Gli spaghetti alla bolognese non esistono di Filippo Venturi. Recensione di Riccardo Angiolini

Gli spaghetti alla bolognese non esistono non è il titolo di un saggio volto a difendere il patrimonio culinario di Bologna, anche se il proposito sarebbe ammirevole, ma quello del nuovissimo romanzo di Filippo Venturi. Questo è il secondo giallo, fra quelli editi da Mondadori, all’attivo del ristoratore bolognese con la passione della penna che, dopo il successo de “Il tortellino muore nel brodo”, ha saputo creare un valido seguito sulle rocambolesche avventure del protagonista Emilio Zucchini.

Zucchini, parziale alter ego dello stesso autore, altro non è che il fiero proprietario di una fittizia osteria,
la Vecchia Bologna, situata nel centro dell’urbe felsinea. È un uomo sulla quarantina, risoluto ma estremamente alla mano: il tipico bolognese che ha saputo farsi strada nella vita e che sa il fatto suo, rischiando talvolta di sembrare un po’ snob. Zucchini e tutto ciò che lo contraddistingue, nel suo microcosmo, potrebbe apparire semplice. Dietro all’amore per le sue passioni e per la sua città si cela però tutta la profondità di una persona che cerca di dare il proprio contributo al mondo. Come se non bastasse all’oste bolognese capita spesso di trovarsi immischiato in qualche faccenda molto più grande di lui, alla quale riesce sempre a fornire un contributo fondamentale per scioglierne i nodi.

Come ogni giallo che si rispetti, il romanzo comincia con una serie di eventi tempestosi sui quali è sospeso un alone di mistero. Fra questi vi è una violenta reazione allergica alla Vecchia Bologna, il furto di una busta piena di mance e l’improvvisa sparizione di uno fra i simboli più celebri del capoluogo emiliano: la Beata Vergine col Bambino dell’evangelista Luca. L’effige della Vergine col bambin Gesù fra le braccia, in una temporalesca notte di maggio, scompare misteriosamente dalla cattedrale bolognese di San Pietro, luogo in cui era custodita in vista dell’esposizione al Santuario intitolato proprio alla Madonna di San Luca. Il trafugamento della protettrice cittadina, assieme alla serie di bizzarre vicissitudini che lo accompagnano, non mancherà di coinvolgere in prima persona l’inerme, ma non sprovveduto, Emilio.

Da questi presupposti l’autore riesce a dar vita a una storia fatta di supposizioni, movimenti e intrecci, grazie ai quali la vita e i problemi del protagonista cozzano e si fondono con quelli degli altri personaggi. La varietà e il delineamento delle altre personalità che entrano in gioco nello sviluppo delle vicende sono forse una delle risorse più preziose dell’intero romanzo. Il lettore avrà infatti modo di confrontarsi col punto di vista del commissario Iodice, del bonario scapestrato Mirko Gandusio, del vescovo Quaglia, dell’incallito umarèl Franco Curia e di tanti altri ancora. Il fil rouge che unisce tutti questi personaggi è senza dubbio la complessità della loro persona, il non essere mai scontati, il non agire in base a ciò che sembrano o a ciò che gli altri credono di loro. Ognuna delle voci in campo saprà fornire indispensabili tasselli per giungere a una conclusione che, almeno per l’ignaro lettore, potrà apparire più o meno chiara man mano che si farà strada fra le pieghe della storia, ma che non potrà sfuggire ad una serie di colpi di scena.

La prosa è fluida, scorrevole e piacevolmente “macchiata” dalle influenze locali. Non per questo tuttavia manca nell’essere espressiva o evocativa: riflessi dal susseguirsi di incontri ed eventi, convivono all’interno dell’opera numerosi significati che vanno ben oltre la storia in sé. Fra le parole e le gesta di Zucchini e degli altri personaggi sono infatti rintracciabili tematiche, riflessioni e “contenuti”, come li definisce lo stesso Venturi, che si lasciano assaporare ben più a lungo delle vicende narrate. Questi contenuti possono afferrarsi soltanto con un pizzico di pazienza e attenzione, richiedono un’immersione più lenta, slow direbbero i critici culinari, per essere apprezzati fino in fondo: quasi come un piatto di tagliatelle al ragù. Fra queste si possono annoverare il travagliato rapporto fra cittadino e autorità, il parziale rifiuto ai sempre più rapidi mutamenti del mondo moderno, o ancora l’apparente dicotomia fra bene e male che, nella nostra presunzione egocentrica di assolutezza, nasconde invece innumerevoli sfaccettature spesso ignorate.

Con Gli spaghetti alla bolognese non esistono Filippo Venturi è dunque riuscito a scrivere un buon romanzo giallo che non solo è in grado di raccontare, ma anche di trasmettere. Emilio Zucchini e gli altri personaggi agiscono tutti nella straordinaria cornice di Bologna dando vita a un microcosmo apparentemente banale, ma ricco di significati. D’altronde, come tramandano le migliori zdàure bolognesi, il segreto per una buona tagliatella al ragù sta tutto nella concentrazione di aromi, sapori e passione in un piatto così semplice.

Si ringrazia Filippo Venturi per la gentile collaborazione

Vox Zerocinquantuno, 1 luglio 2020

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