H2Odio: l’ossigeno del nuovo millennio, di Maria Laura Giolivo

Siamo diventati un popolo di haters, odiatori seriali, di cosa non è ancora ben chiaro. Si, perché non importa che si tratti di un migrante, di un politico, di una starlet emergente o di un uomo o donna dello spettacolo già ampiamente affermati, l’importante è riversargli contro ogni sorta di sentimento negativo che egli ci suscita.

L’odio che quotidianamente constatiamo in rete, si respira anche nella realtà quotidiana: ne sono l’esempio uomini che si accoltellano per un parcheggio o che uccidono o feriscono le compagne che li rifiutano, minacce di morte a personaggi più o meno noti solo perché si fanno sostenitori di tesi che non si condividono.

Viviamo in un periodo storico permeato dall’odio riassumibile in odio per il diverso. Sia esso un disgraziato in fuga dalla guerra e in cerca di un rifugio e di un futuro migliore o il “riccone” di turno che può permettersi lussi riservati solo a pochi fortunati.

Inutile, probabilmente, sottolineare che il nuovo millennio si è delineato come un periodo di grandi e importanti innovazioni tecnologiche ma anche come un periodo di grande crisi sia dal punto di vista economico che ideologico e culturale.

Dal punto di vista ideologico, assistiamo a scontri durissimi, con toni esasperati, fra conservatori e progressisti entrambi infiammati da posizioni sempre più estremiste e fine a loro stesse che raramente cercano un punto di incontro per una mediazione culturale.

Dal punto di vista tecnologico, come ben sappiamo, la rete ha consentito a ognuno di noi di avere accesso a notizie, prive di quella mediazione giornalistica che, in passato, si faceva carico di accertare la veridicità delle fonti, che spesso altro non sono che fake news create ad hoc per sostenere le proprie tesi.

E l’odio? Vi chiederete che c’entra l’odio con la crisi economica e ideologico – culturale, con l’innovazione tecnologica e con le fake news.

L’odio c’entra eccome. Una società priva di una forte componente ideologico-culturale inevitabilmente si riduce ad essere una società che promuove un sentimento di rivalsa dei più deboli nei confronti di coloro che si ritengono essere più fortunati e che vengono identificati come predatori e causa del proprio male e un sentimento di paura nei confronti di coloro che, benché ancora più disgraziati, si crede possano rubare la scena, in termini di centralità, nei provvedimenti di uno Stato sempre meno attento ad un ceto medio che si trova in una situazione di estremo disagio. Lo stesso vale per ciò che concerne la relazione crisi economica – sentimento rivoluzionario. Così è sempre stato nel corso della storia: a periodi di crisi hanno fatto seguito episodi rivoluzionari violenti che partivano dagli strati più poveri della popolazione.

Non a caso in questi ultimi 25 anni abbiamo visto contrapporsi ad una prima fase in cui regnava un disinteresse molto diffuso per la cosa pubblica (esemplificabile con bassissime affluenze alle urne e con una sorta di comune sentimento di rassegnazione nel accettare qualsiasi tipo di governo “tanto fanno solo i loro interessi”) un successivo atteggiamento di rivalsa partito dal basso, nello specifico dal quel ceto medio che maggiormente ha risentito della crisi economica, e che ha portato alla ribalta, nelle ultime elezioni, il Movimento 5 Stelle che è strutturato secondo modalità che non ha precedenti nella storia italiana.

Se il M5S rappresenta il desiderio del ceto medio di tornare alla tranquillità economica degli anni antecedenti la crisi, la Lega di Salvini è l’espressione per antonomasia della paura per il diverso, della paura che lo straniero possa togliere centralità al popolo italiano negli interessi dello Stato.

Senza prendere in esame i toni assolutamente esacerbati dell’ultima campagna elettorale che, ancora una volta, altro non fanno che sottolineare il clima generale di tensione e rabbia, le ultime elezioni possono essere lette come il trionfo del sentimento di odio e di rivalsa di un ceto medio esausto a seguito di una crisi economica che ha ridotto molte aziende e famiglie sul lastrico, nei confronti di uno Stato considerato sempre meno attento ai bisogni degli Italiani.

Indipendentemente dal colore politico che si riveste, indipendentemente dall’essere conservatori o progressisti, di destra o di sinistra, sottovalutare il clima di odio e tensione che si respira negli ultimi anni sarebbe da sciocchi perché la storia ci insegna che odio e sentimento di rivalsa non hanno mai generato nulla di buono.

E’ necessario intervenire immediatamente a livello culturale ristabilendo quei valori di universalità, di rispetto per il diverso e per i valori umanitari e a livello politico-economico, riaffermando l’importanza e la centralità della res pubblica intesa come bene collettivo e non come interesse di pochi.

Vox Zerocinquantuno n.24, Luglio 2018


In copertina foto da RadioSapienza.net

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