Festival di Venezia: la grande ripartenza del Cinema, di Chiara Di Tommaso

Si è appena conclusa la settantasettesima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica che ogni anno si svolge a Venezia, attirando appassionati di cinema da tutto il mondo. Le giornate dal 2 al 12 settembre sono state ricche di eventi, non solo le proiezioni dei film in gara ma anche la presentazione di moltissimi lungometraggi fuori concorso e diverse mostre fotografiche, come “Le muse inquiete” che ripercorre i festival del cinema del passato confrontandoli e commentandoli alla luce degli eventi storici che hanno fatto loro da contesto.

 

Anche quest’anno sicuramente la situazione storica si può dire abbia lasciato il suo segno, tutti gli eventi infatti sono stati organizzati in modo che fossero compatibili con l’attuale emergenza sanitaria. La misurazione della temperatura all’ingresso del lido, l’obbligo delle mascherine non solo in sala ma in tutta la zona dedicata alla Mostra, i posti a sedere distanti un metro, l’allestimento di una nuova arena all’aperto, il controllo costante ma gentile degli addetti… tutte misure e precauzioni che alla fine hanno permesso la realizzazione di un grande evento internazionale che si è potuto svolgere senza intoppi, nonostante le perplessità di molti.  Uno dei pochi dello stesso genere che non è stato rimandato. Si può dire che la riuscita del festival veneziano ha un valore aggiunto, in quanto ha dato un forte segno di speranza per la ripartenza del settore artistico-culturale: andare al cinema in sicurezza è possibile. Insomma questa edizione “pandemica” è stata un successo, e non solo dal punto di vista organizzativo. I film che sono stati selezionati per concorrere ai premi di Venezia 77 erano accumunati da un altissimo livello, e sono stati accolti molto favorevolmente dalla critica, che ha apprezzato tutto meno che la scelta finale dei giudici sull’assegnazione dei premi. Tra i titoli più acclamati “Cari Compagni” di Konchalovskj che offre uno spaccato della Russia degli anni ’60, “Le sorelle Macaluso” film tutto al femminile di Emma Dante ambientato a Palermo, il tedesco “And Tomorrow the Entire World” di Julia Von Heinz sul neonazismo e i movimenti di opposizione giovanile, il docu-film “Notturno” con cui Gianfranco Rosi racconta le ferite e le guerre del Medio Oriente, tra Siria, Iraq e Kurdistan. Molta varietà, molta qualità, molti temi di grande importanza ed attualità. La giuria guidata da Cate Blanchett alla fine dell’intensissima settimana, ha scelto per il Leone d’Argento (Gran Premio della giuria) il film messicano “Nuevo Orden”, del regista Michel Franco. Una città del Sudamerica, un’ambientazione contemporanea, un’elegantissima festa di matrimonio di una ricca famiglia, invitati che ridono e ballano in una villa di lusso che è una bolla di cristallo, al di fuori della quale è già scoppiata la rivolta. Una rivolta violenta, di classe, una lotta esasperata frutto di troppi anni di soprusi e disuguaglianza, dove sangue e vernice verde si mescolano e scorrono a fiumi per le strade. Il film racconta una realtà distopica e allarmante, ma che al tempo stesso riadatta e prende spunto dalle rivoluzioni del passato e dai loro meccanismi, e che vuole ricordare allo spettatore la fragilità del sistema su cui poggia i piedi. Il film che si è aggiudicato il Leone d’oro è invece “Nomadland” della regista Chloè Zhao, proiettato l’ultima serata della gara ha fulminato la giuria, senza però convincere troppo critici, giornalisti ed esperti. “Nomadland” racconta la storia di Fern, una donna di mezza età, con la pelle rovinata dagli anni ma gli occhi brillanti di una ragazzina, che compie una scelta di vita. Il focus è su di lei, personaggio principale sfaccettato e molto originale, silenziosa, indipendente e solitaria, che un giorno decide di iniziare a vivere nel suo furgone, di andare in giro per l’America, costantemente in viaggio, nomade alla ricerca di lavori stagionali per mantenersi. Come lei, ci sono tanti altri nomadi, della sua stessa età, costretti dalle stesse condizioni e guidati da simili desideri, che vivono sulla strada. Questo film, al di là delle accuse di sopravvalutazione oche possono essere fondate, è stato probabilmente frainteso nel suo significato. Non ha l’ambizione di raccontare la crisi del 2008, né la povertà americana, né lo sfruttamento lavorativo, ma ha un taglio molto specifico e pone lo sguardo su un tema che esiste e che si conosce pochissimo. Porta la voce di questi nuovi nomadi, anziani che dopo la crisi economica si sono ritrovati senza pensioni sufficienti per vivere e che hanno deciso di superare una situazione di difficoltà e precarietà mettendosi in viaggio e cambiando radicalmente stile di vita.

 

Tutti film che sono stati presentati al festival, sono ora nelle sale cinematografiche italiane e del mondo, e si spera che il pubblico accorrerà numeroso, per sostenere e apprezzare l’arte del cinema che da sempre riveste un ruolo essenziale nella costruzione della cultura e nella mobilitazione delle coscienze nella nostra società.


Vox Zerocinquantuno, 16 settembre 2020

 

Foto: Skytg24.it

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