Fight club, la rivoluzione silenziosa di Tyler Durden, di Fabio Bersani

Cosa succederebbe se la società civile si unisse per un unico scopo? Cosa succederebbe se la forza dell’uomo comune si scontrasse con lo Stato leviatano? Cosa succederebbe se non dormissimo per giorni? Alla fine ti senti perso e ti ritrovi dentro ad un fight club. Ah no scusate, la prima regola del fight club è non parlare del fight club, quindi per questo dovrete davvero vedere il film.
In assoluto uno dei migliori film di Fincher, a due anni dall’uscita di “The game” il regista ci regala un altro film ad alto carico di confusione ed emozioni, dove solo il gran finale può aiutare lo spettatore a trovare le risposte alle tante questioni che sorgono durante il film.
Se la società di massa, il consumismo e l’alienazione dell’uomo moderno ci sembrano problemi quotidiani allora siamo come Jack, il protagonista della pellicola , interpretato da uno splendido Edward Norton. In fondo siamo un po’ tutti narcolettici davanti a questi ritmi postmoderni della società.
Fight club è sicuramente un film che fa riflettere, una delle domande più frequenti è : chi è Tyler Durden? Ma forse è la domanda sbagliata. La domanda che bisognerebbe porsi è: chi è davvero Jack?
A volte il miglior modo di nascondere qualcosa è proprio di nasconderlo sotto al naso di chi non vogliamo lo scopra e a volte ci impegniamo a nascondere così bene quel qualcosa che poi non lo troviamo più nemmeno noi, ecco, questa è la storia di Jack. La storia di un ragazzo che si è perso una parte di vita e ha deciso di costruirne una tutta sua. Un mondo piuttosto caratteristico il suo, una vita dove le proprie paure e i propri freni sociali vengono azzerati a discapito di una vita libera, libera da colleghi e capi ufficio oppressivi, libera da un lavoro noioso e da un noioso appartamento arredato Ikea.
Un film basato sulle contrapposizioni sociali e psicologiche della vita di tutti i giorni, per cui nessuno si può sentire escluso. Una sfida eterna con il proprio Io, un film freudiano ambientato ai giorni nostri, dove a volte è il subconscio prendere il sopravvento. Un film sul significato di libertà, basato sulla volontà di allontanarsi dalle pressioni sociali, dalle nostre gabbie mentali, in cui viviamo rinchiusi senza possibilità di uscita.
La battaglia contro la società postmoderna si combatte anche dentro la propria mente e contro le proprie certezze. Siamo tutti un po’ Jack, lottiamo tutti contro noi stessi, e senza accorgercene troviamo che il nemico è di casa. E’ estremamente difficile averne la meglio, il colon di Jack lo sa bene.
Un Thriller calmo che ci porta a riflettere su noi stessi e sulla società in cui viviamo, sui nostri stili di vita e sulle regole morali che governano le nostre vite, un motivo per vedere Brad Pitt fare saponette e tanto altro, questo Fight club di Fincher

Vox Zerocinquantuno n 9 aprile 2017


Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e d’impresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film

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