Festa di Strada in via Libia: quando l’Arte supera i ponti, di Eloisa Grimaldi

Una giornata che spiega senza parole che cosa vuol dire “incontro”, l’arte come collante sociale che dona nuova vita a spazi delicati della Città, come quello sotto il ponte di via Libia, dove palpitano cuori e menti rampanti, con un portato umano ed artistico immenso e che con semplicità e passione costruiscono quotidianamente le trame di storie poco raccontate. Storie piccole, storie dei margini che invece diventano protagoniste in questo sabato 22 aprile grazie alle Associazioni Le Fucine Vulcaniche, Il Cerchio ed Innesto Urban Art.

Fotografia Flavia De Marco

Il programma è ricco e la partecipazione è veramente eccezionale, curiosando tra le sedi delle associazioni davanti a cui si è svolta la festa, scopriamo un mondo all’opera: chi cucina, chi tagliuzza, chi allestisce, chi accoglie e chi ha già avviato il banchetto con “la pesca a sorpresa”! Lo spazio prende forma tra i gazebo ordinati, dalle cucine salgono odori di casa e gli avventori si dimostrano pronti a degustare le prelibatezze offerte. Stupisce il clima sereno dei preparativi, nessuna traccia di stress da evento, anzi prevale un’atmosfera accogliente.

Il vento dà alcuni grattacapi alle tovaglie, sopra le nostre teste passa un caldo insolito, i banchetti di artigianato espongono le ultime creazioni e raccontano le loro storie: specchi di cartone fatti in un laboratorio con ragazzi migranti, treccine di filo colorato intrecciate da un’associazione apolide che ha trovato rifugio sotto al ponte di via Libia, artigiani itineranti che approdano per arricchire la festa. Un pezzetto di libertà, un segmento di strada chiusa per creare una marca, uno spazio alternativo in cui possono scorrazzare i bimbi inseguendo bolle di sapone, dove sfilano trampolieri e clowm, un contrabbasso viaggia su e giù borbottando le sue note, si proiettano documentari, sbocciano spettacoli di teatro che coinvolgono il pubblico.

In un momento storico e sociale dove emerge l’urgenza di una “chiamata alla pace”, questo evento conferma la riuscita di momenti che coniugano arte e collettività, che riunisce in pochi metri una fetta pulsante del quartiere e della città, squilibrando, anche solo per un giorno, la bilancia tra centro e periferia. Dentro le mura, la città luccica di insegne e bar, negozi d’ogni ordine e grandezza che addobbano le bellezze storiche del paesaggio ed è tutto così affascinante che nel centro ci si perde, anche grazie all’offerta culturale degli artisti di strada che animano la piazza. In questa giornata invece l’arte si dirama e raggiunge i margini, supera le porte – segno umano di confine, frontiera – attraversa un ponte per trovarsi a ridefinire un luogo comune: “sotto un ponte”.

Fotografia Flavia De Marco

Cosa può succedere sotto un ponte, in un non-luogo scarsamente considerato nei progetti di riqualificazione urbana? Ebbene le Associazioni e le persone che le costituiscono, con le loro passioni ed i loro animi costruttivi, possono trasformare i luoghi e creare spazi di inclusione e socialità.

Ecco i trampolieri delle Fucine Vulcaniche sfilare per la strada facendo alzare i nasi al cielo ed alterando le percezioni quotidiane, viene proiettato “Occhi al muro”, un documentario sulla street art in Italia che letteralmente ha tenuto le persone con lo sguardo incollato al muro su cui veniva proiettato il video! Un carrello della spesa viene trasformato nel carretto spara-bolle dello spettacolo di clown e quando cala il buio arriva anche il fuoco. Un’atmosfera magica che invade il pubblico, chiamato in causa anche dallo spettacolo di Teatro dell’Oppresso di Antonio Graziano, che indaga le inquietudini sociali -in questo caso legate al lavoro- che ci portiamo addosso come individui e come parte di una collettività che ci sfugge e che sembra sempre più dettata da scelte incontrollabili e catastrofiche.

Invece partecipare e condividere, attraverso laboratori ed eventi artistici che danno spazio a nuove forme relazionali di co-educazione: nel pomeriggio il laboratorio sociale Afrobeat e poi Parole al Vento: racconti/storie di vita raccolti sul cammino di Santiago accompagnati da musica dal vivo, il Maestro Elio Perrone con la sua danza del Tai Chi che ha coinvolto adulti e bambini e il concerto ska-reggae dei Wasaber.

Un turbinio di colori che ha composto un quadro unico e prezioso, realtà da tutelare e promuovere perché base di una rivoluzione “dal basso” che non imbraccia fucili ma poesia, non sgancia bombe ma bolle di sapone, non è solita sparare colpi ma piuttosto provocazioni. Anche questo è un modo di combattere.

Fotografia Flavia De Marco

voxzerocinquantuno n.10, maggio 2017


Eloisa Grimaldi laureata in Discipline dello spettacolo dal Vivo, approfondisce il campo  degli eventi Interculturali con un Master, appassionata di teatro, musica, umanità e poesia, si occupa di organizzazione e diffusione culturale musicale, sviluppa metodi formativi tramite le arti teatrali e collabora a progetti editoriali di stampo sociale e indipendente.

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