Giochi puliti, di Bahr Zimmerman Wolf

Uno dei più grandi errori che fanno gli adulti, ne fanno tanti, verso i giovani è quello di mentire; poche volte in buona fede.
Gli ideali e le ideologie sono i modelli della perfezione umana; frutto delle menti più grandi e illuminate nella propria storia millenaria. Tutti sanno quali sono: i classici, libertà, uguaglianza, giustizia, quelli della vita, amicizia, lealtà, famiglia, il riconoscimento e, in generale, tutti quei valori e quei pensieri grandi, che stanno sopra di noi e di tutti. L’uomo, tutti gli uomini vecchi e giovani riconoscono in quelle belle parole, in quei pensieri inebrianti, i luoghi dove cullare i propri aneliti, far vivere i propri eroi, e sognare. C’è un momento nella vita di ogni giovane, per alcuni breve per altri più ampio, nel quale qualcuno lo invita, a volte lo prende per mano, per andare ad aprire una porta; la porta viene aperta e una voce gli dice: “ guarda questo è il paradiso”; il giovane è talmente abbagliato da tanta meraviglia che non vede nulla e, non fa nemmeno in tempo ad adattare gli occhi, che la porta si chiude. Domande represse, risposte mute, entusiasmi vaporizzati si accumulano nella mente e nel cuore.
E da quel momento quel giovane dovrà vivere. Farà domande e riceverà milioni di “non risposte” o, appunto, di menzogne; quei modelli della perfezione umana sono il paradiso? sì, no, certo, magari, forse, a patto che. Esperimenterà tutto quello che ogni uomo deve sperimentare secondo il grado di sensibilità o di ottundimento al quale le esperienze della vita lo avrà portato. Godrà della “conoscenza implicita” ossia quella tramandata dalla sua parentela assieme al colore degli occhi e dei capelli, della conoscenza acquisita, della sua attitudine “veloce” o “lenta” nel valutare quello che investe la sua attenzione, ossia la capacità di prendere decisioni irrazionali o razionali, a seconda del suo stato fisico – ma anche delle abitudini ereditate o apprese – del momento. E si troverà davanti, il mondo che sta davanti a tutti; in cui menzogna vuol dire giochi opachi, vuol dire, non dire.
Non dire p.e. che gli ideali e le ideologie non sono entità fruibili, bensì traguardi verso i quali tendere, aspirare, per conquistarne frazioni umanamente possibili; una cosa, tanto per dare un’idea, come i quattro metri per il salto in alto o i trenta secondi per i cento metri piani. Sta all’individuo, alle sue capacità fisiche e alle sue aspirazioni, cimentarsi con gli uni o con le altre.

Da panorama

Mentire vuol dire, anche, non aiutare il giovane a mettere insieme i fatti e le esperienze – alcune molto tragiche, come le brigate rosse, potere operaio, la Diaz, ma l’elenco è infinito – per chiarire bene e secondo le recenti esperienze acquisite, l’incompatibilità fra le ideologie e la politica del potere; le tremende confusioni che si fecero – anche se in quei tempi erano forse comprensibili – le commistioni e strumentalizzazioni che pure se ne fecero, che ebbero conseguenze anche mortali e che sono state, comunque, il germe del caos odierno. Perché una cosa è l’attrazione e talvolta anche l’amore verso le ideologie, il coltivarne i valori e l’attivarsi per la loro diffusione; altra cosa è l’attività dei partiti che aspirano alla complicata e conflittuale gestione del potere; sia istituzionale che imprenditoriale. L’incompatibilità è, oggi più che mai, ampiamente dimostrata, tanto da far sorgere pesanti sospetti verso quei piccoli partiti zeppi di ideologia ma con nessuna prospettiva di raggiungere consistenze sufficienti ad entrare nei parlamenti; anzi si sta proprio vivendo quanto essi siano oggi socialmente deleteri nell’ostacolare la formazione di partiti abbastanza grandi da poter governare; nello spirito menzionato, che una cosa è l’amore per le ideologie, altra è governare. Nei momenti di caos, un enorme aiuto viene dal “gioco pulito”; un gioco che deve far riflettere con molta attenzione sul fatto che governare non significa fasciarsi di bandiere ideologiche – non perché queste non siano superbe contenitrici dei più elevati valori umani – ma cercare la sintesi partecipativa di forze e pensieri “naturalmente” contrastanti, fra le disparate componenti antropologico-culturali delle società del momento. Forze e pensieri che includono aspirazioni ideologiche, valori, ma anche – bisogna ricordarselo molto bene – gli interessi, legittimi o meno, delle categorie, delle imprese e delle persone. Ecco perché è doppiamente necessario il gioco pulito; per comprendere che il partito, primo non può avere una sola e definita ideologia (lasciamo stare qui tutte le scempiaggini dette a proposito del partito o del pensiero unico ecc.) e secondo, deve avere una fisionomia che permetta e gestisca ideali, anime diverse, e assicuri serietà e sicurezza; all’interno di una dialettica e di una prassi che elevi il pensiero e le aspirazioni personali; per apprendere e comportarsi in modo da realizzare una convivenza convinta e per collaborare tutti insieme alla gestione dell’enorme e contrapposta complessità delle società moderne.
Per tutto questo ci vogliono i grandi numeri; ricordando, anche qui, che p.e. un partito con il 30% di voti corrisponde – calcolato sulla media partecipativa del 62% sui trent’anni passati – al 18,6% della popolazione, e quindi il suo sostegno sociale non ha sufficiente peso, consensi, partecipazione. Ecco perché occorre far ricorso a ulteriori giochi puliti; nel partecipare tutti, persone e piccole formazioni di ogni genere per far raggiungere al partito scelto, numeri consistenti; che gli consenta di non dover sottostare ai bassi compromessi, ai ricatti ed alle pressioni delle categorie; perché possa comporre governi che non debbano subire i condizionamenti dei creditori dell’immenso debito (2,3 volte il PIL); non può esserci libertà con debiti primari stratosferici.
Sono molti i giochi puliti che sono necessari. Come p.e. quello che ogni affiliato debba fare di tutto con energia e impegno per proporre le proprie idee; ma alla fin fine segua fedelmente le decisione della maggioranza interna; non importa quali e quanto importanti siano le sue idee; nessuna idea per bella e grande che sia non ha nessun valore se non è condiviso da una maggioranza. Alla fine deve prevalere la maggioranza; senza andare in giro giullarescamente a sbandierare a tutti le proprie idee con il sottinteso intento di volerle sostituire a quelle della maggioranza; e magari dicendo che si voterà contro. Questo è un gioco sporco, che ha il solo effetto di togliere serietà e fiducia all’intero partito.
E, in fine, altro gioco pulito, dovrebbe essere quello di collaborare tutti insieme, perché tutti vadano a votare; nell’interesse di tutti, per chiarezza, perché un partito sia grande nel senso che s’è detto, e che la sua responsabilità sia chiara. Non votare, in ogni caso, è un egoismo autolesionista; opinione mia, ma da soppesare.
Ci sarebbe il discorso sul calcolo delle probabilità di attuazione che certi ideali e certe istanze sociali avrebbero all’interno di un grande partito piuttosto che in piccoli gruppi; ma sarà per un’altra occasione.
Viviamo in una situazione di caos. Le leggi sono tante e caotiche. Per mettere ordine fra di loro e farne altre nuove e migliori, non c’è  altra via – come base per un dibattito e non certo per imposizione – che incominciare dai giochi puliti; giochi da giocare prima di tutto noi stessi, e giochi da esigere a chi decide per noi.

Vox Zerocinquantuno n 10, Maggio 2017


Bahr Zimmermann Wolf, Business & Life Coach.

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