Francesca Cangini, una giovane promessa letteraria, di Maria Laura Giolivo

E’ stato entusiasmante conoscere Francesca; davanti ad una tazza di caffè, in una calda e assolata mattinata di luglio ho avuto modo di incontrare la ragazza, sì perché Francy ha solo 16 anni, più decisa e determinata che abbia mai conosciuto.
Francesca ha le idee ben chiare su ciò che vuole fare e su come raggiungere il proprio obiettivo. Una sicurezza che quasi stride di fronte ad un modo di fare assolutamente semplice e cordiale.
Nonostante la giovane età, Francesca è già autrice del libro Due mani in una tasca per sentirti vivo accanto a me edito da Europa Edizioni e si sta dedicando alla stesura del suo prossimo manoscritto la cui uscita è prevista per l’anno prossimo.

Se dovessi scegliere un aggettivo per descrive il tuo libro come lo definiresti?

Lo definirei pieno cioè ricco: ricco di sentimenti, di emozioni, di contenuti.

Come hai maturato l’idea di scrivere un libro?

Ho iniziato a scrivere per gioco, perché mi piace farlo. Nel tempo, poi, mi sono accorta che lo scrivere non era più solo fine a sé stesso ma era diventato un modo per mandare un messaggio. Mi interessava porre l’accento su temi che reputo importanti e che mi rattristavano, suoi quali sentivo il bisogno di dire la mia e dirlo ad alta voce, raggiungendo un grande numero di persone.
Ho preferito mettere tutto nero su bianco per raggiungere il maggior numero di destinatari possibile e perché da sempre trovo più agevole scrivere che parlare.

Il libro tratta di anoressia e violenza….sono temi molto forti ed impegnativi per una ragazza così giovane….

Purtroppo questi sono temi molto attuali fra i ragazzi: volevo far presente agli adulti quali sono i problemi degli adolescenti di oggi.
A livello stilistico, ad esempio, ho scelto volutamente di non inserire dialoghi proprio per esaltare il fatto che si possa comunicare anche solo tramite gli sguardi e i gesti e che, se ci si pone in una condizione di “ascolto” , già tramite essi, si può capire molto delle sofferenze e dei patimenti di una persona.

Copertina del libro (foto europaedizioni)
Copertina del libro (foto europaedizioni)

Molti giovanissimi autori, che come te si approcciano alla scrittura, utilizzano applicazioni come Whatpad. Come mai tu ha scelto di pubblicare un libro anziché affidarti ad un’applicazione come questa? Non la trovi una scelta controcorrente?

Come tutti i miei coetanei, conosco ed utilizzo i social network ma il classico libro stampato mi ha sempre affascinato, sin da piccola. Ho sempre sognato di pubblicarne uno, poterne sfogliare le pagine, sentirne l’odore. Non credo si tratti di una scelta controcorrente, ho solo preferito un supporto diverso tant’è vero che il mio libro è disponibile anche in versione e-book.

Quali sono i tuoi modelli letterari? A chi ti sei ispirata?

Il mio modello letterario di riferimento è Baricco. Ho cercato di scrivere come lui: volevo un libro di cui fosse impossibile interrompere la lettura, proprio come i suoi; provare a riprodurre la musicalità intrinseca nelle sue parole, ovvero legarle inscindibilmente fra di loro e devo dire che non è stato poi così difficile.

Sei stata aiutata da qualcuno nella stesura del romanzo?

Mi ha aiutata la giornalista e scrittrice Chiara Gambarale. Ho avuto il piacere di conoscerla alla presentazione di un suo libro dove le ho consegnato un foglietto con la mia mail e lei è stata così cortese da mettersi subito in contatto con me. Ci siamo scritte qualche mail e così siamo diventate amiche. Mi ha seguita indicandomi come rendere più fluide alcune parti del racconto e più comprensibili altre.
Inoltre mi ha anche molto motivata nei momenti di sconforto che ho attraversato mentre scrivevo il libro, quando avrei voluto mollare tutto perché mi sentivo inadeguata.

Come ti fa sentire pensare di aver creato qualcosa di cui rimarrà traccia per sempre?

A dire il vero non ho mai riflettuto su questo! Non penso quasi mai al futuro, sono molto concentrata sul presente e la cosa che mi incuriosisce di più, in questo momento, è sapere cosa pensano i lettori del mio libro.

(foto mariabeatricemasella.com)
(foto mariabeatricemasella.com)

Cosa dicono i tuoi amici del fatto che hai scritto un libro? Pensi di essere fonte d’ispirazione per loro?

I miei amici mi hanno sostenuta molto durante tutto il percorso che ha portato alla pubblicazione del libro e hanno preso parte alla presentazione in maniera attiva leggendo anche alcuni spezzoni del racconto. A volte scherziamo su questo mio singolare “lavoro” ma il nostro rapporto non è cambiato e non parliamo molto del romanzo.
I miei genitori, invece, pur incoraggiandomi molto, l’hanno letto solo la settimana scorsa proprio per evitarmi eventuali condizionamenti.

A chi e perché consiglieresti di leggere il tuo libro?

Principalmente mi sento di consigliarlo a coloro che vogliono comprendere meglio gli adolescenti di oggi, alle persone desiderose di mettersi in ascolto e conoscere meglio la nostra generazione.
E’ un libro che parla di adolescenti ma che è rivolto ad un pubblico adulto. C’è tanto di me in questo libro, consigliarlo a qualcuno in particolare è come consegnargli una parte di me e questo mi fa sentire particolarmente vulnerabile.

Mentre stiamo ancora chiacchierando, ci interrompe il Sig. Cangini, passato a prendere la figlia per darle un passaggio a casa, e improvvisamente torno alla realtà: Francesca, che per tutta l’intervista ha dimostrato sicurezza e determinazione da scrittrice navigata, in un attimo mi appare in tutto il candore di una ragazza della sua giovane età.

Vox Zerocinquantuno, n 3 Settembre 2016

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