Le conseguenze delle dinamiche internazionali sulle spalle dei pescatori di Mazara, di Matteo Scannavini

Essere un pescatore di Mazara del Vallo è diventato un mestiere molto pericoloso. Negli ultimi mesi la ViPe, Vigilanza Pesca, è arretrata di una ventina di miglia lasciando parzialmente scoperte le acque della ZEE, una porzione del Mediterraneo appartenente in teoria alle acque internazionali ma che la Libia considera propria dal 2005. Ora, esposti agli attacchi delle motovedette libiche, i pescherecci mazaresi sono impediti nell’esercizio sicuro della loro attività, fondamentale non solo per l’economia di Mazara, reggente sulla pesca del gambero rosso, ma anche per il salvataggio di profughi, spesso scampati al naufragio grazie ai pescatori.

Come si giustifica allora l’allentamento della protezione della marina, che sta provocando gravi conseguenze umanitarie quanto economiche? Secondo Francesco Mezzapelle, direttore di Prima Pagina Mazara, la causa è da ricercare nella confusione rispetto ai rapporti con la Libia del nuovo governo, che, usando un’espressione marinara, procede “navigando a vista”.

L’episodio più recente che testimonia l’insicurezza dell’esercizio di pesca mazarese è avvenuto il 9 ottobre, quando i due pescherecci Afrodite e Matteo Mazzarino sono stati sequestrati a 29 miglia da Derna da motovedette libiche. Motovedette che, per ironia della sorte, erano state letteralmente regalate dai governi Berlusconi e Gentiloni alla Libia per pattugliare le coste e contrastare l’immigrazione. L’episodio, nonostante l’uso di mitra da parte degli aggressori, non ha fortunatamente presentato vittime e i pescatori, una volta fatti attraccare e privati del loro carico, sono ritornati salvi alle loro case.

Il trattamento subito dai pescherecci infrange la normativa internazionale sui mari: le acque territoriali di uno Stato si estendono infatti fino a 12 miglia dalla costa, oltre iniziano le acque internazionali, dove ogni Paese gode della libertà di pescare. La Libia, reclamando il possesso della ZEE, ne sta occupando da anni altre 62 miglia oltre il limite. Questa rivendicazione prova a legittimarsi nell’adesione alla convenzione di Montego Bay del 1981, che stabiliva la possibilità per uno Stato di disporre fino a 200 miglia di acque per fini commerciali; tale diritto tuttavia riguardava i soli areali oceanici, pertanto non risulta applicabile alla più contenuta area del Mar Mediterraneo.

Nessuno altro Stato legittima infatti l’ufficiale appartenenza della ZEE alla Libia, che tuttavia ne mantiene di fatto la sovranità, riconoscendosi unilateralmente il diritto alla pesca fino a 74 miglia dalla propria costa.
Una volta definite le motivazioni libiche, resta tuttavia da capire il motivo della recente retrocessione della linea di guardia della ViPe.

Prima di avviare un’analisi occorre precisare che, data la complessa natura del tema, si cerca di procedere attraverso delle ipotesi. Per esempio, è stata sospettata l’ennesima manovra di contrasto all’immigrazione promossa da Salvini: togliere la marina al largo della Libia significa evitare di incrociare, e quindi di rimorchiare e condurre sul suolo italiano, barconi di immigrati. Dunque, scoraggiando la pesca in quella zona, si evita anche il frequente lavoro di salvataggio degli stessi pescherecci, di cui si ha avuto recente dimostrazione il 13 novembre, quando la nave Pegaso ha sottratto 42 persone da morte certa in mare.

L’interpretazione più probabile è tuttavia un’altra. Secondo Mezzapelle, interlocutore diretto dei pescatori locali, l’insicurezza delle acque della ZEE non è figlia di una strategia del Ministero degli Interni, quanto di un’assenza di chiarezza da parte del governo nei rapporti da tenere con la Libia. Le condizioni dei pescatori sono le “conseguenze di umori politici”, che si alternano senza una definita linea di azione e ignorano la situazione di Mazara.

Non stupisce infatti che nel recente servizio delle Iene, meritevole di aver dato risalto mediatico al caso, Salvini sia stato preso in contropiede dalle domande di Silvio Schembri, apparendo genuinamente ignaro dei pericoli corsi dai pescatori. Del resto, come si tende spesso a scordare, la Lega ha messo solo di recente la Sicilia tra i suoi interessi: quelli che ieri erano il nemico sono diventati solo oggi parte del consenso e le problematiche delle realtà locali sono talvolta sconosciute.

I politici della II Repubblica ponevano particolare attenzione alla questione libica e avevano in Gheddafi un interlocutore consolidato nelle trattative. L’instabilità interna del Paese, abbinata ai nuovi volti della scena italiana, rende invece oggi complesso un dialogo diplomatico tra l’Italia e le varie autorità paramilitari dello Stato africano, diviso principalmente tra l’esecutivo riconosciuto dall’ONU ad Ovest e il governo del generale Haftar ad Est. In questo caotico scenario, la politica provvisoria italiana sarebbe quella di non intromettersi, pur avendone il diritto, nella ZEE, per evitare di creare tensioni con la Libia, inconsapevoli dei danni economici che vengono in questo modo provocati a Mazara del Vallo.

I tentativi di stabilizzazione dell’Unione Europa sono stati finora lenti e inefficaci, anche per causa dell’ulteriore contenzioso in gioco tra Francia e Italia, che si litigano il ruolo di paese guida del dossier di pacificazione libica. Lo si è visto la scorsa primavera alla Conferenza di Parigi, che si è posta l’improbabile e fallito obiettivo di indire in dicembre le elezioni in Libia, e di nuovo alla recente conferenza di Palermo, che non ha fatto significativi passi avanti sul piano della stabilizzazione.

Costretti a cercare il gambero rosso al largo della Grecia, con conseguente aumento del costo degli spostamenti, o a rischiare la vita nella ZEE, i pescatori mazaresi, e con loro i gli immigrati che rischiano la vita in mare, pagano lo scotto di questa complessa trama di politica internazionale. Una trama in continuo sviluppo che scrive la storia, dove le voci degli ultimi non hanno peso.

Vox Zerocinquantuno n.29, Dicembre 2018


Matteo Scannavini, 18 anni, studente. Coltiva la passione per la scrittura e la recitazione realizzando sceneggiature ed interpretando ruoli in cortometraggi prodotti insieme ad amici.

In copertina foto da Prima Pagina Mazara

 

 

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