipica. Così, tradizione e leggenda si fondono sullo sfondo della natura siberiana e della nobiltà della gente comune, sacro e profano si abbracciano sotto il dolce e mite volto di una Madonna che impugna la rivoltella e difende i più deboli dall’ingiustizia dei crudeli. Un viaggio nei tentativi fiabeschi e popolari di dare una spiegazione “razionale” e un insegnamento al popolo.  Non c’è confine tra l’uomo, la taiga e il cielo, la luna può innamorarsi di un giovane cacciatore, e lui, lupo penitente, può ululare per sempre l’amore perduto. Anche bene e male sono separati da un labile confine, vendetta e cattiveria, giustizia e povertà dominano la scena.

“[…] Però non sa che in Siberia, nel regno della Natura governato da Dio stesso, la vera nobiltà è proprio quella della gente povera e semplice, di chi conosce il rispetto per ogni cosa che si trova sotto il cielo e non proclama se stesso padrone del mondo.”

 

Vox Zerocinquantuno n 9, aprile 2017

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