Green Book: un film piacevole ma senza elementi di novità, di Alessandro Romano

 

Il grande maestro di musica Jazz, il “Dott.” Shirley (Mahershala Ai) deve intraprendere una tournée nel sud degli Stati Uniti. Siamo agli inizi degli anni ‘60 e, sebbene sia riconosciuto in tutto il paese come un grande artista che tiene concerti per “i ricchi” e con conoscenze altolocate, è consapevole che il pregiudizio nei confronti dei neri è molto forte, sia come limitazione ai privilegi di cui è abituato, ma anche per via delle leggi sulla segregazione presenti in molti stati, che gli vietano di accedere in certi luoghi; possano essere ristoranti, motel o anche solo bagni pubblici.

Sembra incredibile ma c’è stato chi in America si sia inventato una guida turistica, il Green Book (che appunto dà il titolo al film), per i soli neri. Un itinerario di posti e alloggi dove possano sostare senza avere problemi o essere disturbati.

Shirley sa che il viaggio non sarà semplice e vuole come autista una persona affidabile, abile nel districarsi tra i guai e che sia anche in grado di intervenire qualora la situazione degenerasse. 
La scelta ricade così su Anthony Vallelonga, detto Tony Lip (Viggo Mortensen) un italoamericano ritrovatosi momentaneamente senza lavoro. Carattere burbero e imbroglione, coinvolto saltuariamente in giri loschi, istintivo e capace di menare le mani, con una lunga esperienza nei night club come buttafuori.

Il regista Peter Falley, in collaborazione col fratello Bobby, era già noto al grande pubblico per commedie politicamente scorrette come Scemo & + Scemo e Tutti pazzi per Mary. In questo caso però, si mette in proprio e, seppur con alcuni tratti divertenti, abbandona la formula della commedia classica, confezionando un film più intenso e impegnato.

Godibile e a tratti commovente, il  film tuttavia non aggiunge nulla di nuovo ad opere già viste in precedenza. Viene in mente ad esempio “Quasi Amici”, film che nella sostanza ha la stessa trama anche se in salsa commedia. Anche per Green Book ci ritroviamo di fronte allo strano incontro tra un facoltoso personaggio di cultura che bisogno (fisico ma anche spirituale) dei servizi di un uomo più semplice, grezzo ed impulsivo.

Ciò che però rimane è la grande prova di Viggo Mortensen, lontano dai canoni estetici del bell’ombroso de Il Signore degli anelli, qui è invece un uomo poco curato dal linguaggio scurrile, che mangia a mani nude e fuma una sigaretta dietro l’altra. La prova è da annoverare tra le grandi interpretazioni per intensità espressiva, trasformazione fisica e grande proprietà della mimica tipica degli italoamericani.

Il viaggio tra due persone incompatibili che poi diventano amici è oramai un classico, ma perlomeno Green Book ha il pregio di raccontarci una storia piacevole che di certo non annoia.

Vox Zerocinquantuno

Foto: My movies

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